Uno spettrale qui pro quo

La sig.ra Karabhaus e quell'equivoco da incubo

di Il Raccontafavole

La sig.ra Karabhaus e quell'equivoco da incubo

La sig.ra Erika Malpika Karabhaus, vedova da quasi un anno del conte Manfredo Carlos Ferraciani, si svegliò pensando intensamente ai cimiteri.

Benché avesse dormito bene, quando aprì gli occhi non poté evitare che alla sua mente tornassero i ricordi della primavera scorsa, quando andò con suo marito a visitare a Parigi la tomba di Baudelaire, il poeta maledetto.

Sotto l'umidità del bosco formato da annosi roveri, tigli e castagni, giaceva come sempre Montparnasse, villaggio di tombe e pantheon.

La vedova Karabhaus arrivò a pensare che quel cimitero fosse molto diverso da tutti gli altri che ebbe occasione di vedere...

Ma, allo stesso tempo, non riusciva a comprendere perché quella mattina il suo pensiero fisso fossero proprio i camposanti.

Infatti, di lì a poco, iniziò a pensare al Cimitero dei Poeti a Roma, e alle Catacombe della via Appia, guarnite di ossa e crani umani per ricordare ai visitatori quanto breve sia il passaggio dalla vita alla morte.

Col conte aveva conosciuto anche il cimitero storico di Londra tra i cui giardini è possibile trovare la tomba di Karl Marx e quelle di vari famosi artisti della letteratura universale, come anche di alcune scrittrici che si camuffarono con nomi maschili per evitare che la censura impedisse loro di conquistare la gloria.

All'improvviso, la sig.ra Erika tornò alla realtà e guardò l'orologio. Erano quasi le nove di mattina e la cameriera ancora non aveva portato la colazione, come d’abitudine.

La donna allora, piuttosto indispettita, cominciò a scampanellare per richiamare l’attenzione della dipendente, che subito rispose: “Arrivo, sto arrivando, un attimo!”

E, infatti, dopo poco fu di fronte alla Karabhaus.

Con i suoi vestiti in disordine, impiantata nella cornice della porta, il viso decomposto e gli occhi strabuzzati, tentò di ripulirsi il naso col dorso del braccio e domandò alla contessa: “ Signora, dove desidera la seppelliamo?”  

La signora appena udita la domanda cominciò a tremare dalla testa ai piedi e cercò immantinente di dare un significato a quella frase funerea.

Ma, la domestica incalzò nuovamente la padrona con un’altra espressione da incubo: “ Le andrebbe bene che la interrassimo in giardino? O preferisce nel grande orto vicino alla serra?”

Ma che dici, ma cosa vai farneticando, sei impazzita?”, rispose, indignatissima, Mrs. Erika.

Ma signora, Lavinia la gatta, è morta all’alba, come ben sa! Dove vuole la seppelliamo?

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