Maggio Musicale Fiorentino

Orfeo, anzi Orphée ; Gluck in versione francese tra Daniele Gatti e Pierre Audi

Parte decisamente bene l'ottantaquattresimo festival del Maggio, con la prima esecuzione a Firenze del capolavoro di Gluck. Spettacolo di alto livello sotto ogni punto di vista.

di Domenico Del Nero

Orfeo, anzi Orphée ;  Gluck in versione francese  tra Daniele Gatti e Pierre Audi

Amore, fabula e mitologia; quale inizio migliore che Orfeo? Non solo il padre della mousikè (in greco, poesia musicata); non solo legato in qualche modo al concetto di immortalità dell’anima secondo la declinazione pitagorico – platonica; ma anche in un certo senso nume titolare del melodramma, che nel segno della sua consorte vede la luce a Firenze nel 1600, poi come Orfeo vero e proprio ne sancisce il decollo grazie al Michelangelo della musica Claudio Monteverdi; quando arriva a Gluck, la dolorosa vicenda del cantore tracio aveva già conosciuto moltissime rielaborazioni, tra cui notevolissima quella del compositore barocco Stefano Landi (1590 – 1655 circa) oggi ingiustamente pressoché dimenticata. Potremmo dire che il personaggio di Orfeo compare significativamente anche in varie “riforme” del teatro in musica, tra cui senz’altro quella di Christoph Willibald Gluck (1714-1787). Il suo Orfeo ed Euridice (1762), rappresentato per la prima volta (nella prima edizione) a Vienna nel 1762 su libretto di Ranieri de Calzabigi, costituì uno dei momenti fondamentali di un progetto che voleva (ancora una volta!) riequilibrare il rapporto tra poesia e musica, tramite un nuovo stile in cui l’elemento musicale, superando il peso del virtuosismo e anche il ripetitivo schematismo “metastasiano”,  doveva diventare il mezzo principale con cui trasmettere le emozioni e il mondo interiore del personaggi.

Eccellente ouverture dunque per un 84° festival del Maggio Musicale Fiorentino sul tema dell’amore, della fabula e del mito, che ha alzato il sipario il 12 aprile con la premiere diretta da Daniele Gatti per la regia di Pierre Audi, con  Juan Francisco Gatell come protagonista, già replicata due volte con grande successo  il 13 e il 19 aprile nella Sala Mehta del teatro del Maggio; ma perché scegliere, invece della versione italiana, quella francese Orphée et Euridice su libretto di Pierre-Louis Moline, che debuttò il 2 agosto 1774 all’Académie Royale de Musique? Lo ha spiegato lo stesso maestro Gatti:  “la versione francese di Orphée qui a Firenze non è mai stata eseguita ed è più recente di una dozzina d’anni rispetto alla versione italiana; ha un testo che ritengo più intrigante e vorrei dire anche aulico – ha detto il maestro – e per me, più abituato a un repertorio verdiano o a Wagner, rappresenta una sfida molto stimolante affrontare adesso Gluck. In questa edizione non useremo strumenti originali né prassi barocche ma ci avvicineremo il più possibile allo spirito della metà del Settecento e soprattutto alla volontà di Gluck il quale nella sua rivisitazione dell’opera, dalla prima a questa versione, la arricchisce nella strumentazione allineandola molto con il gusto francese dell’epoca, modernizzandola. Tra l’altro  - aggiungo - la buca d’orchestra della sala Mehta è perfetta per un organico orchestrale come quello di Orphée et Euridice e lo spazio scenico seppur ridotto è quanto mai adatto per enfatizzare l’aulicità  - come ho detto – della versione francese e qui Pierre Audi ha fatto un lavoro eccellente per enfatizzare questo aspetto”

Inoltre, anche se nell’Orphée è mantenuto in linea di massima l’impianto originario, vi sono tuttavia alcune aggiunte e trasformazioni significative pensate per compiacere il pubblico francese: dalla modifica del ruolo vocale del protagonista, che nella versione viennese era affidato a un castrato, mentre nell’Orphée venne trascritto per haute-contre, una voce tenorile particolarmente chiara e di ampia estensione nel registro acuto che vantava in Francia una lunga tradizione, all’inserimento di brani ballabili, conditio sine qua non del teatro musicale francese,

Risultato? Uno spettacolo senza dubbio di altissimo livello sotto ogni punto di vista, giustamente premiato dall’entusiasmo del pubblico che ha retto benissimo anche il continuo di circa un’ora e quaranta minuti senza intervallo, non lesinando applausi a nessuno, nemmeno alla regia; e ha fatto benissimo, perché ha senz’altro ragione il maestro Gatti quando dice che il regista Pierre Audi ha fatto un lavoro eccellente e non solo per sottolineare l’aulicità. Grazie anche alla collaborazione del talento eccezionale di Jean Kalman, responsabile delle scene e delle luci, e dei costumi di Haider Ackermann, dei video di Gilbert Nouno e naturalmente della coreografia di Arno Schuitemaker, prende vita uno spettacolo tra l’onirico e il visionario, che riesce a sfruttare al meglio le ridotte possibilità sceniche dell’auditorium. Audi sceglie  lo schema francese dell’ opéra-ballet mettendo  in scena senza interruzione i movimenti ora sinuosi, ora languidi, ora inquietanti dei bravissimi  ballerini guidati da Ackermann, che hanno sicuramente contribuito a dare dinamicità e vivacità a un testo che di per sé  è invece piuttosto statico. Ridotti al minimo gli elementi scenici (due pannelli in … moto perpetuo) lo spettacolo si caratterizza soprattutto per l’interazione tra i cantanti e i ballerini, l’alternanza cromatica tra il bianco e il nero (una sorta di … dualismo boitiano?) soprattutto le ombre che sembrano alludere a una incessante attività psichica e onirica. Perché è soprattutto la psiche di Orfeo a essere “messa in luce” in una lettura problematica che tende in parte a “smitizzare” il personaggio mettendone in risalto aspetti ambigui e problematici come il suo “egoismo”; come del resto il regista aveva dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo.  [1] Ambiguità che risaltano anche in un “lieto fine” certo non stravolto ma neppure scontato e tanto meno banale.

Se la parte registica è senza dubbio interessante, quella musicale è a dir poco coinvolgente. A partire della direzione, con un Daniele Gatti che si cimenta con un’opera che non appartiene al suo consueto repertorio. Se è vero che, per certi aspetti,  Orphée  apre la strada dell’opera romantica, il maestro dà veramente di questa partitura una lettura straordinariamente moderna; se l’esecuzione della  ouverture sembra inquadrarsi nella tradizione direttoriale “barocca” Gatti punta poi a fare dell’orchestra di Gluck  l’anima stessa dello spettacolo, ora legandosi alla atmosfera etera del palcoscenico, ora con scatti e impennate che possono sembrare “anticipazioni” romantiche. Una lettura di una intensità e un interesse straordinari perfettamente secondata da una orchestra in piena forma e dal coro come sempre preparato in modo eccellente dal maestro Lorenzo Fratini. Il coro, questa volta, ha dovuto adattarsi a cantare nella fossa d’orchestra; soluzione forse …. Scomoda ma molto suggestiva, che ricorda proprio l’antica tragedia greca, in cui l’orchestra era lo spazio in cui il coro danzava e cantava. Una esecuzione nel complesso davvero sublime.

Decisamente di buon livello anche il cast vocale, a partire dal tenore Juan Francisco Gatell, che ha dovuto affrontare un ruolo decisamente faticoso, anche considerando l’assenza di intervallo, sia per la presenza in scena che per tessitura vocale. Gatell se la cava benissimo in entrambi i settori, con una interpretazione  che rende perfettamente il personaggio complesso e tormentato voluto dal regista, di grande bravura e espressività anche nei movimenti scenici . Sul piano vocale, Gatell  affronta con saggezza e abilità l’ardua tessitura vocale, grazie a un fraseggio di grande eleganza e varietà – con un tocco malinconico di notevole efficacia, abile nei complessi passaggi virtuosistici e ben calibrato negli acuti.

Gradevoli il timbro e il colore della voce di Sara Blanch (Amore), già apprezzata di recente al Maggio nell’opera di Cherubini; buona, anche se forse meno incisiva, anche l’Euridice di Anna Prohaska.

Decisamente da non perdere; prossime repliche il 21 aprile alle ore 20 e il 23 aprile alle ore 17.

La presente recensione si riferisce allo spettacolo di martedì 19 aprile.

Christoph Willibald Gluck

Orphée et Euridice

Tragédie-opéra (Drame héroïque) en trois actes

Livret de Pierre-Louis Moline d’après Ranieri de’ Calzabigi

Musique de Christoph Willibald Gluck, Version Paris 177

Edizione: Bärenreiter, Kassel, Basel, London, New York, Praha

Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali

-

Direttore e concertatore Daniele Gatti

Regia Pierre Audi

Scene e luci Jean Kalman

Costumi Haider Ackermann

Video Gilbert Nouno

Coreografia Arno Schuitemaker

Orphée Juan Francisco Gatell/Michele Angelini (13/04)

Euridice Anna Prohaska

Amore Sara Blanch

 

Compagnia di Danza di Arno Schuitemaker

Danzatori: Clotilde Cappelletti, Ilaria Quaglia, Lucrezia Palandri, Paola Drera, Angelo Petracca, Antoine Ferron, Emanuele Rosa, Ivan Ugrin, Mark Christoph Klee, Umberto Gesi

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini



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    6 commenti per questo articolo

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