Teatro della Toscana

Enrico IV, il capolavoro della follia. Il dramma di Pirandello a Firenze al teatro della Pergola

In scena da oggi una edizione per la regia di Yannis Kokkos, protagonista Sebastiano Lo Monaco.

di Domenico Del Nero

Enrico IV, il capolavoro della follia. Il dramma di Pirandello a Firenze al teatro della Pergola

Fin dalla prima fu subito successo. Contrariamente ai Sei personaggi in cerca d’autore che, rappresentati a Roma il 10 maggio del 1912, scatenarono un vero pandemonio con tanto di fischi e lancio di monetine impudente drammaturgo, l’Enrico IV, scritto anch’esso nel 1921 ma rappresentato nel febbraio del 1922 al teatro Manzoni di Milano  con la compagnia di Ruggero Ruggeri, conobbe un successo immediato: “ Un pubblico a volte sorpreso, a volte incuriosito, a volte commosso ed  esaltato e dopo due o tre scene interamente conquistato”, scriverà un entusiasta Renato Simoni all’indomani della prima.  E proseguiva “ Era in tutti gli spettatori la coscienza che assistevano a un’opera che si poteva amare o non amare, ma che, comunque, aveva un valore insolito, una chiusa potenza, talora oscura, talora solo balenante, spesso chiarentesi con una originalità audace e pur terribilmente ragionevole.”

La si ami o meno, è certo una delle opere più note  del grande siciliano, banco di prova per grandissimi attori come Memo Benassi , Romolo Valli e Salvo Randone .  Uno di quei classici che non ci si stanca davvero mai di rileggere o rivedere, anche perché Pirandello ha sempre qualcosa di nuovo da dire o suggerire, che magari contraddice l’impressione della lettura precedente. E al teatro fiorentino della Pergola torna questo grande e immortale classico della letteratura teatrale, da martedì 15 a domenica 20 marzo, per la regia di  Yannis Kokkos e l’interpretazione di Sebastiano lo Monaco, che continua oggi, ovviamente a suo modo, la tradizione dei grandi interpreti di questo ruolo.  Centrale il ruolo della follia, già presente in tante altre opere pirandelliane, teatrali e non; e  nell’ Enrico IV essa. Più che rappresentata, viene esibita. In fondo, il protagonista, per poterla mostrare attraverso una cosciente finzione, deve rinsavire, e mettere a nudo il rapporto tra maschera e smascheramento, recitando la follia ed evidenziando il carattere metateatrale che si può applicare al testo. Così lo spettacolo accoglie il pubblico, quasi a sua insaputa, all’interno di una seduta psicoanalitica dalla quale uscirà, alla fine, con molte domande sulla sua vita. Come è noto, infatti, Pirandello sviluppò i temi, allora nascenti, della psicologia del profondo, riferibili agli studi di Sigmund Freud e alla successiva Scuola di Francoforte. La sfida rilevante oggi è costruire una società in cui siano presenti osservatori critici che sappiano, da un lato, promuovere una cultura del pensiero e della riflessione e, dall’altro, prendere decisioni ponderate.

“Le dissi a Roma l'ultima volta che pensavo a qualche cosa per Lei. Ho seguitato a pensarci e ho maturato alla fine la commedia, che mi pare tra le mie più originali: Enrico IV, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello” aveva scritto l’autore al “suo” protagonista, Ruggero Ruggeri, e inoltre “Circa vent'anni addietro, alcuni giovani signori e signore dell'aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una "cavalcata in costume" in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s'era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s'era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s'era dato la pena e il tormento d'uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato. [...] Senza falsa modestia, l'argomento mi pare degno di Lei e della potenza della Sua arte”, scriveva Pirandello a Ruggeri.

Il resto è noto: la caduta provocata dal rivale in amore Belcredi, la pazzia di “Enrico” (che non viene mai chiamato con il suo vero nome) che continua a impersonare l’imperatore di Canossa, grazie ai servitori e allo “scenario” che un nipote, Di Nolli mette a sua disposizione.  Ma dopo 12 anni “Enrico” guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per potersi sostituire a lui nell’amore di Matilde. Decide così di fingersi ancora pazzo e di calarsi nella sua “maschera” per fuggire la realtà; ma dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, Belcredi, la loro figlia, Di Nolli e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. L’idea è quella di farlo guarire con una “sceneggiata” che si rivelerà dall’esito tragico e chiuderà “Enrico” per sempre nella sua parte.

 «Le dissi a Roma l'ultima volta che pensavo a qualche cosa per Lei. Ho seguitato a pensarci e ho maturato alla fine la commedia, che mi pare tra le mie più originali: Enrico IV, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello” aveva scritto l’autore al “suo” protagonista, Ruggero Ruggeri, e inoltre “Circa vent'anni addietro, alcuni giovani signori e signore dell'aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una "cavalcata in costume" in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s'era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s'era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s'era dato la pena e il tormento d'uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato. [...] Senza falsa modestia, l'argomento mi pare degno di Lei e della potenza della Sua arte”, scriveva Pirandello a Ruggeri.»

Il resto è noto: la caduta provocata dal rivale in amore Belcredi, l’impazzimento di “Enrico” (che non viene mai chiamato con il suo vero nome) che continua a impersonare l’imperatore di Canossa, grazie ai servitori e allo “scenario” che un nipote, Di Nolli mette a sua disposizione.  Ma dopo 12 anni “Enrico” guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per potersi sostituire a lui  nell’amore  di Matilde. Decide così di fingersi ancora pazzo e di calarsi nella sua “maschera” per  fuggire la realtà .  ma dopo  20 anni dalla caduta, Matilde, Belcredi, la loro figlia, Di Nolli e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. L’idea è quella di farlo guarire con una “sceneggiata” che si rivelerà dall’esito tragico e chiuderà “Enrico” per sempre nella sua parte.

Rispetto ai sei personaggi, abbiamo sicuramente una maggiore compattezza ma Pirandello rimane sempre un autore altamente problematico; qui il tema già evidenziato della follia si incrocia con quello dell’invecchiamento delle cose e di se stessi, della vita non vissuta, “scippata”. Da questo punto di vista, il  “grande mascherato” è uno del personaggi più disperato deò grande drammaturgo siciliano. Come scriveva Leone de Castris: “Suo il dramma di chi, perduto nell’informale, cerca una forma; di chi, illuso d’averla trovata, muore sotto le rovine della parte delusa; si chi ne evade, perché insofferente della prigione relativa e mistificante (…) Ma è solo sua, nata con lui, la coscienza di tutti gli altri, infiniti drammi della umana ricerca.”

15 – 20 marzo | Teatro della Pergola

(martedì - sabato, ore 20.45; giovedì, ore 18.45; domenica ore 15.45)

Associazione Sicilia Teatro, Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania

Sebastiano Lo Monaco

ENRICO IV

di Luigi Pirandello

con Mariàngeles Torres, Claudio Mazzenga, Rosario Petix, Luca Iacono

e con Sergio Mancinelli, Francesco Iaia, Giulia Tomaselli, Marcello Montalto, Gaetano Tizzano, Tommaso Garrè

costumi Paola Mariani

musiche Dario Arcidiacono

luci Jacopo Pantani

foto di scena Tommaso Le Pera

video di scena GAP movie s.r.l.

scene, regia Yannis Kokkos

 

Durata: 2 ore, con intervallo.

 

 

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    5 commenti per questo articolo

  • Inserito da gomesse il 26/05/2022 15:30:41

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