Maggio Musicale Fiorentino

Trittico Dantesco: il concerto del Maggio seduce il pubblico. Molti applausi e teatro pieno (per quanto possibile).

Molto apprezzato tutto il programma, da Verdi a Mansurian a Listz. Molto entusiasmo per Muti.

di Domenico Del Nero

Trittico Dantesco: il concerto del Maggio seduce il pubblico.  Molti applausi e teatro pieno (per quanto possibile).

Non è sicuramente facile “mettere in musica” un poeta come Dante. Questo non perché almeno parte della sua splendida poesia non sia intrinsecamente “musicale”; al contrario, la “polifonia” dantesca, collegata al suo vertiginoso e straordinario sperimentalismo linguistico, presenta momenti di straordinaria intensità lirica. Ma la poesia di Dante è davvero musicale? Secondo un poeta – musicista che di Dante se ne intendeva, Arrigo Boito, almeno il Purgatorio e il Paradiso sì; “L’intuito con il quale egli sceglie la parola, il luogo che questa parola occupa, i legami misteriosi con i vocaboli, i ritmi, le assonanze, le rime che precedono e seguono, tutto ciò è qualcosa di ancora più arcano, danno al terzetto di Dante il valore di un’autentica musica scritta da un musicista. Egli opera con le parole lo stesso prodigio che il divino Mozart e il mio divino J.S.Bach operavano con le note, e nello stesso modo.  (…) Passiamo l’Inferno, non vi è spazio per la musica. Nel Purgatorio e nel Paradiso ella circola ovunque, è il fondo stesso della visione, si innalza con questa nell’aria, nell’etere in un cielo sempre più sonoro in un’estasi sempre più affascinante; verso la fine del poema si respirano suoni e canti che penetrano fino in fondo all’anima.”

Lo splendido omaggio che il teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha offerto ieri sera al Sommo Poeta sembra quasi ricalcare, nella scelta del programma, queste note boitiane.

Riccardo Muti ha diretto l’orchestra Giovanile Luigi Cherubini (con alcuni professori dell’orchestra del Maggio) e il coro del Maggio Musicale fiorentino preparato da Lorenzo Fratini (che ha diretto personalmente il finale corale della sinfonia di Liszt. È stato veramente uno straordinario “crescendo” di emozioni, dall’atmosfera rarefatta e  quasi metafisica delle Laudi alla Vergine Maria di Giuseppe Verdi  ( terzo dei Quattro pezzi sacri, composto intorno al 1890), a quella elegiaca e composta di Purgatorio, per coro misto, baritono e orchestra, nuova commissione del Ravenna Festival al musicista armeno Tigran Mansurian; e infine il clima ben più infuocato (anche perché parte dall’inferno) e vigoroso della Dante – Symphonie  di Franz Liszt; una sorta di climax ascendente dal punto di vista musicale, anche se dal punto di vista dell’itinerario dantesco abbiamo una sorta di inversione; dal Paradiso all’inferno, per concludere poi col Purgatorio.

Il 33° canto del Paradiso, che conclude l’iter mentis ad Deum che è la Divina Commedia, è giustamente considerato uno dei vertici della poesia universale: il pellegrino Dante è ammesso, ancora in carne ed ossa, alla visione di Dio. Una grazia straordinaria, che può essere ottenuta solo con l’intercessione della Vergine Maria. A chiedere il suo intervento è San Bernardo di Chiaravalle, che dal XXXI canto del Paradiso ha preso il posto di Beatrice come guida del poeta. Bernardo, santo mariano per eccellenza, sa bene come rivolgersi alla sua Regina e infatti l’inizio del canto è una perfetta fusione di retorica e di poesia: sono le celeri eulogie o aretalogie, le lodi alla Vergine che ricordano anche le sue qualità. Proprio questa è la parte che Verdi scelse di musicare, quella che va dal v. 1 al verso 21, conclusa poi da un doppio Ave. Composte in origine per due soprani e due contralti, le Laudi furono dal 1898 solitamente eseguite da un coro femminile a quattro parti; quattro voci che per la maggior parte della composizione procedono tendenzialmente in omofonia; poche e contenute le sezioni di carattere polifonico.  Verdi, che soprattutto nell’ultima parte della sua carriera aveva prestato grande attenzione al rapporto poesia – musica, si preoccupa molto della intelligibilità del testo. L’esecuzione di ieri sera ha visto le parti femminili del coro del Maggio impegnate a rendere al meglio questo piccolo gioello di musica vocale, rendendo sotto la guida di Muti quell’atmosfera astratta e rarefatta che lo caratterizza. Un inizio solenne e dolce insieme, come un rasserenante raggio di luce.

La composizione di Mansurian, per orchestra d’archi, percussioni, baritono e coro misto, è una sorta di “dittico” su due celebri passi della seconda cantica: L’incipit Per correr miglior acque alza le vele fino al verso 12 (concluso poi da un Disse Dante Alighieri) e le prime tre terzine dell’undicesimo canto (da Padre nostro che nei cieli stai). Se l’inferno è la cantica delle tenebre e il Paradiso quella della “novità del suono e il grande lume”, il Purgatorio è la cantica dell’aurora, della luce soffusa che conforta il pellegrino e lo prepara al suo viaggio. Mansurian riesce perfettamente a rendere questa atmosfera con una musica che sembra veramente essere “ancella della poesia” per parafrasare la celebre affermazione monteverdiana; ma senza per questo rinunciare alle sue ragioni e alla sua funzione. La prima parte vede una introduzione strumentale, quindi il coro intona le due prime terzine e il baritono interviene nella parte centrale; nella seconda parte  la voce solista espone il primo e l’ultimo verso della preghiera, mentre il coro e l’orchestra hanno la parte centrale.

Muti stesso ha parlato del fascino del mistero presente nella liturgia armena, in occasione della prima di Purgatorio a Erevan, nel luglio scorso. La musica di Mansurian entra nel cuore dei passi danteschi, ne esalta le sonorità delicate senza stravolgerli, crea quel clima “sospeso” che è tipico della seconda cantica. Muti, il coro del Maggio e il solista, il baritono armeno Gurgen Baveyan (dotato di buona dizione italiana e di un bel timbro di voce, che affronta con delicatezza e abilità le zone acute della tessitura) rendono questo clima di dolcezza e di “sospensione”. Notevoli nella parte strumentale gli assoli di violoncello. Applaudi meritatissimi per il compositore che è salito commosso sul palcoscenico accolto dal maestro Muti.  Mansurian, che è un appassionato di Dante, dichiara di aver iniziato per tre volte la stesura del brano e di avere sciolto i suoi dubbi solo con la quarta versione. “ Stavo per abbandonare tutto quando è arrivato il sostegno di Muti. Scrivere una partitura ispirata a un gigante come Dante, tenuta a battesimo da Muti, è un sogno che si avvera”, ha dichiarato il maestro in occasione della prima. [1]

Infine il brano sicuramente più noto, la Dante Symphonie  di Listz; mirabile esempio di musica “a programma” con cui il musicista ha voluto rappresentare la straordinaria “capacità visionaria “ del Sommo Poeta.  Listz conosceva molto bene Dante, anche se, da buon romantico, apprezzava soprattutto le prime due cantiche e meno il Paradiso; forse anche per questo divise la sua sinfonia in due parti ( Inferno e Purgatorio)  concludendo il Purgatorio con quel coro del Magnificat che può comunque considerarsi una sorta di “anticipo” di Paradiso.

L’incipit, con il motivo dei tromboni riprende le terzine iniziali del terzo canto dell’inferno, la descrizione della porta inferi; Muti e l’orchestra imprimono a questo primo movimento tutto il suo formidabili carattere ora cupo e corrusco, ora commosso e dolente quando rievoca l’episodio di Paolo e Francesca; il secondo è invece un ampio adagio che si muove in un clima notturno è più pacato. Muti rende perfettamente la suggestione di una partitura che esemplifica come le pitture di Delacroix e Dorè la visione romantica della Commedia.  Ottima la prestazione di tutte le famiglie strumentali, in particolare fiati e ottoni, e il coro finale del Magnificat. Grandi applausi e vera ovazione per il maestro Muti, per una serata memorabile e un teatro finalmente pieno, ovviamente per il numero dei posti consentiti, rigorosamente osservato così come l'applicazione delle norme di sicurezza. 



[1] Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/muti-incanta-larmenia-culla-musica-e-dolore-1959837.html 

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