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Maggio Musicale Fiorentino

Il così fan tutte di Adam Fischer e Sven Erich Bechtolf regge la prova del pubblico e convince. Buona ripartenza per il teatro del Maggio.

Nel segno di Mozart: riparte il teatro del Maggio Musicale Fiorentino dopo la pausa estiva.

di Domenico Del Nero

Il così fan tutte di Adam Fischer e Sven Erich Bechtolf regge la prova  del pubblico e convince. Buona ripartenza per il teatro del Maggio.

Così fan tutte alla prova del pubblico: l’opera nella versione di Sven Eric Bechtolf, con le scene di Julian Cruch, i costumi di Kevin Pollard, le luci di Alex Brok e i video di Josh Higgason finalmente eseguita con il pubblico in sala, anche se, complice forse il momento ancora prevalentemente “estivo” l’affluenza rimane abbastanza contenuta. Un peccato, sia per lo spettacolo che per il teatro che merita sicuramente, soprattutto in questo momento, di essere pienamente sostenuto. C’è comunque ancora una recita domani e vale decisamente la pena di approfittarne.

Lo spettacolo, come già abbiamo evidenziato, [i]era stato programmato come ultimo titolo prima dell’inizio della 83 edizione del festival, ma era stata fatta una sola recita a porte chiuse il 28 marzo, registrata e trasmessa in streaming sulla piattaforma digitale It’s Art dove è tutt’ora disponibile.  Rispetto a quella versione tuttavia ci sono alcuni significativi cambiamenti: prima di tutto la bacchetta che passa da Zubin Mehta ad Adam Fischer. Il maestro ungherese (nato a Budapest nel 1949), uno dei più importanti della sua generazione, si muove in un repertorio molto vasto che però trova in Haydn e Mozart sicuramente due autori per lui fondamentali. La sua lettura è diversa da quella di Mehta, giocata sulla leggerezza e su toni un po’ crepuscolari; Fischer sembra piuttosto esaltate la dimensione “sinfonica” della partitura; i tempi sono spediti, i colori brillanti ma anche eleganti, le sonorità piene e decise, con grande attenzione al rapporto con il palcoscenico. Una interpretazione che il pubblico ha molto apprezzato, tributando al maestro un applauso particolarmente caloroso.

Sul piano scenico, la regia di Bechtolf non suscita certo contestazioni in sala, anche se qualche perplessità in alcuni critici. Per quanto ci riguarda non possiamo che ripetere quanto già detto [ii]: una lettura gradevole, tradizionale ma non banale e con una sensibilità moderna, con delle scene intriganti, buoni costumi, luci e soprattutto video di ottimo livello. Il tutto ricrea una atmosfera giocosamente settecentesca, sullo sfondo di quel golfo di Napoli che era sia la capitale dell’opera buffa sia una delle città più amate nell’immaginario settecentesco. : la scena  è racchiusa in una sorta di cilindro di legno, vi sono macchine come lanterne magiche o rudimentali proiettori (soprattutto durante l’esecuzione della ouverture) e soprattutto bellissime proiezioni video,  da un vascello in arrivo nel porto di Napoli, immagini floreali o tavole enciclopediche del secolo dei lumi.  Per il resto però, sia le scene che gli eleganti costumi settecenteschi evocano situazioni e atmosfere del secolo dei lumi e dei libertini, con qualche allusione, durante la festa nuziale del secondo atto, al flauto magico grazie ai travestimenti “fatati” di alcuni figuranti. Anzi, in questa esecuzione – grazie probabilmente al numero di recite, al pubblico etc. la regia nel complesso è ancora migliorata, mostrando soprattutto nei movimenti scenici una maggiore spigliatezza e vivacità. Certo, mancano tubi, lavatrici e navi spaziali, ma per una volta possiamo anche farcene una ragione. In compenso ci sono le navi “tradizionali”…

Il giudizio si conferma positivo nel complesso anche per quando riguarda gli interpreti: Il soprano  Valentina Naforniţa è una Fiordiligi brillante sia sul piano scenico che vocale, dotata di un bel timbro anche se con qualche problema nelle agilità. La mezzosoprano  Kate Lindsay che ha sostituito all’ultimo  Vasilisa Berzhanskaya ha una discreta estensione e una voce bene impostata con un buon fraseggio, anche se forse meno corposa rispetto a quella della Berzhanskaya. Sempre ottima e spigliata la Despina di Benedetta Torre.

Tutte invariate le parti maschili; spicca anche in questa occasione il Guglielmo di Mattia Olivieri, dotato di ottima presenza scenica, bel timbro e notevole stensione vocale. In questa ripresa è apparso tra l’altro ancora più accurato e preciso. Restano invece le perplessità sul Ferrando del tenore Matthew Swensen, anche se in questa circostanza è apparso un po’ meno incerto; malgrado la voce sia gradevole e soprattutto nel secondo atto dia prova di alcune finezze,  lo strumento rimane un po’ piccolo e non del tutto idoneo al ruolo. Infine Thomas Hampson è un Don Alfonso sicuramente apprezzabile, soprattutto sul piano scenico; lo strumento vocale è senz’altro ancora corposo, a si avverte l’affaticamento e ogni tanto nei recitativi qualche battuta va un po’… per conto suo. Ma la sua notevole abilità attoriale fa perdonare questo e altro.

Insomma uno spettacolo decisamente da non perdere: ultima replica domani 3 settembre alle ore 20.

 



 

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