Maggio Musicale Fiorentino

Firenze, Daniel Harding incanta anche con il requiem di Mozart. Terzo grande successo per il direttore inglese.

La messa del grande salisburghese in memoria di Stefano Merlini e delle vittime toscane del covid. Ottima prestazione dell'orchestra e del coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini.

di Domenico Del Nero

Firenze, Daniel Harding incanta anche con il requiem di Mozart. Terzo grande successo per il direttore inglese.

Si sarebbe tentati di definirlo un climax, ma i tre spettacoli diretti dal maestro Daniel Harding ( il concerto con la ouverture tragica di Brahms e il Titano di Mahler, Adriana Lecouvreur e il Requiem di Mozart) sono stati tutti davvero eccellente e sarebbe davvero difficile stabilire una gradazione.

Emozioni diverse, ma Harding riesce sempre ad offrire una lettura molto personale e soprattutto coinvolgente: precisa e nitida, ma mai asettica. E in particolare il Requiem di Mozart, andato in scena giovedì sera alle ore 20, è stato particolarmente toccante anche per le circostanze: come ha il ricordato il sovrintendente Alexander Pereira, che ha preso la parola prima dell’inizio del concerto, la serata era dedicata alla memoria dell’ex sovrintendente Stefano Merlini, recentemente scomparso, e alle vittime toscane del covid. Pereira ha dedicato al suo predecessore un breve e commosso ricordo, ricordandone il grande valore culturale e umano e la sua dedizione al Maggio Musicale.

Il Requiem di Mozart è una pagina di grande fascino, non solo perché è l’ultima opera del grande salisburghese prematuramente scomparso, ma per tutto il mistero che sì è intessuto intorno alla sua commissione e composizione. Opera purtroppo incompiuta e terminata su sollecitazione della vedova Constanze da alcuni musicisti amici e collaboratori di Mozart, soprattutto Franz Xaver Süßmayr, il Requiem risulta pero straordinariamente unitario e compatto, anche se è difficile dire se ciò che abbiamo oggi risponda veramente al progetto e all’intenzione definitiva del suo artefice. Del resto, solo l’introitus è interamente di mano del grande salisburghese; dal secondo (Kyrie) sino al quarto (offertorium) intervengono in misura maggiore o minore altre mani, mentre gli ultimi quattro non solo di mano di Mozart, anche se è molto probabile che Sussmayr avesse a portata di mano degli appunti.

La lettura di Harding, splendidamente assecondata dal coro del Maggio Musicale preparato dall’esperienza e dalla perizia di Lorenzo Fratini e da un ottimo quartetto di solisti ( il soprano Christiane Karg,il mezzosoprano  Sara Mingardo, il tenore  Matthew Swensen e il basso Gianluca Buratto) evita qualsiasi magniloquenza o “retorica” peraltro estranee alla partitura.  Le meste tonalità dell’Introitus fanno emergere un’atmosfera desolata e cupa, il Dies irae colpisce con la sua maestosità e i suoi effetti; momenti drammatici e solenni ed altri dolenti e raccolti (come il Lacrimosa) si alternano in una lettura che rende perfettamente il carattere unico e straordinario di quest’opera, ricca di spiritualità e potente sintesi tra l’antica tradizione della musica sacra e la ricerca di nuove vie. E il pubblico ha ancora una volta apprezzato in pieno, applaudendo entusiasticamente direttore, coro, orchestrali e solisti alla fine del concerto. 

Prossimi appuntamenti: due repliche di Adriana Lecouvreur il 3 e il 6 maggio (ore 19), mentre il 5 maggio alle ore 20 ci sarà l’esecuzione della seconda di Mahler diretta dal maestro Myung-Whun Chung

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