Maggio Musicale Fiorentino

Nel segno di Stravinsky, il Maggio ritrova il suo pubblico. Successo con emozione del concerto inaugurale

Il maestro Daniele Gatti onora il compositore russo nel cinquantenario della scomparsa. Stasera alle 19 al via l'opera con Adriana Lecouvreur

di Domenico Del Nero

Nel segno di Stravinsky, il Maggio ritrova il suo pubblico.  Successo con emozione del concerto inaugurale

Quando si spegne l’ultima nota, scatta l’ovazione. Certo, non è il “ruggito” del teatro pieno in ogni ordine di posti; eppure è molto più emozionante e coinvolgente. Malgrado le mascherine, si legge la commozione sul volto e nell’espressione di molti orchestrali.

Sicuramente, nella memoria storica del Maggio Musicale Fiorentino, questa serata avrà un posto tutto particolare. Il teatro ritrova il suo pubblico; certo solo una parte, ma l’orchestra davanti a una desolante fuga di sedie vuote si spera resti un incubo del passato.

La serata è molto “in famiglia”: poche toilettes sofisticate, gli abiti scuri ancora meno; qualche giacca e cravatta c’è, ma anche molti abbigliamenti casual. Tempi che cambiano, conseguenze della pandemia o chissà cosa? In ogni caso, ha poca importanza, almeno questa sera.

Non molte le autorità presenti in sala; manca il sindaco Nardella, che però si fa rappresentare dalla sua vice Alessia Bettini, che poco prima dell’inizio sale sul palco con la fascia tricolore insieme al sovrintendente Alexander Pereira. Sono entrambi visibilmente emozionati: per la vicesindaco, la ripartenza del Maggio è un po’ la ripartenza di Firenze e di questo ringrazia giustamente il sovrintendente. Alexander Pereira, oltre che emozionato, è entusiasta: “Grazie di essere con noi, non lasciateci mai più soli per favore”, esclama verso il pubblico che lo ricambia con un affetto caloroso e sincero. E a ragione; perché a questa riapertura lui ci ha sempre creduto e si è sempre dato da fare per essere pronti al momento giusto, infondendo fiducia ai suoi collaboratori. Niente è come esserci era lo slogan scelto lo scorso anno, ma per il Maggio è ben più di uno slogan.

E poi naturalmente ci sono loro, l’orchestra e il coro del Maggio, con un grande Daniele Gatti  in ottima forma. Il programma è un omaggio al grande compositore russo Igor Stravinsky, di cui il 6 aprile scorso ricorreva il cinquantesimo anniversario della scomparsa. Come aveva annunciato in conferenza stampa, Gatti per onorarlo aveva scelto due lavori molto particolari e non fra quelli più noti, ma era sicuro che il pubblico del Maggio li avrebbe compresi ed apprezzati; e così è stato, grazie anche all’orchestra e al coro, diretto dal bravissimo Lorenzo Fratini, in forma smagliante e perfettamente all’unisono con il direttore. La prima parte del concerto ha dunque visto l’esecuzione della Synfonie de Psaumes  (sinfonia dei salmi) per coro e orchestra, eseguita per la prima volta nel 1930 in occasione del cinquantenario della Boston Symphony orchestra, ma soprattutto “per la gloria di Dio”, come recita la dedica.

Con questo lavoro Stravinsky “torna all’antico”, poiché il termine sinfonia non ha nulla a che fare con il suo significato abituale, ma rimanda piuttosto all’idea di “unione armonica di suoni e canti” di sapore medievale e rinascimentale. Un’opera che secondo alcuni è uno dei massimi capolavori del musicista russo, caratterizzato da una scultorea, rigida solennità, evidenziata anche da un organico orchestrale complesso ma anche molto singolare, che vede l’assenza di violini, viole e clarinetti (come a voler espungere quegli elementi orchestrali caratterizzati da una maggiore “dolcezza”) ma in compenso 14 legni, (tra cui 5 flauti) e 13 ottoni. La sinfonia ha dunque la struttura di un “trittico” e il compositore raccomandava di eseguire le tre parti senza interruzione e per il testo dei salmi, fare uso esclusivamente del testo latino della vulgata.

Si tratta dei versetti 13 e 14 del Salmo 38 , 2, 3, 4 del Salmo 39 e tutto il 150, l'ultimo del salterio. Le tre parti sono, secondo quanto dichiarato da Stravinsky stesso, un'implorazione, un ringraziamento, un inno di adorazione. Gatti  e l’orchestra e il coro del Maggio hanno perfettamente  evidenziato il carattere mistico e ieratico della composizione; soprattutto il senso estraneità e di esilio del primo pannello, rimarcato dai termini advena  e peregrinus ,  la perfezione squisita della “doppia fuga” del secondo pannello, e la conclusione serena e luminosa del terzo.

Carattere religioso ha anche la sinfonia in Do, che il compositore iniziò ad elaborare a Parigi nel 1938 per essere eseguita a Chigaco nel 1940, anche questa volta per il 50 ° compleanno di un grande complesso strumentale, la Chicago Symphony Orchestra. Scritta in un momento particolarmente doloroso della vita del maestro e funestato da vari  lutti, ha senza dubbio anche questa un afflato religioso ed anch’essa presenta la dedica “per la gloria di Dio”. Ma è totalmente diversa da quella precedente, anche se entrambe si iscrivono a pieno titolo nel celebre “neoclassicismo” stravinskiano.  Strutturata in quattro movimenti (di cui il primo in forma sonata), vuole per la pima volta confrontarsi con “l’eredità” di Haydn e di Beethoven, il cui celeberrimo attacco della quinta è citato nel primo movimento.  Proprio nel primo movimento il compositore “gioca”a stravolgere la dialettica formale classica.  Ognuno dei quattro movimenti di questa singolare e straordinaria sinfonia ha un suo carattere particolare tanto che non è facile comprendere che cosa li unifichi. L’esecuzione di Gatti e dell’orchestra del Maggio è stata di straordinaria precisione ed eleganza, evidenziando i passaggi settecenteschi e beethoveniani sia il “gioco” straordinario che l’autore opera su di essi, in una straordinaria sintesi di tradizione e modernità.

Circa 450 le presenze tra abbonamenti e biglietti venduti. Stasera alle ore 19 la prima operistica con Adriana Lecouvreur, altro appuntamento molto atteso.

 

 

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