Editoriale

Oggi è il giorno di Dante; ma siamo ancora capaci di intenderlo?

Il sommo poeta celebrato in tutti i modi possibili, eppure a molti che lo celebrano la sua voce sarebbe molesta, e non solo nel primo gusto.

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

eccoci: Dante è l'unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l'idea stessa di Italia.   No caro ministro Franceschini, non ci siamo; voi del PD fate tanto i sommi detentori del sapere e della cultura (retaggio gramsciano?) ma siete soprattutto i signori dello svarione. Così Enrico Letta con Claudio primo imperatore romano “straniero” (proprio un esponente di una delle più antiche gens romane di origine sabina); e Franceschini, ministro per grazia piddina dei beni culturali, se ne esce fuori con una affermazione che un liceale discretamente preparato potrebbe smontare. Ma non offendiamo i buoni, onesti liceali mettendoli a confronto con una classe politica che, probabilmente, il padre Dante non riterrebbe degna neppure degli ignavi.

Perché Dante non è affatto “l’unità del paese”, non questa unità, perlomeno. Il poeta nel VI canto del Purgatorio definisce l’Italia  Il giardino dell’Impero, si adopera a favore di Arrigo VII per la restaurazione del potere imperiale in Italia. Il politically correct di oggi potrebbe tollerare l’autore della Monarchia? Ma se spesso e volentieri non tollera neppure il poeta della Commedia! Non è passato molto tempo (accadde nel 2012) da quando una certa Valentina Sereni, allora presidente di Gerush 92, organizzazione di ricercatori e professionisti con tanto di status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite etc, disse che Dante andava bandito dalle scuole in quanto razzista, omofobo etc; e certo non si è trattato di un giudizio unico né isolato,  anche se di rara ignoranza e assurdità.

E c’è di più; se Dante nascesse oggi, altro che ahi serva Italia (con tanto di annesso bordello). Sicuramente il poeta non avrebbe gradito neppure la colonizzazione sabauda del resto della penisola, e ci sono ottime probabilità che molti “padri della patria”, veri o presunti, sarebbero, per citare Ciacco “fra l’anime più nere”.

Non facciamo dunque dire a Dante ciò che il sommo poeta non ha mai voluto dire, anche perché la mentalità “nazionalista” è quanto di più remoto possa esserci dalla cultura medievale. Dante è toscano, anzi fiorentino, i suoi orizzonti sono il Comune, l’Impero e la Chiesa. Certo il poeta parla anche di Italia, ma  in una accezione del tutto diversa da quella di origine romantica a cui siamo bene o male ancora abituati.

Con tutto questo, difficile immaginare un poeta più universale e più attuale. Quest’anno poi, oltre al “dantedì” inaugurato lo scorso anno (25 marzo in quanto presunta data di inizio del viaggio che dalla Selva oscura lo porterà all’Empireo, alla contemplazione dell’amor che move sole l’altre stelle) cade anche il settecentesimo anniversario dell’inizio della vera avventura ultraterrena del poeta. Nel terzo canto dell’inferno Caronte dice a Dante più lieve legno convien che ti porti. Il poeta dunque prefigurava per se stesso il Purgatorio. A noi può sembrare un atto di presunzione, ma chi conosce la seconda cantica sa bene come quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno sia tutt’altro che una passeggiata.

Giovanni Papini, negli anni cinquanta del secolo scorso, a una bizzarra proposta (che poi non ebbe seguito) di beatificazione del poeta rispose che Dante non era farina da ostie. Ma verrebbe soprattutto da chiedersi cosa abbia a che spartire con la chiesa attuale.  Pur avendo scritto forse la più bella formulazione poetica della misericordia divina ( Orribil furon li peccati miei;/ ma la bontà infinita ha sì gran braccia,/ che prende ciò che si rivolge a lei, afferma Manfredi nel canto terzo del Purgatorio) Dante ha ben chiaro come la misericordia non possa mai essere disgiunta dalla giustizia. Se così non fosse, il Purgatorio stesso non avrebbe senso; e non dimentichiamo che per Le Goff Dante era proprio colui che aveva in un certo senso “codificato” l’immagine stessa del secondo regno.  Che cosa a che fare dunque tutto ciò  con la  misericordina  bergogliana o con i chi sono io per giudicare? Che poi in realtà Dante non “giudica” proprio un bel nulla, ma si limita ad applicare i principi della dottrina cattolica (che teoricamente sono gli stessi di oggi) alla sua formidabile creazione poetica; realizzando, con buona pace di Croce e & c., una formidabile sintesi tra poesia, dottrina e teologia.

Ecco perché Dante non è né omofobo né islamofobo; non solo perché applicare tali concetti alla mentalità del Trecento è come rimproverare all’autore della commedia di non aver utilizzato un razzo spaziale per l’ascesa al Paradiso anziché “limitarsi” a fissare Beatrice negli occhi; ma perché  comunque sia Dante ha quasi sempre un grande rispetto per il peccatore, a meno che non si sia macchiato di azioni particolarmente spregevoli o non appartenga alla categoria degli ignavi, coloro che hanno mai avuto il coraggio di scegliere e di schierarsi. Basti pensare al rispetto e all’affetto che, comunque si voglia interpretare quel passo, Dante mostra per Brunetto Latini, il suo maestro che pure si trova tra i peccatori contro natura ; e questo perché il poeta sa benissimo che l’omosessualità è incompatibile con il concetto cattolico di natura (come oggi del resto, stando almeno al Catechismo ancora in vigore).  Tuttavia conosce bene anche la distinzione tra errante ed errore, e ci dà anzi, in questo e in tanti altri casi, una grande lezione sul rispetto della umana dignità.  O cosa dire del profondo rispetto e ammirazione per il “nemico ed eretico” Farinata degli Uberti?

Riscopriamo dunque Dante, prima di tutto restituendolo al suo tempo e alla sua epoca; ma anche certo cogliendone il significato universale, che però può essere solo spiacente al politically correct ed agli amici sui. Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,/ 
tutta tua vision fa manifesta;/ e lascia pur grattar dov’è la rogna
. Questi versi del XVII canto del Paradiso sono proprio l’antitesi della mentalità oggi imperante; perché egli ci insegna che si può, anzi talvolta si deve essere cattolici senza essere papolatri e che anche un pontefice può tradire il suo altissimo ufficio; ci insegna il valore della coerenza, la netta distinzione tra il bene e il male, del sacrificio e della lotta per la propria causa; la necessità, per l’uomo, di improntare la propria vita a un fine che trascenda la mera esistenza terrena, si sia o meno cristiani, si sia atei o credenti.  E non solo con la sua opera ma anche con la sua vita, perché nel 1315 rifiutò di sottostare ad una infame umiliazione che però gli avrebbe consentito di tornare in patria, il  bello ovile ov'io dormi' agnello,  quella Firenze tanto ferocemente rampognata quanto disperatamente amata.  Ma per lui, dignità e coerenza non avevano prezzo e oggi giustamente Ravenna si tiene strette le sue ossa, perché Firenze non le merita.

E noi, meritiamo un poeta e un personaggio così? Probabilmente no, ma ne avremmo tanto disperatamente bisogno. Oggi più che mai.

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da PATRIZIA SILVIA SCALI il 10/10/2021 02:16:53

    Mi chiamo PATRIZIA SILVIA SCALI e sono una badante. Noto che in questo momento sono come il più felice. Vengo a testimonianza di un prestito tra privati che ho appena ricevuto. Ho ricevuto il mio prestito grazie al servizio del Sig. Pierre Michel. Ho iniziato le procedure con lei venerdì scorso e martedì 11:35 poiché le banche non lavorano il sabato, poi ho ricevuto conferma che il bonifico dell'importo della mia richiesta di 50.000€ mi è stato inviato sul mio conto e avendo consultato il mio conto bancario molto presto, con mia grande sorpresa il trasferimento è andato a buon fine. Ecco la sua e-mail :  combaluzierp443@gmail.com

  • Inserito da francesco pancrazzi il 27/03/2021 15:08:33

    Forse il Dante che piace al REGIME è quello di Benigni? fulgido esempio di moderno catto-comunista, ovvero comunista sì, ma con il portafoglio a destra, rigorosamente pieno (dei soldi degli abbonati Rai). Oppure quello di Alessandro Barbero? concentrato di banalità e luoghi comuni. Oppure quello del Frankfurter Rundschau? che poi alla fine è il Dante che piace alla nostra c.d.classe dirigente (la stessa del Dantedì), come dimostra quell'obbrobrio di "abete spoglio" impiantato davanti a Palazzo Vecchio (?). Ma d'altronde in un Paese dove le decisioni di politica nazionale, vengono prese da un (ex)comico(?) cosa ci si vuole aspettare. In tal caso era meglio l'Italia divisa dei comuni ai tempi di Dante

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