Maggio Musicale Fiorentino

LA RONDINE VOLA: l'opera di Puccini seduce ancora.

ll capolavoro di Puccini, a torto ritenuto opera minore, entusiasma il pubblico al teatro del Maggio. Regia di Denis Krief, dirige Marco Armiliato.

di Domenico Del Nero

LA RONDINE VOLA: l'opera di Puccini seduce ancora.

Un Puccini straussiano e mitteleuropeo? Può sembrare strana, quasi assurda una cosa del genere negli anni della prima guerra mondiale. Dietro l’esile vicenda di Magda e Ruggero, protagonisti della Rondine di Giacomo Puccini in scena in questi giorni al Maggio Musicale, c’è in fondo una sorta di addio alla vecchia Europa che stava sparendo sotto le cannonate e i reticolati della “inutile strage”.

Opera sicuramente singolare nella produzione puccinana, va inserita in quello sperimentalismo intenso che caratterizza l’ultima fase della produzione del grande compositore. Ma  senz’altro si tratta di un’opera per molti aspetti “anomala”: mancano le grandi e distruttive passioni e soprattutto il binomio Eros-Thanatos (giustamente si è parlato di Impossibilità di catastrofe), ma vi è in compenso una evocazione leggera, ironia e quasi magica, di un mondo ormai tramontato (non per nulla il libretto è ambientato durante il Secondo Impero); e proprio questa collocazione permette a Puccini l’uso ripetuto di motivi di valzer, ma anche di danze più moderne come  il fox trot e il tango; si fanno i nomi di Stravinsky e Richard Strauss, quest’ultimo evocato da una citazione di Salomè, per quanto il clima dell’opera pucciniana ricordi piuttosto il  Rosenkavalier .[1]

Lo spettacolo in scena in questi giorni a Firenze, ripresa dell’edizione di tre anni fa, ne ha ripetuto il successo anche se purtroppo il pubblico ha un po’ latitato: complici certo il limite di 600 posti imposto al teatro, il covid, il maltempo e chi più ne ha più ne metta, ma anche una certa pigrizia intellettuale che non fa spesso guardare oltre il repertorio più usurato impedendo così di degustare veri capolavori. Chi c’era ha comunque apprezzato, con comprensibile e giustificato entusiasmo, uno spettacolo che si può tranquillamente definire stellato. La regia di Denis Krief, che ha curato anche le scene e i costumi, ambientata negli anni sessanta del secolo scorso ma in una prospettiva atemporale, ha dimostrato il suo valore e la sua vitalità; il primo atto con i suoi chiacchiericci  salottieri e la sua bavarderie, il  brillante secondo atto da Bullier, con una bellissima immagine della Parigi notturna sullo sfondo, e il terzo più intimo e malinconico sulla Costa Azzurra. Certo il covid si fa sentire anche qui: niente abbracci e baci fra i protagonisti, coro distanziato con mascherine o protezioni il che crea inevitabilmente qualche disagio e rende il tutto meno fluido e un po’ impacciato; ma la straordinaria bravura sia scenica che musicale del coro del Maggio diretto da Lorenzo Fratini fa sì che questi inconvenienti vengano ampiamente superati.

La direzione di Marco Armiliato si rivela inappuntabile sotto vari punti di vista: la Rondine  ha una strumentazione  più delicata variegata e  di altre opere puccinane (per quanto il maestro lucchese sia sempre sommo anche nell’orchestrazione); il direttore riesce non solo a dare un adeguato sostegno ai cantanti, ma anche ad accendere tutte le luci di questa partitura, con tempi ora sostenuti e rapidi, ora languidi e patetici, sottolineando ogni particolare e preziosità, perfettamente assecondato da una orchestra del Maggio in piena forma.

Il ruolo della protagonista Magda è stato ricoperto da una Ailyn Pérez entusiasticamente applaudita e a ragione.  Il ruolo presenta infatti una scrittura vocale piuttosto impervia, estesa e sovente proiettata verso la tessitura più acuta, che è proprio il punto di forza della soprano americana, con un ottimi timbri e coloratura; forse appare leggermente meno a suo agio nei momenti  “di conversazione” nel primo atto, ma nel complesso l’interpretazione è eccellente e le arie Chi il bel sogno di Doretta e Ore dolci e divine incantevoli. Il tenore Dymitro Popov ha reso bene scenicamente un Ruggero ingenuo e impacciato, dotato di un gradevole timbro scuro ma con un forzato nel registro acuto e con una dizione non sempre impeccabile; nel complesso comunque positivo. Molto ben riuscita anche la coppia  Lisette con il soprano Roberta Mameli e il Prunier del tenore Francesco Castoro; la Mameli, specialista del repertorio barocco, ha una presenza scenica molto gradevole e spigliata, dotata di un bel timbro e ottimo fraseggio, con qualche difficoltà nel registro acuto (comprensibile però, dato il repertorio a cui è abituata); mentre Castoro è un Prunier gradevolmente salottiero con una punta di cinismo come si conviene. Lo strumento vocale presenta un timbro chiaro e gradevole, dotato di buona sonorità e discretamente disinvolto nel registro centrale e acuto. Buoni il gelido Rambaldo di Francesco Verna e i ruoli minori.

Spettacolo decisamente da vedere, anzi da non perdere. Ultima replica martedì 29 settembre ore 20. 



[1]Per la presentazione dell’opera e dello spettacolo cfr  https://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=9288&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

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    10 commenti per questo articolo

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