Provocazioni molto salutari

DISINCANTIAMO I LUOGHI COMUNI, A PARTIRE DAL 24 MAGGIO

Intervento, grandi apostasie e veleni della modernità.

di Franco Cardini

DISINCANTIAMO I LUOGHI COMUNI, A PARTIRE DAL 24 MAGGIO

Qualcuno si sentirà offeso e qualcun altro sarà meravigliato per il carattere “dissacrante” del mio Promemoria, che parrà una profanazione del Ventiquattro Maggio, quando l’esercito marciava per raggiunger la frontiera ma era fatto per la massima parte di contadini spiantati che continuavano a sperare nella riforma agraria e di poveri operai sfruttati ai quali giravano vorticosamente le scatole (dico scatole perché sono un signore) e di Trento-e-Trieste non gliene sarebbe mai potuto fregar di meno, tantopiù che stavano bene dove stavano.
Bene. 
Oportet quod scandala eveniant. Non si tratta né di provocazione, né di dissacrazione. Semmai si tratta di quel che Max Weber ha definito “disincanto”. E di disincantarla, la storia, abbiamo tutti bisogno. Non solo quella italiana. Anche quella europea, occidentale, mondiale.

Facciamo la “prova del Nove”. Ripesco dal mio archivio un lacerto di storia moderna ad usum fratrum meorum catholicorum, ma che potrebb’esser utile anche come materia di discussione per qualche amico “laico”. Che cosa fu la Modernità, dal punto di vista della storia della Chiesa e della Fede? La vedeva per esempio così anni fa un signore che lascerò nell’anonimato, e che scriveva a un altro signore. L’argomento era la storia moderna, il progresso, quello che noi definiamo ordinariamente il “processo di secolarizzazione”. Ma quel signore, che chiameremo il signor F, aveva al riguardo dei dubbi: a lui, da cattolico, sembrava l’inizio della Grande Apostasia. Il signor F non era – non è – un cattolico-belva, un fondamentalista: era – è – tuttavia un credente, che amava – ama – cercare il segno di Dio nella storia. Ma le sue considerazioni non erano di “teologia della storia”. Egli si poneva il problema della storia della Modernità, della costruzione dell’Occidente: e vi vedeva una storia di buone intenzioni, ma anche di feroci e sanguinosi esiti. Il destinatario di quelle righe, che chiameremo il signor M, era più o meno d’accordo. Da allora sono passati parecchi anni: più di una decina. Le cose sono migliorate o peggiorate. E voialtri, che cosa ne pensate?

LA GRANDE APOSTASIA
La Grande Apostasia dalla cristianizzazione risale al Rinascimento, quindi alla nascita della Modernità, nella quale ebraismo e cristianesimo hanno gran parte ma che è qualcosa di originale rispetto a loro perché progressivamente mette Dio fra parentesi e poi lo fa sparire, impara e insegna a fare a meno di Lui: individualismo, primato dell’economico e del tecnologico (homo oeconomicus e homo faber), inversione della priorità nella catena produzione-consumo (che “da sempre” ha accordato il primato al consumo, quindi a un bisogno umanamente ordinato “a misura d’uomo”) in modo da privilegiare il primato della produzione in funzione del profitto rispetto al consumo, che è stato progressivamente e artificialmente dilatato (ma ciò ha obbligato l’Occidente moderno a impadronirsi delle materie prime e della forza-lavoro di tutto il mondo sottoponendole alla sua auri sacra fames ma cancellando sia il concetto di limite sia quello di un senso da dare al mondo e alla vita che non sia l’avere per l’avere, l’arricchirsi per l’arricchirsi, il conquistare per conquistare: in una parola, quel che il Tre Volte Grandissimo Nietzsche ha definito “Volontà di Potenza”). La Grande Apostasia non è il cristianesimo, che magari ne costituisce un precedente ma che fino al Cinque-Seicento (fino al soverchiare cioè della scienza fondata sull’esperienza e della tecnica in funzione della conquista di tutto: dello spazio, del tempo, del sapere…) era altra cosa, come le cattedrali del medioevo e il pensiero del Cusano contribuiscono a provare: la Grande Apostasia è l’Occidente-Modernità, è l’individualismo assoluto, è la Volontà di Potenza fine a se stessa, è la marcia del materialismo e del progressismo volgari, è la cancellazione di un senso da dare alla vita (ridotta a marcia verso il Nulla) e all’universo (ridotto a macchina mentre prima era una realtà vivente e dotata di un fine: “Coeli enarrant gloriam Dei”). Il punto d’arrivo di questa realtà demoniaca (con tutto il rispetto colorato di paura per il Serafino Ribelle) è il turbocapitalismo liberal-liberista, è lo svuotamento totale di tutto quel che nel mondo e nella vita non appartiene al circolo vizioso produrre-consumare-arricchirsi, è la schiavitù nei confronti della Materia che si presenta come libera volontà individuale, è l’assoggettamento del mondo alla cricca delle multinazionali le quali hanno ormai sostituito i pubblici poteri e sono la caricatura oligarchico-tecnologica delle Aristocrazie Eroiche delle età tradizionali. L’Occidente-Modernità è l’Uomo che si sostituisce a Dio (o al Divino), è la Scienza lineare che si sostituisce al Sapere ciclico tradizionale (che in verità, accrescendosi generazione dietro generazione, è semmai spiraliforme, ma spirale centripeta tendente al punto centrale che è appunto Dio, non spirale centrifuga tendente a un futuro eternamente irraggiungibile che a sua volta è il Nulla), è il primato dell’economico che ha come scopo il totale soddisfacimento delle voglie umane, cioè la ricerca della Felicità (si pensi all’Attimo Fuggente di Faust e alla Costituzione degli Stati Uniti d’America), cioè appunto la corsa verso il Nulla perché ricchezze, consumi, piaceri ecc. non saziano mai, è la Volontà di Potenza come eterna corsa verso l’acquisizione di qualcosa che sarebbe plausibile solo come Mezzo per conseguire un Fine, solo che il Fine è stato cancellato ragion per cui ogni Mezzo conseguito diviene in sé solo avvìo verso il conseguimento di un altro Fine che non è tale, in una corsa infinita verso il Nulla: e questo è il Nihilismo dell’Età Moderna, la cancellazione del senso del limite e della ricerca dello Scopo ultimo.
Ma forse c’è una speranza: questo meccanismo demenziale sta producendo una progressiva concentrazione delle ricchezze, vale a dire dei mezzi di produzione e dei meccanismi di gestione di essi, in un numero sempre minore di mani, l’assottigliamento progressivo del numero dei mediatori che disponevano di beni in misura moderata e ragionevole, l’allargamento fino ai limiti estremi dell’umanità di quel che il vecchio Marx definiva la “proletarizzazione”, vale a dire l’impoverimento (economico) e l’immiserimento (sociale, culturale, spirituale) del genere umano ridotto a pura materia quantitate signata dal momento che la maggior parte di esso non serve più nemmeno come soggetto e oggetto del ciclo produzione-consumo. Quel che resta da fare è il risvegliare la coscienza di un numero maggiore possibile di questi schiavi, il far loro aprire gli occhi, il mostrare quel che si nasconde dietro al loro miraggio di liberazione, di raggiungimento del benessere, di libertà, di democrazia e altre balle del genere. Bisogna distruggere le basi sulle quali si regge l’oligarchia dei Criminali che si sono appropriati del mondo.
Storicamente, l’oligarchia dei Criminali è stata abbastanza debole e disorganizzata, e in fondo a misura d’uomo – sia pure con tutta la ferocia e tutta la crudeltà dimostrata nei lunghi quattro secoli di strapotere colonialistico, blaterando di Diritti dell’Uomo e calpestando di fatto tutte le civiltà che non fossero quella occidentale – fino al 1918. La sua Volontà di Potenza (travestita da ampliamento planetario della libertà, della democrazia rappresentativa, del progresso, dell’umanitarismo: anche se di tutti questi benefici nel resto del mondo, oppresso dallo sfruttamento colonialistico, si vedeva pochino) si è scatenata, rivelandosi appieno, nella Conferenza di Pace di Parigi del 1919-20. Da allora i Criminali, mentre succhiavano le viscere del mondo (dal petrolio all’uranio: ma ormai si stano attaccando all’idrogeno, all’ossigeno, cioè alla Madre della Vita, all’Acqua), demonizzavano tutte le forze che, sia pure in modo perverso, forse talvolta demoniaco (ma il diavolo non aveva bisogno di loro: dominava già l’universo) e talaltra caricaturale, si ponevano come antidoto obiettivo contro di loro, vale a dire servivano obiettivamente da succedanei del Kathekon che fino al 1914 poteva essere costituito dagli Imperi Centrali (accidenti allo zar Nicola, il grande imbecille che ha sbagliato tutto) e alla Chiesa nell’impedire la catabasi verso la rovina. Ora, il malanno è consumato. I Criminali, solidamente impiantati nei governi di USA, Gran Bretagna e Francia e appoggiati alla finanza che di essi si servivano e che ormai li hanno soppiantati, hanno demonizzato l’una dopo l’altra tutte le forze che si opponevano loro e che senza dubbio avevano a loro volta la loro buona dose di responsabilità e di malanni: il nazismo, il comunismo, ora il fondamentalismo islamico, domani chissà…

A questo punto, è la notte. L’ombra di Mordor si allunga (penso a Tolkien, beninteso), ma non è dall’Oriente che essa proviene. Ora, chiediamoci con Vladimir Ilich, “Che fare?”. Per ora c’è quest’altro Vladimir. Faremo un po’ di strada con lui e non sappiamo dove ci porterà. Una cosa la sappiamo. Lui lotta contro i nostri nemici.

( Da "Minima Cardiniana"; per cortese concessione dell'autore)

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