La Bibbia di Marco Polo

​La Bibbia di Marco Polo; un nuovo sponsor per l’economia italo cinese?

il fascino di un oggetto che ha veramente attraversato non solo i secoli, ma anche popoli e civiltà

di Domenico Del Nero

​La Bibbia di Marco Polo; un nuovo sponsor per l’economia italo cinese?

La Bibbia di Marco Polo; un nuovo sponsor per l’economia italo cinese?

Forse l’autore del Milione non vi avrà mai posato né le mani né lo sguardo, ma spesso le leggende fanno più presa  della realtà: la Bibbia duecentesca detta “di Marco Polo” non è sicuramente uno dei codici esteticamente più belli  della Biblioteca Medicea Laurenziana; eppure ha il raro fascino di un oggetto che ha veramente attraversato non solo i secoli, ma anche popoli e civiltà . Prodotta nella Francia meridionale su pergamena di feti d’agnello nella prima metà del XIII secolo, divenne poi compagna di viaggio di una delle missioni che, tra il 1244 e la metà del secolo, si recano alla corte del Khan dei Mongoli che dominava allora la Cina; la prima fu quella legata al celebre Giovanni di Pian del Carmine, che raccontò il suo viaggio nella celebre storia dei Mongoli.  E’ probabile tuttavia che il nostro testo abbia raggiunto la sua meta solo nell’ultimo decennio del secolo, poiché in questo  periodo i frati minori presenti nel CelesteIimpero richiedono spesso l’ausilio di testi liturgici e teologici; lo stato di conservazione e alcune glosse a margine provano che il nostro testo non se ne rimase certo in ozio in qualche polveroso scaffale, anche se è probabile che servisse soprattutto alla formazione dei frati e non all’attività di missione vera e propria.

Comunque sia,  questa Bibbia Francese, vergata in una gotica beneventana piuttosto elegante, impreziosita da qualche decorazione e piccole miniature, rimase oltre la Grande Muraglia per ben quattro secoli,  sin oltre la fine del periodo Ming. Non rientrò in Europa al ritorno della missione francescana nel XIV secolo e restò probabilmente nelle mani di una ricca famiglia locale sinché, nel 1681, il gesuita padre Couplet non lo riporta in Europa, facendone dono a Cosimo III granduca di Toscana, sovrano molto religioso che sicuramente l’accolse con grande gioia. Avvolta in un drappo di seta gialla del XVII secolo, ha poi stazionato nella Biblioteca laurenziana in condizioni di … salute sempre più precarie.

Poiché la “Bibbia di Marco Polo” è praticamente l’unico manoscritto dei missionari francescani in Cina che sia giunto sino a noi, non può non  esser accolto con grande favore il progetto di restauro, di creazione di una edizione in fac – simile da parte dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e tutta una serie di iniziative ad approfondire la natura della missione francescana in Cina e gli strumenti in possesso dei frati. E’ pertanto comprensibile e giusto  che il 30 settembre scorso la presentazione della Bibbia finalmente e finemente restaurata si sia trasformata in una vera e propria “festa” cittadina, con l’intervento di autorità dello stato e religiose:  la direttrice della  biblioteca Vera Valitutto, il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, l’arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori e il segretario della fondazione di scienze religiose Giovanni XXIII Alberto Melloni, che ha preso l’iniziativa del restauro a cui si collegano una serie di iniziative sostenute a vario titolo della Regione Toscana, dall’Ente cassa di Risparmio di Firenze e dal ministero per i Beni e le attività culturali. Tutto un coro di grandi soddisfazioni e di inni a una ritrovata sintonia sino –fiorentina e sino italica, rimarcata anche dalla presenza del console cinese.  Il sottosegretario Giro ha sottolineato come questo restauro si inquadri nel contesto di nuovi e importanti scambi culturali sottoscritti dal nostro governo con la Cina, tra cui la messa a disposizione di alcune sale di palazzo Venezia a Roma per mostre e iniziative che illustrino la storia e la cultura della grande civiltà orientale; ad esse farà seguito  una analoga iniziativa a Pechino nel museo storico di piazza Tien An Men, dove tra l’altro vi sarà anche un’ostensione della Bibbia che farà così un altro viaggio in Cina … di andata e ritorno o almeno così si spera.  Verrebbe inevitabilmente da fare dell’ironia su questi due luoghi: né palazzo Venezia né piazza Tien An Men sono nomi che legano molto bene con l’attuale regime ancora vigente in Cina, anche se corretto a un “liberismo” che però è ancora alquanto … mandarino in tema di libertà e diritti umani. Provoca un certo disagio una Bibbia che, partita per una missione di fede, rischia forse di assumere oggi, dietro le quinte e il paravento di felicissimi scambi tra popoli nell’era della pax (economica) universale,  il simbolo di una sintonia  molto più … monetaria che culturale. Pecunia non olet,  nonostante l’indubbia simpatia e praticità di Vespasiano, non è propriamente un motto cristiano;  e se l’arcivescovo di Firenze mons. Betori ha ricordato a ragione che  questa Bibbia è “ una testimonianza fortissima del legame indissolubile tra fede e cultura, che smentisce chi vede nella fede un ostacolo e non un incentivo alla cultura stessa”, non avrebbe forse fatto male ad aggiungere che il Vangelo dice anche che non si può servire due padroni, Dio e Mammona. A costo di far drizzare qualche codino rosso, toscano o mandarino.

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