Editoriale

Altro che Fisco amico se devi far valere il tuo diritto ti dicono che non sono attrezzati!

Dovresti poter risolvere per via telematica o in qualunque ufficio invece ….

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

on passa giorno che i cittadino non provi sulla propria pelle che il governo lo sta prendendo in giro e nel modo peggiore, più irritante e miserabile. Il linguaggio del premier – a forza di gufi e rosiconi inviati all’indirizzo non la pensa come lui, e di entusiasmi  autocelebrativi sulle vittorie conseguite (?)– sta diventando irritante e offensivo.

Già, perché poi il cittadino, sempre lui, quello che un tempo riusciva a pagare i conti e oggi non sa come fare ad arrivare alla fine del mese, constata ogni giorno che le strombazzate riforme sono balle.

Prendiamo la semplificazione. Il fisco amico, quello che dovrebbe almeno renderti un po’ più semplice il confronto con gli adempimenti burocratici che lo riguardano, che in definitiva si risolvono nel pagare, pagare pagare.

Il fisco si diceva pretende il pagamento di tasse esose e ingiuste, soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo. Pretende, spesso sbaglia, ma chi paga è sempre il cittadino il quale se e quando voglia far valere il proprio diritto a non essere vittima di un errore, si trova travolto in un girone infernale di non so, forse dovrei sapere ma non ci hanno informato, qui si potrebbe ma non abbiamo i moduli ecc ecc.

Ecco il caso. Il fisco ti chiede 50 euro invocando qualcosa di anomalo nella tua dichiarazione dei redditi del 2011 relativamente ai cosiddetti studi di settore. Passi tutto al commercialista, che ti spiega che si tratta di una richiesta squinternata visto che contestano un adeguamento iva e non la dichiarazione dei redditi.

Mah, il povero cittadino non capisce e il commercialista si informa, gli dicono che si può risolvere la faccenda tramite call center. Chiama il call center e questa è la risposta surreale:

«Non tutti i call center sono autorizzati e attrezzati per risolvere il problema.»

«Bene mi dia il numero di quelli autorizzati e attrezzati»

«Impossibile il numero è unico si tratta di provare e riprovare fino a quando non si becca un operatore appartenente al call center autorizzato e attrezzato»

«L’alternativa?»

«Andare a qualunque ufficio di Equitalia sul territorio nazionale e depositare la legittima istanza di sgravio»

Già, ma peccato, di nuovo vale lo stesso discorso del call center, negli uffici di di Prato dicono che no, loro no non sanno, certo dovrebbero, ma non possono, non sono attrezzati ecc ecc., meglio andare a quello di Roma a depositare l’istanza direttamente!

E va bene, un disgraziato deve prendere un permesso dall’ufficio per recarsi da Equitalia che sta a casa del diavolo, sarà comunque una faccenda rapida, si tratta solo di depositare un atto.

E invece no, 1 ora e trenta per un’operazione di 3 minuti. Il povero lavoratore, che così rischia anche di passare per fannullone, è costretto ad assentarsi dal lavoro per una intera mattinata solo per rivendicare un diritto, non per chiedere un favore, mentre quel faccia di tolla twitta allegro di riforme e semplificazioni.

Ecco cos’è Equitalia, ecco cos’è il fisco amico, un tranello infernale che ti chiede una somma ragionevole 50 € che non non gli devi, ma che gli pagherai perché mezza giornata di assenza da lavoro, la benzina per recarsi dove devi andare, ecc ti costeranno di più.

E così si fa cassa alle spalle nostre  

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