Europa arcadica

Alberi in miniatura

I piccoli alberi, eguali nelle forme e nei colori ai loro fratelli giganti dai quali provengono, sono da crescere e mantenere con cura ricambiate da una presenza nello spazio di casa che desta...

di Piccolo da Chioggia

Alberi in miniatura

Adatta forse più ad una possibile nuova Europa arcadica e sicuramente non più condannata al fiore reciso è un’arte nipponica delicata e pure essa molto bella: l’arte degli alberi in miniatura, i bonsai. Non è così semplice da apprendere né è comune ma porta con sé nuove possibilità di composizione con i nostri oggetti d’arredo.

I piccoli alberi, eguali nelle forme e nei colori ai loro fratelli giganti dai quali provengono, sono da crescere e mantenere con cura ricambiate da una presenza nello spazio di casa che desta, non appena l’occhio si posi su di essi, un’invincibile istinto alla contemplazione.

Avviene, subito, di poter riflettere sull’estensione che si effettua della prospettiva usuale, limitata al nostro semplice contatto con la flora arborea: riprodurre di un gigante ammirato una copia minima e vivente, per averlo sempre dinanzi agli occhi vale come possederne, quasi si può dire assimilarne in guisa di nutrimento interno l’idea formante e, con essa, quel che del gigante e del gemello minuscolo è la medesima perennità. Come avviene, in una forma più naïf, con il veliero in modello che il navigatore tiene nella propria camera per immaginare avventure o rammentarne delle passate. Una piccola collezione di bonsai entro una casa è inoltre una recita implicita, avente luogo nella pratica di accudirli, di un verso augurale che trascrivo da un poemetto, Battologia, dell’autrice Mary de Rachewiltz:              

                                            

                                             O Mercurio mio, proteggi Arcadia!


È possibile che, mossi dalla beltà delle corolle di foglie minime, perfette e sature d’una fresca nipponica ispirazione, alla vista del piccolo paesaggio di bonsai (o anche solo fervidamente immaginato) seguano versi arborei in guisa di precetti per l’arte poetica, quali i seguenti, tratti dai poemetti inclusi in un minuscolo volume dal titolo “Gennaio a Kyoto” e composti da un maestro nipponico, Junzaburo Nishiwaki, voltati in italiano dalla de Rachewiltz e ricomposti da chi scrive queste linee secondo un’altra trama:


                            Sorgete, o Muse, dai frastagliati poligoni boscosi degli dèi:

                            Celesti caverne dall’occhio vegetale e tendini nei rami.

 

                            Frustano verdeggianti acque il cielo basso e intralciato d’alberi

                            A fiocchi, informi cangianti e increspate arrovescio.


                            Profumi velati vanno e vengono, piano

                            Da meli e castagni plasmati in candele.

                             

                            Nel sonno cosmi troncati, obliqui, ravvolti, s’uniscono 

                            Nel buio stellare è malinconia d’Apollo 

                            Che vellutata aurora cangia d’antelucano a giglio.


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