L’altra metà del genio

La vita da romanzo di Pascalina la suora che accudì Pio XII

Carattere forte, autoritario e abile manager vaticana ante litteram, devotissima a Pacelli lo seguì per tutta la vita prendendosi cura di lui come segretaria, perpetua, governante, e guardiana

di Francesca Allegri

La vita da romanzo di Pascalina la suora che accudì Pio XII

Pascalina era una perpetua, e con la Perpetua dei Promessi Sposi aveva molte cose in comune; anche lei serva e padrona, anche lei dotata di sano buonsenso, anche lei piuttosto invadente. Ma Pascalina, al secolo Josephine Lehenert, non è un personaggio da romanzo, anche se romanzesca appare la sua vita. Pascalina è realmente vissuta, e non molto tempo fa: era la governante di Pio XII, morta nel 1983.

Nata nel 1894, proveniva da una famiglia numerosa dell'Alta Baviera e, fin da giovane, aveva avvertita prepotente la vocazione religiosa; era quindi entrata nell' ordine delle Suore Maestre di Santa Croce di Alttöting, missionarie in America meridionale e in Sud Africa, oppure dedite all' insegnamento femminile. E Suor Pascalina era un'insegnate quando nel 1917 fu chiamata per soli due mesi ad approntare la dimora del nunzio apostolico a Monaco. Con teutonico rigore e infaticabile operosità si dedicò a rendere la nunziatura un 'abitazione degna del Monsignore che l' avrebbe abitata. Quando Eugenio Pacelli arrivò, fu l'incontro della vita. Ecco con quali parole lo descrive in quella occasione: La figura alta e slanciata, il viso magrissimo e pallido, con due occhi che  riflettevano l’anima e che conferivano particolare bellezza.

La suora ebbe immediatamente per Pacelli una vera e propria venerazione, ricambiata con stima, affetto e profonda fiducia. Ė da chiarire subito, per sgombrare il campo da penose supposizioni, che nemmeno i più severi critici di Pio XII hanno mai nemmeno ventilato il dubbio che il loro rapporto  esulasse anche minimamente da quello che, non diremo la religione, ma il rigore morale detta. Del resto le virtù personali di Pacelli, al di là di come possa venir giudicato da taluni il suo operato, sono assolutamente fuori discussione, come anche l' intemerata purezza di costumi della suora. Ma  ci sono tuttavia molti modi per divenire indispensabili sia pure per una figlia, una madre, una sorella, una confidente. E questo fu Pascalina, che venerava il Nunzio come uomo e ancor più come sacerdote.

Era accanto a lui quando nel 1919 un gruppo di esagitati pretendeva di entrare nella Nunziatura a Monaco e portarne via la vettura, fu poi al suo fianco a Berlino, nuova destinazione del religioso, e qui personalmente scelse e approntò la sua dimora come aveva fatto per quella di Monaco. Furono anni in cui Pascalina si occupò personalmente di organizzare sontuosi ricevimenti, a cui partecipavano gli uomini più in vista della Germania. Certo con tutta la sua efficienza, e forse proprio per quella, Pascalina non fu simpatica a tutti, ebbe spesso contrasti vivaci con le altre monache destinate al servizio di Pacelli e fu addirittura richiamata, a un certo momento, al suo convento, se non che l' intervento del Nunzio in persona ne evitò il trasferimento.

Anche a Roma, il suo potere prima su Pacelli Segretario di Stato e poi addirittura sul Papa, sarà spesso poco accetto; per esempio le cose non furono facili fra lei e Montini, fra i due non correva affatto buon sangue e le chiacchiere affermano che per opera sua Montini fu allontanato da Roma per divenire arcivescovo di Milano, senza però essere stato  nominato cardinale come era d’uso,  cosa che lo escluse poi dal conclave e aprì le porte all'elezione di Roncalli.

Quando, richiamato da Berlino, Pacelli divenne il Segretario di stato di Pio XI ci fu il trasferimento a Roma e qui la loro vita cambiò: l'abitazione era forse più modesta di quella delle nunziature, ma le frequentazioni ugualmente notevoli; cominciarono poi anche i viaggi: i più importanti dei quali prima negli Stati Uniti e successivamente in America Latina. Mai i due viaggiarono insieme, anzi Pascalina si imbarcò ogni volta su un transatlantico diverso da quello del Segretario, ma sempre lo accompagnò e mandò alle consorelle in Germania vivaci resoconti delle sue avventure.  

Un lavoro frenetico il suo: governante, segretaria, depositaria di molti segreti.  E la sua attività divenne ancora più intensa quando nel 1939 Pacelli salì al soglio, ecco come ricorda quel giorno: Piangendo noi tre suore ci inginocchiammo e baciammo per la prima volta la mano del Santo Padre. Anche il Santo Padre aveva le lacrime agli occhi. Guardandosi intorno disse: “ Loro vedono come mi hanno combinato”.  Una grandissima gioia, ma anche immense preoccupazioni per la salute e il benessere di uomo che certo non si risparmiò mai. Poi la guerra, atroce per tutti, i bombardamenti di Roma e lo strazio del Papa come documentano molte foto e documenti d’epoca.

E, dopo gli anni del terrore, la ricostruzione quando la Suora fu incaricata di gestire il magazzino papale e fu un’impresa mastodontica, si trattava infatti di raccogliere i numerosi aiuti che, provenendo da ogni dove, ma soprattutto dagli Stati Uniti, venivano raccolti in un enorme deposito e da lì smistati ai bisognosi di tutta Europa, ma in particolare in Italia e Germania. Qui la Suora dette il meglio di sé, con efficienza instancabile non solo inviò aiuti dove ce ne era bisogno, ma fu anche capace di sollecitarne presso coloro che potevano dare. Un idillio, allora, questo fra il Sacerdote e la Suora? Non del tutto e non sempre, e fra i due il carattere più accomodante sembra averlo avuto soprattutto il Papa.

Quando era Segretario di Stato nella sua abitazione cominciò ad accumularsi una notevolissima biblioteca che occupava più stanze, Pascalina propose di bruciare un certo numero di libri, Monsignore, e fu una delle poche volte, si ribellò. Leggiamo dai ricordi della Suora: “Bene portiamoli tutti nel cortile di san Damaso e bruciamoli” “Ma cosa dice madre, bruciare i libri?” esclamò inorridito[ Pacelli]Bruci pure tutto ciò che vuole ma non tocchi i miei libri”. Ancora Pacelli si irritava notevolmente  quando la Suora, ben intenzionata, ma poco colta, gli sostituiva la traduzione italiana di un testo che stava leggendo in lingua originale; ben intenzionata, certo, ma anche troppo invadente! E su di lei e sulla sua onnipresenza nacquero allora delle leggende, una, piuttosto gustosa, racconta che, prolungandosi un po’ troppo il colloquio fra il Papa e il Segretario di Stato americano Foster Dulles, Pascalina sia entrata nella sala delle udienze dicendo: Santità la minestra si raffredda, con comprensibile imbarazzo di tutti.

È quasi certamente una diceria, ma le chiacchere nascondono, quasi sempre, un fondo di verità.

Oscuro rimane anche il rapporto fra Pascalina ed Elisabetta, la sorella del Papa. Questa, dopo la di lui morte durante il processo di canonizzazione, testimoniò che al momento del trasferimento da  Berlino Pascalina avrebbe seguito il Nunzio senza l’autorizzazione della casa madre e senza nemmeno avvertire Pacelli; giunta a Roma avrebbe provocato un notevole imbarazzo anche per decidere della sua sistemazione, sarebbe quindi andata ad abitare dalla medesima Elisabetta e solo in un secondo momento Pacelli, impietosito, l’avrebbe accolta nella sua nuova sistemazione.

Non sembra che ciò sia possibile, con il suo rispetto delle gerarchie ecclesiastiche il Nuovo Segretario di Stato non avrebbe certo accettato presso di sé una suora transfuga e del resto i rapporti di Pascalina con la famiglia del futuro Pontefice furono sempre ottimi fino a quando questi visse.

 La vita di Pascalina sembrava, ed effettivamente era, segnata dalla figura Pio XII, ma come accade a molte donne che sopravvivono all’uomo del loro destino, dopo che questi morì, riuscì, se pure dolorosamente, a ricostruirsi un’altra vita. Diresse un convento romano e poi una casa di riposo e, venticinque anni dopo il suo pontefice, morì felicemente, come, tutto sommato, era vissuta. Un ictus la colse mentre si trovava a Vienna già sull’aereo che doveva riportarla in Italia dall’Austria dove si era svolta una commemorazione per il venticinquennale della morte di Pio XII.

Gli ultimi lunghi anni della sua vita furono operosi come lo erano sempre stati e anche sereni se non per le ombre che dopo la rappresentazione del dramma di Rolf Hochhut, Il Vicario, nel 1963, cominciarono ad addensarsi sulla figura di questo Pontefice. Perché Pacelli non parlò mai pubblicamente dello sterminio degli ebrei? Nel suo libro, Pio XII il privilegio di servirlo, Pascalina dà la risposta che danno tutti i difensori del Pontefice: Pacelli odiava Hitler e il nazismo, e non solo negli ultimi anni; fin dagli albori si domandò come i tedeschi, che egli conosceva e amava molto, potessero non comprendere quello che stava succedendo. Secondo Pascalina giunse a credere che Hitler fosse un’incarnazione del demonio e a tentare un esorcismo a distanza; inoltre è indubbio che la Chiesa cattolica abbia fatto, per salvare gli ebrei, molto più di quello che hanno fatto le altre chiese.  La stessa Pascalina, dopo il rastrellamento del 16 ottobre del 1943 quando furono deportati 1250 ebrei romani, si adoperò, insieme a Monsignor Bandini e a Monsignor Montini, a portare instancabilmente rifornimenti, soprattutto alimentari, ai conventi che ospitavano e nascondevano numerosissimi ebrei, qualche volta guidando lei personalmente il camion con le derrate alimentari. Il Papa in persona promise al rabbino capo di Roma che lo avrebbe aiutato nel caso non fosse riuscito a raccogliere la quantità d’oro pretesa da Kappler per la loro salvezza, non ce ne fu bisogno perché gli ebrei romani riuscirono a mettere insieme tutto il richiesto, anche se poi furono deportati ugualmente.

Pio XII, fra mille dubbi di coscienza, avrebbe deciso di non denunciare apertamente l’infame genocidio pensando che in caso contrario i nazisti si sarebbero scagliati con ancora maggiore accanimento su questa indifesa minoranza. Ma i detrattori si domandano come poté accadere che egli non nutrisse altrettanti scrupoli nei confronti del comunismo che non si peritò mai a denunciare apertamente. Non sta a noi la risposta, qui preme solo notare come questo dibattito abbia ferito l’animo della Suora che in Pacelli venerava non un uomo, ma un santo e per la cui canonizzazione sempre si adoperò. Criticare l’operato di Pio XII minava alla base tutto quello che Pascalina era stata, lo scopo stesso di tutta la sua vita.

Nel novembre del 1993 di Joseph Ratzinger così commemorava i dieci anni dalla sua scomparsa: Madre Pascalina, in qualità di domestica e di segretaria, con i suoi modi pratici e genuini ha saputo creare intorno a Po XII un ambiente umano autentico, perché potesse dedicarsi nel modo migliore al suo compito in un periodo storico molto difficile. Nulla, meglio di queste parole, la definisce.

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