Pasticcio-Italia

A gennaio Licio Gelli aveva previsto tutto

In una dichiarazione rilasciata ad un'agenzia l'ex venerabile aveva anche ipotizzato le elezioni a settembre

di Giovanni F.  Accolla

A gennaio Licio Gelli aveva previsto tutto

Licio Gelli

Eravamo agli inizi di gennaio di quest’anno e un’agenzia riportava una lettura della situazione politica di Licio Gelli, ex maestro Venerabile della Loggia P2, che oggi ha davvero il sapore della profezia.

''Sono nel mio studio, vedo il cielo molto buio. E' scuro. Molto. Anche se ci sono i monti. Oltre i monti, però, bisogna vedere quello che ci sarà... Alle prossime elezioni -spiega Gelli - ci sarà un grande astensionismo, una percentuale intorno al 40-45%. Prevedo che a settembre andremo a votare nuovamente...''.

''In questi giorni - fa notare il Venerabile - mi pare che all'estero, e soprattutto in Europa, l'Italia non sia stata nominata'', mentre sul fronte interno, ''ci sono troppe cose da pagare e tante ancora da fare. Monti ora promette di togliere le tasse, dopo averle create. C'è una grande confusione e nessuna chiarezza''.

Per Gelli ''bisogna togliere dalle liste chi è pregiudicato'', ma soprattutto ''manca all'Italia un uomo forte, con delle idee. Un uomo che prometta poco e mantenga molto. Ogni settimana dovrebbe raccontare al popolo quello che ha fatto e vuole fare''.

L'ex Venerabile della P2 ne ha anche per il Cavaliere. ''Berlusconi - dice - ha delle questioni da sistemare. E poi, poteva tenere nascosta un altro po' la nuova fidanzata. Dal punto di vista affettivo deve riguardarsi...''.

Ora, a parte i consigli a Berlusconi, sul piano personale (o meglio privato), quell’accenno all’astensionismo e, soprattutto, l’aver individuato il voto anticipato per settembre, le parole di Gelli sembrano un dato da cui ripartire per provare a fare un’analisi sulla attuale situazione politica e azzardarne una almeno a breve termine.

Nel caso in cui la Cassazione dovesse confermare la condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset “la caduta del governo sarebbe automatica” ha detto convintamente Giancarlo Galan, mentre un ministro di peso come Maurizio Lupi ha spostato il problema giudiziario del leader di centro destra sul piano per così dire più istituzionale, se non addirittura etico: “l'anticipo della sentenza della Cassazione - ha dichiarato - non mette a rischio la maggioranza ma la democrazia in questo Paese. Ma ha anche precisato: “Noi continuiamo a fare il nostro lavoro e andiamo avanti”.

Dunque che succederà? Che succederà non solo dopo la sentenza della Cassazione, ma da qui al suo pronunciamento? Nel Pdl a parte la solita divisione ornitologica tra falchi e colombe, c’è un vero problema di opportunità.  In primo luogo non è affatto detto che Napolitano, mancando l’appoggio del Pdl al governo, sciolga le camere (c’è il timore, inoltre, che Pd e grillini assieme a Sel possano dar vita a maggioranze alternative); in secondo luogo chi può davvero essere certo che prendersi la responsabilità di staccare la spina all’esecutivo Letta paghi sul fronte del consenso? 

Come spesso è accaduto, anche questa volta Silvio Berlusconi pare abbia “mandato avanti” i suoi, ha lasciato che si sfogasse tutto il malumore e la rabbia del partito, dove legittimamente cresce il timore di ritrovarsi senza leader nel giro di una ventina di giorni. Lo stesso Cavaliere dopo la decisione della Cassazione di fissare l'udienza del processo Mediaset il prossimo 30 luglio, accelerando di fatto la sentenza finale, parlando con i fedelissimi avrebbe esortato il partito ad alzare la voce, a mettere in atto una reazione forte, poi, di seguito - anche dopo contatti tra palazzo Grazioli e Palazzo Chigi, che si sarebbero poi allargati anche al Quirinale - è giunto alla decisione di non far precipitare le cose.

Insomma, per l'ex premier pare non essere questo il momento di tirare le somme e prendere in considerazione l'eventualità di una crisi di governo. Innanzitutto perché i cittadini non capirebbero: c’è ancora l'aumento dell'Iva da bloccare definitivamente, sull'Imu manca ancora una soluzione. Tutti provvedimenti, tra l'altro, voluti proprio dal Pdl. Non ultima, la questione processuale: non aiuterebbe l'esito dei procedimenti giudiziari a carico del Cavaliere, è la convinzione di molti in via dell'Umiltà e dello stesso Berlusconi, se il Pdl fosse l'artefice della caduta del governo. Ciò non vuol dire, viene sottolineato, che l'ex premier intenda ritirarsi a vita privata e attendere passivamente di essere condannato: venderò cara la pelle, va ripetendo Berlusconi, non farò la fine di Craxi. E tutto potrebbe nuovamente tornare in discussione, governo compreso, in caso di conferma della condanna a fine mese. Ma ora, è la linea dettata ai suoi, nessun colpo di testa, manteniamo i nervi saldi e se a settembre il governo non avrà messo in campo le misure economiche necessarie, allora tireremo le somme. E proprio per evitare una rischiosa escalation dei toni, al momento non è stata ancora convocata la riunione della direzione - o del Consiglio nazionale - del Pdl. Si riuniranno separatamente senatori e deputati, con il segretario e i ministri, per valutare le prossime mosse.

Ma non si pensi che la “questione Berlusconi” sia un problema che riguarda in maniera esclusiva il Pdl. Anche il Pd, partito sempre più di lotta e di governo, alle prese con abnormi e feticistiche regole congressuali e la difficile gestione di leader vecchi che non mollano e i troppi nuovi aspiranti tali, ha i suoi interessi sul tema.E non pochi. Coloro che nel partito sostengono il governo Letta e tutto ciò che politicamente rappresenta, saranno costretti a fare quadrato anche intorno a Berlusconi e anche tutti quelli che a vario titolo stanno sbarrando la strada alla candidatura di Renzi alla segreteria del partito, tutto sommato, non hanno alcuna convenienza nella caduta del governo.

Di contro, una folta schiera di dirigenti, un po' succubi dell'ideologia ancora imperante, un po' spinti dal desiderio di un rimescolamento generale di carte e di nuovi rapporti di forza nel centro sinistra, potrebbe alzare un gran polverone qual ora dentro il Pd si decidesse di esercitare il veto parlamentare contro la condanna del nemico Berlusconi. Si potrebbe prevedere la nascita di bizzarre alleanze nell'alveo della sinistra. Qualcuno, per esempio, potrebbe turasi il naso e favorire la candidatura di Renzi a palazzo Chigi, pur di prendere saldamente il comando del partito. 

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