Editoriale

Il governo resiste? E se dovesse resistere, per quanto ancora? Mentre il palazzo rinvia gli italiani (r)esistono in povertà

Risparmi terminati, macchine ferme, assicurazioni non pagate e attendendo risposte dalla politica la politica si ripropone uguale a se stessa

Giovanni F.  Accolla

di Giovanni F.  Accolla

l governo del fare, a dire il vero, pare più quello del rinviare. E seppure ci siamo abituati a sospensioni politiche che investono la sfera ontologica, questa faccenda della politica che si sforza, si impegna, promette e... rinvia, sta diventando un problema individuale per ogni cittadino. Intorno a me vedo solo rovine e fior fior di intelligenze e di professionisti organizzarsi - ognuno per quanto può - alla resistenza. I risparmi sono terminati, le case al mare o in montagna vendute, sotto casa le automobili sono parcheggiate da mesi. Qualcuno ha acquistato la bicicletta e per coprire un disagio economico che morde e s'è inventato seguace di un modello di vita diverso, più sano. Ma è solo più povero.

Allora, il governo resiste? E se non dovesse resistere, quanto reggerà ancora? Sembra paradossale, ma proprio mentre, a quanto pare, nessuno crede più alla politica, è dalla politica che si attendono risposte e a causa dell'inefficacia di questa, i destini individuali, i singoli destini dico, vanno in malora. Grillo ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, il sindaco di Roma è stato eletto con il consenso dello scarso trenta per cento degli elettori e l’astensionismo, dopo la protesta,  potrebbe davvero essere l’anticamera della piazza..

Intanto, vent'anni di maggioritario, nella sostanza, si apprestano ad essere archiviati: Berlusconi tira fuori dal cilindro della storia personale una nuova Forza Italia, a destra si vagheggia il ritorno ad Alleanza Nazionale. Attenzione, i protagonisti - però - sono sempre i medesimi. Gli hanno chiesto un passo indietro e loro lo fanno, tutti insieme, per resistere. Ci sarebbe da ridere: un eterno ritorno da operetta. E lo dico non scevro da affetto per molti di coloro che si ripropongono, come se nulla fosse stato, come se cambiando i fattori il risultato potesse mutare. E ancora una volta si mostra in tutta la sua evidenza la più grande debolezza del Paese: la mancanza di una classe dirigente nuova, non per forza giovane, ma nuova e con passione politica rinnovata. E così anche la colpa più grande della classe dirigente attuale, che non ha saputo (o spesso non ha voluto) rinnovarsi passando il testimone.

Allora, il governo resiste? E se non dovesse resistere, quanto reggerà ancora? Quanto resisterà se, a destra e a manca, sembra si sia più interessati alla proprie sorti future che a quelle del governo del Paese? I due maggiori schieramenti che sostengono l’esecutivo Letta cincischiano, la frattura tra i loro ministri e i partiti di provenienza è ogni giorno più abissale. Nel Pd discutono più di come si arriverà al congresso, discettano più di regole e di procedure che di attività politica vera. Addirittura Monti s’è sentito in dovere di alzare la voce.

La storia secondo la quale tante debolezze una volta sommate, fanno una forza, andrà bene per i sofisti, per i politologi pagati tanto a riga dai giornali, ma non per coloro che ogni mattina si debbono reinventare una vita.

Il governo o dimostra di avere una qualificata e stabile maggioranza, o è un’inutile, anzi dannosa agonia per il Paese. La stasi andrà bene per qualcuno, non per gli italiani. Tanto, pian piano, a furia di mettere in agenda e procrastinare le decisioni, si arriverà alla resa dei conti. Quando i provvedimenti del governo arriveranno in Parlamento, si mostreranno davvero le intenzioni dei partiti. E la solitudine di governo Letta, che nei fatti somiglia sempre più all’esecutivo dei tecnici capitanati da Monti e Napolitano, temo sarà palese.

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