Brutta storia in Siria

Dopo il raid su Damasco Assad tace ma parla il magistrato dell'Onu: i ribelli sarebbero in possesso del terribile sarin

Contrariamente alle voci che circolavano il gas letale sarebbe in mano alle truppe irregolari siriane pronto ad essere usato o forse già impiegato contro i militari del sovrano siriano

di Marika Guerrini

Dopo il raid su Damasco Assad tace ma parla il magistrato dell'Onu: i ribelli sarebbero in possesso del terribile sarin

Nessuna sorpresa circa i raid su Damasco, sorprendersi sarebbe mentire. Due in quarantotto ore, le incursioni aeree israeliane effettuate domenica 5 maggio, altro non sono state che l'attuarsi di un accordo. Accordo israelo statunitense, accordo fissato lo scorso mese di aprile nel corso della prima "missione" all'estero di Obama al suo secondo mandato. Missione definita "di charme" dalla stampa israeliana. Accordo sulla temporalità dell'azione non certo sulla sua fattibilità, essendo questa già stabilita, da tempo. Accordo su cui non abbiamo alcun dubbio benché si continui a negare la sua costituzione dichiarando solo l'appoggio della Casa Bianca per via di quel "principio di difesa" per cui da sempre le bombe Nato sono "per la pace" le altrui contro civiltà e democrazia.

Così, mentre Israele dichiara "difensivo" l'attacco contro convogli mobili, a suo avviso diretti in Libano carichi di missili iraniani per gli Hezbollah, convogli che, dinanzi all'evidenza delle immagini, vengono dichiarati poi, sempre da Israele, siti depositi fissi di missili con stessa provenienza e per identico utilizzo, Usa e Regno Unito continuano ad insinuare sospetti circa l'uso del sarin su civili siriani da parte delle truppe governative, uso di quel gas nervino venti volte più letale del cianuro il cui contatto con una sola goccia può uccidere un essere umano. 

Eppure stavolta qualcosa è accaduto, qualcosa di insolito, una dichiarazione che, benché con clausola di ulteriore indagine se pur già per risultato di indagine, attribuisce l'uso del sarin ai ribelli. E' Carla del Ponte a fare la dichiarazione, è un magistrato svizzero, ex procuratore del Tribunale Penale per la ex Jugoslavia, ora membro della Commissione Internazionale e Indipendente d'Inchiesta dell'Onu, costituitasi per la Siria e i Diritti Umani ch'era l'agosto del 2011. 

Dichiarazione non estranea per noi che l'affermiamo da mesi in molte pagine sulla tragica situazione siriana, dichiarazione che sta creando non poco imbarazzo lì dove c'è chi agisce sobillando, alimentando, ribellioni e guerre civili. E questo ci fa riflettere. Non vorremmo fosse un'ulteriore verità dichiarata per essere opportunamente smentita con tanto di prove addotte, non vorremmo fosse fatta passare come una prima affrettata ipotesi, non vorremmo che il tiro fosse riportato all'accusa delle forze governative siriane. Riportato alla menzogna. Ma tutto è aperto, tutto e il suo contrario. 

Ora, nel tempo di questa pagina, la Siria, nella persona del presidente Assad e nella sua compagine governativa, non ha risposto all'attacco, mostrando di saper resistere alla provocazione in nome d'uno Stato che continua a dichiarare al mondo la propria inviolabile Sovranità.  Malgrado tutto.

Ora, al tempo di questa pagina, una calma apparente aleggia sulle alture del Golan, su quella sottile linea di congiunzione e distinzione che si dipana tra Siria, Libano, Israele, pur se truppe e carri armati si sono moltiplicati e batterie di missili sono pronte all'azione. Ma per ora tutto tace. Per ora.


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