Guernica di Pablo Picasso

Nell'estate del 1937 il grande pittore partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi col suo quadro

75 ANNI DOPO LA SPAGNA DEMOCRATICA CELEBRA L'ANNIVERSARIO

di Marina Cepeda Fuentes

Nell'estate del  1937 il grande pittore partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi col suo quadro

Guernica

Il  26  aprile  1937,   la  Legión  Condor,  alleata  dell'esercito franchista nella guerra fratricida iniziata il 18 luglio dell'anno prima,  bombardava impietosamente la cittadina di  Guernica,  a pochi  chilometri di Bilbao,  capoluogo della Biscaglia:  una  delle tre province in cui è divisa territorialmente il Paese Basco.

Era un lunedì, giorno di mercato, e le strade erano gremite di donne che si affrettavano a comperare quei generi che ormai  da mesi  cominciavano a   scarseggiare.   I   bambini,   felici   di   tanta   confusione, improvvisavano giochi fra la folla; e gli anziani godevano del primo sole  primaverile  commentando  gli  orrori  del   crudele  conflitto  che stava annientando  tutta  la  Spagna: c'erano migliaia di persone innocenti, ignare che da lì a poco le loro vite  sarebbero state stroncate.

Le vittime accertate furono più  di duemila,  ma  l'orrore  di quella carneficina  rimase  impressa  per sempre  nel cuore di tutti i baschi  e   nell'ormai celebre tela  di Picasso,  “Guernica”,  testimone eterno della rabbia e del  dolore  di tutti gli spagnoli dabbene.

    Si disse allora che le bombe avevano voluto colpire Bilbao, sede di  gran parte dell'industria siderurgica di tutta la penisola:  gli altoforni,  le acciaierie e i laminati della Biscaglia, insieme  con quelli  delle  Asturie,  costituiscono  tuttora  infatti una delle  grande   risorse economiche della Spagna.

 Ma molti baschi sostenevano che i franchisti avevano  voluto annientare il loro popolo distruggendo quel  simbolo della  giustizia e della libertà che fin dal Medioevo  si  innalzava fiero nella piazza di Guernica: il vecchio rovere sotto il quale, fin dal  1336,  i signori della Biscaglia si riunivano  per  redigere  le leggi  e  giurarvi fedeltà, "l'albero di  Guernica".  La  tradizione medioevale  continuò anche quando nel XV secolo il regno basco-navarro fu  annesso dai  Re  Cattolici a quello di Castiglia e Aragona per  formare  una Spagna  unita;  sicché  si giurava il rispetto alle  nuove  leggi  o “Fueros” degli spagnoli nella cittadina basca.

    Quando verso la metà  del secolo scorso il cosiddetto  "Movimento d'esaltazione  regionalista"  cominciò a farsi sentire  anche  nella letteratura, il poeta Iparraguirre creò  in lingua basca, o euzkera, il  commovente  poema “Gernikako Arbola” ( L'Albero di  Guernica)  che divenne  più  tardi  l'inno  della Patria  Basca. 

Oggi  un  piccolo tempietto  copre  i  resti dell'antico albero, davanti  al  quale  i baschi hanno piantato un nuovo rovere per ricordare a tutto il Paese che  la giustizia  e la libertà sono valori uguali per tutti  e  che nessuna    ideologia  può   distruggerli.  

“Okerbideak    ezpaitaki mintzaerarik/  berdin tratatzen baitu/ erdalduna/ eta/  euskalduna”, dice  infatti nella misteriosa lingua basca una poesia del  bilbaino Gabriel Aresti:

                        

Perché l'ingiustizia

non è poliglotta

 e allo stesso modo tratta

il castigliano e il basco...

Ma andiamo per parti.

Nel gennaio del 1937 il governo antifranchista del Fronte Popolare affidò a Picasso la realizzazione di un grande pannello murale per il Padiglione spagnolo dell'Esposizione Internazionale delle Arti e Tecniche di Parigi, che sarebbe stata inaugurata a Parigi nel luglio di quell'anno, e alla quale  parteciparono altri artisti spagnoli, fra cui Joan Miró.

Picasso, che già abitava nella capitale francese, si trasferì dunque in un nuovo e più capiente  atelier situato in Rue des Grands-Augustins: per l'esecuzione del nuovo incarico  aveva pensato  inizialmente ad un tema che trattasse la libertà nell'arte; ma quando  venne a sapere del terribile bombardamento di Guernica mutò subito il suo progetto.

Tra il primo e il nove maggio, Picasso studia la scena del dipinto con centinaia di disegni. La rabbia e la commozione dell’artista sono espresse dalla rappresentazione di corpi sfatti, volti sfigurati. Sullo sfondo il nero per enfatizzare gli urli di disperazione, la tragedia: Picasso infatti, straordinariamente, utilizza una sintassi cromatica che ammette solo il bianco e il nero, gli stessi colori utilizzati dai giornali che hanno descritto e fotografato la scena.

Il dipinto, finito ai primi di giugno, venne esposto per la prima volta nel padiglione Spagnolo il 13 luglio del 1937: il pubblico, arrivato da tutto il mondo, ebbe così l'occasione di ammirare  quest’opera monumentale dell'artista andaluso che  divenne presto l’opera simbolo della denuncia contro la guerra e gli orrori che vi provoca.

 Successivamente, durante l'occupazione nazista di Parigi, verrà  spostata al Museum of Modern Art di New York. Ma Picasso aveva pensato l'opera per Madrid dove  giunse  nel 1981, con la fine della dittatura: fintanto che il dittatore Franco rimase in vita l'artista rifiutò di consegnarla alla Spagna.

Dopo una lunga permanenza nel Casón del Buen Retiro, presso il Museo del Prado madrileno, oggi si può continuare ad ammirarla, ma  anche a inorridire dai laceranti crimini della guerra,  al museo Reina Sofia di Madrid dove, per festeggiare l'importante anniversario, sarà sottoposta per un lungo periodo a un approfondito  esame  con  uno speciale macchinario, soprannominato “Pablito” in onore del suo autore.

D'altronde, come ha spiegato Jorge Garcia Gomez-Tejedor, direttore del museo spagnolo per il restauro, il quadro, un gigantesco olio su tela di 349×776 cm, “è in condizioni delicate, sofferte dopo molti movimenti e alterazioni.  L’esame dunque può essere paragonato al  check-up medico necessario a un anziano paziente, perché l’opera, d'ora in poi,  dovrà essere costantemente monitorata e controllata"

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    3 commenti per questo articolo

  • Inserito da ERNESTO SCURA il 23/05/2021 11:02:06

    GUERNICA,SOLO “FACCE STORTE? NO ! SOLO “GHIRIBIZZI”. (e non lo dice Ernesto,ma Pablo stesso). CARI LETTORI,SICCOME VI VOGLIO TROPPO BENE,NON POSSO MANCARE DI “IMPARTIRVI” UNA....LEZIONE ( DI ARTE?,MA NO, NON NE SAREI IN GRADO,SOLO DI ...BUONSENSO,SE CONSENTITE) SPERANDO CHE,UNA VOLTA PER TUTTE,DATO UN CALCIO A TUTTE LE "CONVENZIONI", LE"CONVINZIONI", LE "CONVENIENZE" LE CONIVENZE ,E LE CONSUETUDINI CULTURALI (quelle che ci propinano le pagine culturali della stampa,quella,beninreso,più allineata e più.... autorevolmente accreditata : “Corriere della sera”,”Repubblica”,”La Stampa”,”L'Espresso”, “Il Manifesto”,e perché no,”L'Avvenire”,”Famiglia Cristiana” e “Il Messaggero” di Sant'Antonio e tutti i giornalini parrocchiali), POSSIAMO,FINALMENTE,IO E VOI,INSIEME,URLARE: M A I L R E È N U D O ! ESAMINIAMO il GiGANTESCO FAMOSO “POSTER” DI PICASSO (non è un quadro ma un manifesto in bianco e nero).ATTENZIONE: L'UOMO A TERRA CON IN PUGNO CIÒ CHE RESTA DI UNA SPADA,SECONDO LA VULGATA DI SINISTRA RAFFIGURA "UN SOLDATO CADUTO SOTTO I FEROCI BOMBARDAMENTI NAZIFASCISTI" E,SECONDO LA CRITICA PIÙ RIGOROSAMENTE COMUNISTA (democrtica e socialitaria) NON PUÒ CHE ESSERE UN MILIZIANO ANTIFRANCHISTA.MA DOVE,MA QUANDO. (Addirittura,non ne era al corrente nemmeno Picasso che dovette apprenderlo da Carlo Giulio Argan,il famoso critico d’arte,quello che garantì come autentiche opere di Modigliani,quelle teste scolpite ...col martello pneumatico,che un gruppetto di allegri studenti burloni e buontemponi fece “scoprire” in un torrente a VIAREGGIO). Picasso voleva solo dipingere un poster per commemorare la morte del suo amico,il torero Joselito,morto sotto il “bombardamento” delle...”cornate” del toro salvo,poi,cambiargli il titolo in GUERNICA, per venire incontro alle richieste dell’UNIONE SOVIETICA che gli aveva commissionato un’opera che denunciasse al mondo la ferocia dei. bombardamenti nazifascisti sulla popolazione inerme. Picasso,fidando,giustamente,nella incomprensibilità dei suoi strani "ghirigori", buoni per tutte le "stagioni" e nella ormai scontata imbecillitá dei critici e di quel vasto pubblico di "intenditori",capace di apprezzare e magari acquistare qualsiasi cacata,intendo proprio la merda,purchè firmata Picasso.Tanto,poi,ci avrebbero pensato i critici ad attribuirgli le giuste ed appropriate "ispirazioni"). Sccome il compenso sovietico era cospicuo ed allettante,e siccome Picasso era sempre avido di soldi (fossero franchi,dollari o rubli ) e, siccome non aveva “tempo da perdere”,non gli costò nulla cambiare titolo al poster e invece che a Joselito fu dedicato a ...GUERNICA. Bastò aggiungere una lampadina accesa,quella che campeggia in alto,nel poster,riuscendo a far fesso persino un delinquente feroce, agguerrito e smaliziato come STALIN. Dopo di che la schiera di stravaganti e stupidi critici è sempre pronta a dargli,con l'imprimatur,una giusta collocazione politica e...artistica.) TENETE CONTO CHE PICASSO,OLTRE AD ESSERE UN PITTORE CUBISTA,ERA ANCHE UN CONVINTO SIMBOLISTA CHE NON HA MAI DISDEGNATO DI RAFFIGURARE (anche se a modo suo e con l'intento di “prendere per il culo”) GLI ELEMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI DEI SUOI SOGGETTI,SENZA MASCHERATURE ( la colomba della pace doveva essere individuabile:una colomba.Per far felice Stalin. Un torero rimaneva un torero,anche se col naso al posto dell'orecchio. Una donna,sempre una donna,anche se col pube al posto della narice) QUEL SOLDATO,SE SOLDATO DOVEVA ESSERE,DOVEVA ESSERLO DI QUEL CONTESTO E NON DELL'EPOCA DEI GLADIATORI.(appunto il realismo sovietico). CHE SENSO AVREBBE AVUTO METTERE IN PUGNO AD UN FANTOCCIO IN BORGHESE QUEl MONCHERINO DI SPADA (secondo gli sciocchi critici starebbe ad indicare che è un soldato.Ed allora, vivaddio, mettiamogli in mano una pistola ed in testa un berretto con la stella rossa). SECONDO MOLTI "GRANDI" CRITICI,PICASSO,IN QUELLA SUA COMPOSIZIONE,SI ERA ISPIRATO AL TEMA DELLA RAPPRESAGLIA, OPERATA DALL'INVASORE,SPLENDIDAMENTE RAFFIGURATA DA GOYA NELLA FUCILAZIONE DI PATRIOTI SPAGNOLI DA PARTE DEGLI OPPRESSORI NAPOLEONICI. MA LÌ,DAI VESTITI DEI MARTIRI E DALLE DIVISE DEI FUCILATORI SI CAPISCE BENISSIMO CHI È VITTIMA,DI CHI,E CHI AGUZZINO,DI CHI. MA VIA,SIAMO SERI.LA CRETINAGGINE,L'INSULSO ACCODARSI E LA COMODA E SICURA ASSUEFAZIONE ALLA VULGATA VINCENTE, A ME PROCURANO UN FASTIDIO... SE RIESCO A CAPIRE,MA NON A GIUSTIFICARE,L'AVIDITÁ DI QUEL MARPIONE DI PICASSO,NON RIESCO ASSOLUTAMENTE A POTER SOPPORTARE QUEI POVERI DI SPIRITO CHE NON SANNO MAI METTERE INSIEME UN PO' DI IDEE PROPRIE E DEVONO RICORRERE, SENZA UN MINIMO DI SPIRITO CRITICO,ALLA PIÙ CHE TRANQUILLA COPERTURA DELLE STRONZATE DI CERTA CARTA STAMPATA. ASCOLTA,LETTORE,CHIUDI PER UN ATTIMO GLI OCCHI,IMMAGINA DI ESSERE SULLE TRIBUNE DI UNA PLAZA DE TOROS,IMMAGINA JOSELITO MORENTE PER LE CORNATE DEL TORO,RIVERSO A TERRA,CON IN PUGNO,ANCORA, I RESTI DELLA SUA ESPADA, IMMAGINA LE URLA DELLA FOLLA ESTERREFATTA PER QUELLA TRAGICA SCENA,IMMAGINA ANCORA LE MANI LEVATE AL CIELO DELLE DONNE “DOLENTI” (le prefiche) PER LA MORTE DEL MITICO TORERO,CERCA ANCORA DI RICORDARE I VERSI DI GARCIA LORCA PER L'ANALOGO PATHOS SUSCITATO DALLA MORTE DI IGNAZIO E,QUANDO APRIRAI GLI OCCHI,FORSE, FINALMENTECAPIRAI L'ESSENZA DI QUEL "CAVOLO A MERENDA" CHE VUOL ESSERE QUELLA LAMPADINA (elettrica) ACCESA CHE ALTRO NON PUÒ ESSERE SE NON ... "IL NUOVO" CHE AVANZA” IN CONTRAPPOSIZIONE AL "VECCHIO" (il lume a petrolio). Il tutto fa parte di una simbologia adottata dagli artisti comunisti quando volevano significare il nuovo "illuminante" che avanza ( il comunismo) contro il vecchio che "non risplende più di tanto " (l'oscurantismo). IL TORO,per i critici “illuminati”,un tanto al chilo,rappresenta il MINOTAURO,simbolo della feroce dittatura fascista,mentre noi, che fessi non siamo,sappiamo che voleva essere il toro che,con le sue cornate,abbattè JOSELITO. IL CAVALLO,col collo contorto,per i “critici,sempre un tanto al chilo”, vuol essere il popolo sofferente sotto il giogo della dittatura,ma noi che,come sempre,fessi non siamo,sappiamo,essere il cavallo dei “picadores”,quelli che nella corrida hanno il compito di pungolare il toro per indurlo ad essere più feroce. LE DONNE IN GRAMAGLIE,con le mani alzate al cielo,per i critici (sempre un tanto,al chilo),vorrebbero essere le vedove dei caduti nell’atto di invocare la maledizione di Dio sugli autori della strage del bmbardamento,ma noi che,come sempre,fessi no siamo,sappiamo essere le “dolenti” prefiche che piangono,la dipartita del torero. A PICASSO,questa operazione di “copia e incolla” fruttò qualche milioncino di pesetas eraogate,CASH,dall’URSS. TANTO É COSTATA QUELLA LAMPADINA.....ACCESA. Ernesto SCURA P.S. Se qualcuno mette in dubbio la veridicità della mie asserzioni, propongo la lettura di un brano di Matteo Perrini,pubblicato sul “Giornale di Brescia”,sulla base di una lettera olografa che lo stesso Picasso aveva scritto al famoso critico d’arte Berenson,definendo “GHIRIBIZZI” i suoi scarabocchi. “In essa l'artista più famoso del nostro tempo si duole, e con profonda amarezza, di aver ben presto dato al pubblico quello che il pubblico gli chiedeva, rinnegando con intimo disgusto, o comunque mettendo tra parentesi, le esigenze più schiette dell'arte. Le sue dichiarazioni sono così significative che meritano di essere citate per intero. «Ho soddisfatto questi amatori del nuovo e dell'eccentrico con i ghiribizzi che mi passavano per la testa e quanto meno li comprendevano tanto più li ammiravano! Divertendomi con questi giochetti divenni ricco e celebre, e questo assai presto. Ma quando sono solo con me stesso, non ho il coraggio di ritenermi un artista nel significato grande e nobile della parola. Sono solo un pubblico burlone che capisce il suo tempo e che ha sfruttato la stupidità, la vanità e l'avidità dei suoi contemporanei». Ma Picasso, per sua e nostra fortuna, ha tante volte superato la tentazione del calcolo e dello snobismo e ci ha rivelato le sue indubbie qualità. L'arte non la si crea e non la si capisce se non come la conquista e la realizzazione di un valore in forme originali e concrete; esige, dunque, una potente tensione, un impegno che ha tutto il carattere 1 Giornale di Brescia, 17 aprile 1975.

  • Inserito da antonio il 14/07/2012 16:05:29

    Guernica? ecco le parole di Vittorio Messore da "le cose della vita Ed. s.paolo 1995": Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Blasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un' enorme tela di 8 metri per 3 e mezzo, che gremi' di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l' ebbe, la chiamo' En muerte del torero Joselito. Correva pero' il 1937, in Spagna infuriava la guerra civile e il governo anarco social comunista si rivolse a Picasso per avere da lui un quadro per il padiglione repubblicano all' Esposizione Universale in programma a Parigi per l' anno dopo. Il Picasso (che diventera' , non a caso, uno degli artisti piu' ricchi della storia) ebbe una pensata geniale: fece qualche modifica alla tela per il torero, la ribattezzo' Guernica (dal nome della citta' basca bombardata dall' aviazione tedesca e italiana) e la vendette al governo "popolare" per la non modica cifra di 300.000 pesetas dell' epoca. Qualcosa come qualche miliardo . pare due o tre . di lire di oggi, che furono versati da Stalin attraverso il Comintern. Contento Picasso, ovviamente; contenti anche i socialcomunisti, che di quel quadro di tori e toreri fecero un simbolo che e' giunto sino a noi ed e' continuamente riprodotto, con emozione, come simbolo della protesta dell' umanita' civile contro la barbarie nazifascista. Stando e molti critici d' arte, Guernica e' il piu' celebre quadro del secolo. E, cio' , grazie proprio alla "sponsorizzazione" da parte delle sinistre, a cominciare dai liberals occidentali: la tela picassiana ebbe una sala tutta per se' al Metropolitan Museum di New York e vide milioni di "pellegrini" sfilare in un religioso silenzio. Si arriva al grottesco di interpretazioni come quella . un esempio a caso tra mille . della pur pregevole enciclopedia Rizzoli Larousse che alla tela dedica oltre venti, fitte righe, nelle quali si dice, tra l' altro: "Motivo centrale, l' angoscia della testa del cavallo che sovrasta il duro lastricato dei cadaveri: in alto, a sinistra, l' antico simbolo della violenza, il Minotauro". Ora, il presunto "Minotauro" altro non e' che il toro che uccise Joselito; e il cavallo e' quello del picado' r, sventrato nell' arena dallo stesso animale. Una storia, dunque, di tauromachi' a, dove la "protesta civile", la "passione politica" non c' entrano nulla, se non, forse, in qualche particolare aggiunto per rifilare il quadro, a suon di miliardi, alle generose Izquierdas iberiche".

  • Inserito da Loredana il 14/07/2012 12:06:05

    Ho sempre sofferto un po' davanti a questo quadro. Non l'ho ancora visto dal vivo, ma le foto mi hanno sempre impressionato. Recentemente ne ho viste altre di persone, e mi ha colpito la forza con cui linee apparentemente sconnesse e scoordinate esprimono i sentimenti di Picasso. Guernica non deve essere da meno.

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