Al via il 75 festival musicale

Torna il Maggio che fu grande, oggi con luci e ombre

90 eventi in cinque settimane, articolati nei settori più vari: Opere, Balletti, Mostre...

di Domenico Del Nero

Torna il Maggio che fu grande, oggi con luci e ombre

Al via il 75 Festival del  maggio Musicale Fiorentino, un tempo uno degli eventi della musica colta più rinomati d’Europa, nato negli anni ’20 del secolo scorso col proposito di abbinare al grande repertorio le produzioni  contemporanee o anche meno note dei grandi autori. Un festival che ha veramente scritto capitoli  importanti : dalla riscoperta del Rossini  serio in anticipo sul festival di Pesaro, alle prime rappresentazioni memorabili in età moderna di opere di Claudio Monteverdi; per non parlare degli eccezionali talenti che lo hanno illustrato, non solo in campo musicale ma scenografico e pittorico (pensiamo solo ai bozzetti di Giorgio de Chirico per  I Puritani  di Vincenzo Bellini nel 1933. )  L’edizione che si apre oggi e che proseguirà sino al 10 giugno si caratterizza senz’altro per un tentativo di sfidare la crisi (sia quella generale che quella sua propria) con un piglio deciso e un’offerta sicuramente allettante: 90 eventi in cinque settimane, articolati nei settori pi vari:    Opere, Balletti, Concerti, Maggio Mostre, Maggio Convegni, Maggio Cinema, Maggio Libri, Maggio Contemporanea, Maggio Bimbi, Maggio Teatro e persino un Maggio Etnico,  con una particolare attenzione a una serie di anniversari e ricorrenze:   i 500 anni dalla morte di Amerigo Vespucci (1454 - 1512); 400 anni dalla morte di Giovanni Gabrieli (1557 - 1612); 150 anni dalla nascita di Claude Debussy (1862-1918); 150 anni dalla costruzione del Teatro Comunale; 100 anni dalla morte di Giulio Ricordi (1840 - 1912);solo per ricordane alcuni.

Tutto questo però, che è sicuramente di grande interesse e spessore, non può mascherare il fatto che le opere in cartellone sono poche e con poche repliche:  lo stupendo Cavaliere della Rosa di Richard Strauss, che inaugura stasera il festival e che avrà in tutto quattro esecuzioni ( repliche il 6, 8, 11 maggio); il dittico del musicista ungherese Bela  Bartok, Il Mandarino Meraviglioso e il castello del duca Barbablù, in coproduzione con il il Saito Kinen Festival e la regia e coreografia di Jo Kanamori (appena 3 esecuzioni, dal 31 maggio al 5 giugno);  in mezzo, dal 22 al 25 maggio con tre esecuzioni al teatro Goldoni,  la prima assoluta di Metamorfosi,  libretto e regia di Pier’ Alli e musica di Silvia Colasanti, ispirata a Kafka nel segno di quella cultura Mitteleuropea che è uno dei motivi ispiratori dell’edizione di quest’anno (che è infatti  all’insegna de “ Il Viaggio dalla Mitteleuropa al Sudamerica” ) . Nessuno degli spettacoli teatrali peraltro si svolgerà nel nuovo teatro, che ospiterà invece alcuni degli undici concerti previsti in cartellone; tra di essi, il 10 maggio  Zubin Mehta dirigerà il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in una serata che si intersecherà con la manifestazione The State of the Union (Firenze, Palazzo Vecchio, 9 – 12 maggio), organizzato dall’European University Institute. Il programma sarà tutto incentrato sul “nuovo mondo”, a partire da le Bachianas Brasileiras n. 9, per solo coro di Heitor Villa-Lobos; quindi  le Variaciones Concertantes op. 23 di Alberto Ginastera, fino  alla Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 Dal nuovo mondo di Antonín Dvorák.

Se dunque non mancano le luci, non sono certo neppure dissipate le ombre che da troppo tempo si addensano sul maggior teatro fiorentino  e sulle sue produzioni: dal nodo del nuovo politeama alla riduzione degli spettacoli …. Una musica decisamente cacofonica.

Tuttavia, un esordio all’insegna della Mitteleuropa è sicuramente, soprattutto in tempi in cui l’Europa si rivela più che mai un’espressione geografica e una …. gogna economico –finanziaria, quanto di meglio si possa desiderare. Il capolavoro di Richard Strauss  Der Rosenkavalier   (il cavaliere della Rosa) su libretto del celebre drammaturgo viennese  Hugo von Hofmannsthal fu rappresentato nel 1911, in quella che fu definita “l’estate di San Martino” dell’imperatore Francesco Giuseppe:  è uno degli omaggi più belli resi dal mito della Felix Austria ormai purtroppo al tramonto, tanto più significativo in quanto reso da un artista tedesco e non austriaco quale era Strauss.  Annunciata dallo stretto Strauss come “opera mozartiana” apparve a molti critici come un assurdo “ritorno all’indietro” dopo le sconvolgenti novità delle precedenti  Salomè e Elettra.  Strauss lo riteneva invece il suo massimo capolavoro e non certo a torto: l’orchestra vi campeggia protagonista assoluta come sempre nelle opere di questo compositore, che arriva a evocare con particolari effetti musicali e sinestetici  persino la levigatezza della rosa d’argento.

Geniale l’idea dell’uso del Valzer nel contesto settecentesco in cui l’opera si svolge: alcuni lo rimproverarono come un anacronismo (e così in effetti è) ma si tratta di un effetto voluto, per evocare una sorta di atmosfera atemporale e onirica che abbracci il periodo da Maria Teresa a Francesco Giuseppe e imprimere all’opera un sigillo inconfondibilmente viennese.

L’edizione del Maggio è diretta da Zubin Mehta, la regia è di Eike Gramss, regista già noto e applaudito a Firenze per la colorata e efficace realizzazione del  Ratto del Serraglio di Mozart.   Protagonisti di questo allestimento sono il sogno, la melanconia, l’atmosfera fantastica, o ‘fantasmagorica’ -come ama definirla Eike Gramss-, di una Vienna che dall’epoca di Maria Teresa d’Austria guida gli spettatori ai primi del Novecento, quasi  con il triste presagio del primo conflitto mondiale. Per quanto il personaggio più affascinante e interessante dell’opera, la  “marescialla”, così la descrive il regista:   “Questa autentica signora è, per quanto riguarda la sua vita, più intelligente della storia: sa quando una cosa è finita e si è superato un crinale della propria biografia. Così, riflette con saggezza su questo importante momento della sua vita: esperta del mondo, sensibile e un poco timorosa.”

 L’amore della matura Marescialla per il giovane Octavian, che poi troverà in Sophie l’amore più giusto e sublime, offre il pretesto per caricature e cammei che si susseguono nei 3 atti dell’opera. Un ritorno dunque all’Austria Felix  di cui si sarebbe più che mai bisogno, in questa Europa infelix. 

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