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Gita scolastica

Praga: ricordi una città ferita

Nella città magica muto nella piazza c’è Jan … sorride, sereno, è vivo è con me!

di Domenico Del Nero

Praga: ricordi una città ferita

Jan Palach

Il viaggio in treno da Vienna a Praga dura poco più di quattro ore: ma una netta cesura è rappresentata dalla frontiera. Verde, ordinata, pulita e sorridente l’Austria; più sporca, trasandata la repubblica Ceca. E decisamente cupa. I villaggi soprattutto che scorrono nelle campagne hanno un’aria di sofferenza e spesso di povertà che impressiona.

Ero già stato a Praga quattro anni fa con un’altra mia classe.  Allora ne avevo avuto un’impressione penosa. Atmosfera cupa e tetra, gente spesso poco cordiale, che sembrava guardarti con invidia e con una rabbia mal repressa … perché? Forse rimproverava a noi borghesi d’Occidente d’essere rimasti tranquillamente a guardare in quella lontana (ma non troppo) primavera del 1969, quando essa cercò di scuotersi di dosso il giogo di quel “paradiso” del socialismo reale, a cui fervidamente credevano e plaudivano anche diversi personaggi della sinistra comunista italiana, compreso (almeno per i fatti di un’altra capitale martire, Budapest) un certo signore che oggi sta al Quirinale da cui pretende di  irradiare lezioni di democrazia e bon ton istituzionale?  O anche di non aver alzato un dito, se non per applaudire a cose fatte, vent’anni dopo, nel 1989, quanto finalmente quella funesta ideologia  finì nella pattumiera della storia, malgrado ci sia anche oggi chi va a frugare e rimestare in quella spazzatura?

Ma oggi, almeno a Praga le cose sono cambiate. La città appare più sorridente e distesa, la gente decisamente più cordiale: molti sorridono guardano il pur  consueto spettacolo  (la capitale ceca è una delle mete più gettonate di gite scolastiche)  di un gruppo di ragazzi capitanati da un signore cinquantenne che ogni tanto gli abbaia dietro qualcosa.  Forse, almeno nella capitale, si è riusciti a fare i conti con il proprio passato e ora questa città vivace e variopinta fa decisamente colpo sui miei studenti, affascinati  dai mille volti, antichi e nuovi, che essa offre loro. In compenso i prezzi rispetto a quattro anni fa sono … quadruplicati e la birra mi sembra aver perso di smalto (o meglio, di … malto).

Sotto l’Impero, Praga, città antichissima ma “fondata” nel suo assetto moderno dall’Imperatore Giuseppe II era la capitale del regno di Boemia. L’Imperatore, sovrano sovranazionale, portava il titolo e la corona del regno boemo . Dopo la prima guerra mondiale i “geni”  di Versailles ebbero la bella  pensata di creare uno stato senza il minimo fondamento storico, la Cecoslovacchia, che si è fatalmente scisso poco dopo la fine dell’incubo comunista. Solo l’impero poteva tenere insieme popoli diversi, la repubblica è già tanto se riesce a farne sopravvivere uno … Anche Praga era città imperiale e lo si sente benissimo, anche ora che è ridotta al ruolo di capitale di un piccolo stato dell’Europa centrale.

Ma se l’Impero fa sempre sentire la sua magica e fantastica presenza è anche della storia più recente che si deve parlare. Cosa sanno i miei studenti del comunismo? Una volta sentii un mio collega affermare con tono devoto che lui non si sentiva neppure degno di definirsi comunista … questione di opinioni!

La mattina, ci aspetta una guida per una visita della città. Mi chiedo quanti anni avrà,  se e come affronterà l’argomenti “scottanti”. Preferisco non dire niente ai ragazzi, mi riservo se mai di intervenire se necessario. E mi trovo davanti una signora della mia età,  molto dignitosa ma cordiale.  Mi chiedo se per caso non sia qualche  promettente funzionaria del partito comunista ceco declassata dopo la rivoluzione, ma quando arriviamo in piazza San Venceslao ogni dubbio viene fugato.  Il primo posto dove ci fermiamo è infatti un piccolo monumento con due fotografie. Ne riconosco subito una, il cuore mi sobbalza e mi prende un nodo alla gola: è lui, Jan. Jan Palach.

Jan Palach. Un mito per quelli della mia generazione che, come me, scendevano sì in piazza ma contro il comunismo, i libretti rossi di Mao e tutto il resto del ciarpame rosso.  C’era anche una canzone che lo ricordava … un ragazzo di ventuno anni che ha avuto il coraggio di scegliere una morte orribile, che si è dato fuoco perché la luce del suo rogo giungesse fino all’occidente a scuotere le coscienze pigre e persino quelle vendute ai rubli moscoviti,   facendo vedere come i carri armati sovietici straziavano la sua patria ponendo fine ai suoi sogni.

La guida parla di Jan e della sua storia, del gesto suo e di quello di un amico la cui foto sta ora nella stessa lapide. Alcuni dei ragazzi non ne sapevano nulla, solo alcuni lo avevano sentito nominare, ascoltano sbalorditi.    Tra I- pad, cellulari e ultima moda è un po’ difficile arrivare a capire che un loro coetaneo o poco più abbia potuto compiere un gesto simile; ma ovviamente la colpa di questo non è loro. E non è detto che non possano essere migliori di noi. Caso mai, dipenderà proprio dal retaggio che saremo capaci di trasmettere loro. E spero che Jan mi dia una mano in questo …  E sempre la guida, li lascia attoniti quando racconta che perfino Kafka era proibito. Non si leggeva, neppure si nominava.  Come se da noi si  epurasse Pirandello … Beh, del resto c’è pure qualche “genio” finanziato dall’Onu che vorrebbe cancellare Dante …

La visita prosegue ma a questo punto per me è come se si fosse compiuto un rito. I ragazzi visitano il centro e poi il quartiere ebraico … e nel pomeriggio li porto a toccare con mano le gioie del socialismo reale.  C’è infatti un museo del comunismo che mostra com’era la vita sotto la dittatura. Tra busti di Marx e Lenin, grembiuli d’epoca , Stalin che ci guarda dai manifesti di propaganda con la sua aria di bonario assassino… e una foto di Jan dopo il rogo. 

I ragazzi … alcuni di loro sono scossi.  Due non sono voluti entrare, non so se per indifferenza verso la storia o che altro.  Gli altri …. Spero solo che riflettano.

Il  Castello di Praga  ci accoglie in un tramonto dorato. Dopo gli orrori del comunismo, secoli di splendori regali e imperiali non possono essere che un balsamo.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Loredana il 26/04/2012 15:56:01

    ...splendido articolo. Per l'argomento (Praga è una città così "attraente") e per il racconto di viaggio, o meglio, di gita scolastica. E il ricordo di Jan Palach, che fa riflettere. Grazie!

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