Editoriale

Un Paese a fogna aperta, il fetore è insopportabile

Abbiamo bisogno disperato di politica, buona politica o almeno decente, chi ha un'idea si faccia avanti

Gennaro  Malgieri

di Gennaro  Malgieri

i stanno scoperchiando le fogne. Il lezzo che ci ammorba fa sembrare quello che fuoriuscì dalle segreterie dei partiti e dai consigli di amministrazione di alcune aziende vent’anni fa un’acqua di colonia fragrante. La corruzione – almeno questo credo si sia capito – ha impoverito l’Italia più di quanto si sia portati a credere. E l’ha fatta diventare più ignobile e cialtrona. Preda dell’avidità non di pochi, come potrebbe essere sospettabile, ma di moltitudini. Evasori, ricattatori, faccendieri, ladri, puttane, affaristi per conto di poteri tutt’altro che limpidi, oltre ai soliti criminali, hanno lanciato un’Opa sul Belpaese e con la complicità della politica, rappresentata da una classe di partitocrati scadenti quando non immorali per come vengono fuori dalle rappresentazioni che vengono fuori dalle inchieste giudiziarie, non fanno mistero di volersene appropriare.

Di fatto l’Italia è già cosa loro. I cittadini guardano la televisione, leggono i giornali e inorridiscono. A tarda sera, intrattenendosi davanti al teleschermo, devono frenare i conati di vomito provocati dalle esibizioni di narcisisti arbitrariamente qualificati come “politici” che si danno sulla voce per tentare di additare sempre a qualcun altro le responsabilità di quanto sta accadendo o è accaduto. Una domanda frequente ricorre tra i cittadini disgustati: fino a quando dobbiamo sopportare l’indecente spettacolo di una classe politica incapace di resistere alla tentazione di truffare gli elettori e di  allungare le mani su ciò che non è roba sua o nella sua disponibilità?

Lasciamo stare i casi noti e sconcertanti che le cronache doviziosamente riportano. E mettiamo per una volta da parte il vittimismo di taluni che si sentono perseguitati (beninteso: anche questo aspetto contribuisce a rendere il lezzo più insopportabile). Quel che risulta evidente è il quadro d’insieme di un Paese collassato, angariato, dileggiato. Dal sistema dei partiti e dalla immoralità privata che si nutre del pessimo esempio di chi dovrebbe garantire quel minimo di correttezza nella sfera della socialità.

Denunciare tutto ciò non è antipolitica. E’ semplicemente naturale frutto dell’indignazione. Indignazione per l’immiserimento della nazione e per gli arricchimenti illeciti di turbe di delinquenti in giacca e cravatta che frequentano i piani alti dei palazzi del Potere e le banche dei paradisi fiscali; indignazione per i partitanti che bivaccano in Parlamento e non sono in grado di contrastare i fenomeni di corruttela che albergano nelle segreterie delle loro forze politiche; indignazione per i demagoghi che predicano contro la casta, ma si tengono ben stretto il malloppo di Stato, indispensabile per il funzionamento della politica, ma francamente eccessivo a fronte di ciò che la politica produce e propone; indignazione per il depauperamento delle risorse pubbliche a fini clientelari, mentre i contribuenti annaspano nel cercare di mettere insieme i soldi da versare all’erario; indignazione per l’ascesa irresistibile (almeno fino ad ora) di servi e zoccole nell’empireo del potere, mentre altri si spaccano la schiena e nonostante gli enormi sacrifici perdono il lavoro, tanti imprenditori si tolgono la vita perché costretti a chiudere spesso a fronte di crediti che non riescono a riscuotere dalla pubblica amministrazione, numerosi cervelli sono in fuga verso lidi dove possono finalmente esprimersi; indignazione per i modelli culturali e comportamentali che deprimono coloro che sono costretti a subirli, a meno di non ritirarsi in qualche eremo e rinunciare  ad un minimo di vita sociale; indignazione per lo scontro che si profila tra meno abbienti e Stato, mentre la ricchezza (quella onesta) viene considerata frutto di innominabili delitti, come neppure nella Russia pre-sovietica accadeva; indignazione per vent’anni di vita italiana gettati via, gli ultimi vent’anni, quattro lustri di speranze frustrate.

Antipolitica? No. Abbiamo un disperato bisogno di politica. Di una buona politica. O, almeno, di una politica appena capace di non farci sentire ricoperti da una coltre di sporcizia. Chi ha qualche idea si faccia avanti. E si chiudano tutti i bordelli. A cominciare da quelli contigui con il Palazzo.     

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Casartigiani Padova il 17/04/2012 16:31:13

    Condivido abbiamo bisogno di BUONA POLITICA, e di Partiti che sappiano svlgere il loro ruolo nella società. Si diceva ai tempi della prima repubblica che la società civile era più avanti della Politica, nella realtà camminavano alla pari perchè i grandi statisti avevano porgrammato il paese e con direttive diverse la DC, il PSI e lo stesso PCI aveva intravisto quale era la loro risoluzione. Ammetto che hanno fatto finire la prima repubblica indegnamento con il malaffare partitico ma mai come adesso. Nessuno sà guidare e guardare avanti o peggio prendere il coraggio a due mani. Dopo la prima crisi del petrolio del 1972/73 siamo arrivati ai governi Moro ed Andreotti osteggiati dai socialisti ma con i tecnici da compromeso storico i Politici di all'ora si sono confrontati e si sono schierati. Ora hanno deciso che è megliuo mandare avanti i tecnici (falsi) perchè erano alle loro spalle fino a ieri per fare quello che non volevano fare loro per puro egoismo. Dicono che vogliono i finanziamenti pubblici ai partiti per conbtrastare le lobbi, ma l'autostrada laghi di Milano con le tangenti al PD e le tangenti sulla sanità Lombarda del San Raffaele dove li mettiamo e non erano lobbi eppure il finanziamento pubblico ai partiti era stato abolito e poi lo scopriamo ampliato al 400% e ora mi dicono che non possono tagliarlo perchè cadranno in mano alle LOBBI ma mi facciano ridere diceva Totò sempre attuale. Ora parliamo di cose serie, la crisis è irreversibile siamo nel piano di una guerra e non si vede la fine, la guerra è alla stregua di quella del 40/45 avvenuta perchè non si erano risolti i problemi della guerra del 15/18, ora siamo alla sterssa stregua, cosa bisogna fare, ogni guerra porta una rivoluzione e dopo la rivoluzione c'è sempre la ripresa, ma se non accompagnata nel 45 c'è stato il piano Marshall ora c'è la possibilità con le Energie Rinnovabili e con la capacità della poligtica di utilizzarle attraverso i piani dei Comuni ed il Patto dei Sindaci si sviluppano risorse ed investimenti saranno capaci i nostri amministratori ad intivare questo, io credo di no, abbiamo fatto il 25 febbraio 2012 un convegno con il Ministero dell'Ambiente a Rubano (PD) e abbiamo visto che solo 20 Comuni su 100 della Provincia di Padova erano presenti e solo 6/7 hanno aderito alle nostro offerte, questa è la politica e la partitica attuale anche se gli metti in un piatto d'orato le offerte se non solo egoisticamente parlando per loro non le prendono.

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