Maggio Musicale Fiorentino

La grande magia di Alcina: l'opera di Handel incanta il Maggio.

Grande successo del dramma in musica di Handel ricavato da Ariosto. La seconda appresentazione vede purtroppo la rinuncia di Cecilia Bartoli - che rientra in scena stasera - per motivi di salute, degnamente sostituita da Marie Lys.

di Domenico Del Nero

La grande magia di Alcina: l'opera di Handel incanta il Maggio.

Marie Lys

È del poeta il fin la meraviglia – parlo dell’eccellente, non del goffo – chi non sa far stupir vada alla striglia. Il celebre aforisma di Giovan Battista Marino, preso a torto o a ragione come una sorta di epigrafe del Barocco italiano, si adatta benissimo a questa Alcina di G. F. Handel messa in scena in questi giorni al Maggio Musicale Fiorentino; nel senso che il fine è veramente e pienamente raggiunto. Regia, orchestra, cantanti lavorano in perfetta sinergia – o meglio sintonia – per uno spettacolo che stupisce, affascina, commuove.

Malgrado i nomi sul campo, non era né facile né scontato. Poco conosciuta l’opera, per la prima volta sulle scene fiorentine, e il melodramma barocco è sicuramente di grande fascino, ma proprio per la sua grande disponibilità a interpretazioni registiche (e per certi aspetti anche musicali) di vario tipo rischia di trasformarsi da ghiotta primizia in pasticcio indigesto.

Già al suo debutto al Covent Garden di Londra il 16 aprile 1735 l’opera, una delle ultime del grande compositore, riscosse un grande successo. Il libretto, giuntoci anonimo, era ispirato al VII canto dell’Orlando Furioso – uno dei tanti  “fili magici” dell’entrelacement  ariostesco – e a un altro testo teatrale per musica, L’isola di Alcina, scritto da Antonio Fanzaglia per la musica di Riccardo Broschi.

La maga Alcina, grazie a un incantesimo, ha fatto innamorare di sè il cavaliere Ruggiero in un’isola incantata; egli è totalmente schiavo della passione e non pensa più né alla sua fidanzata né ai suoi doveri di guerriero.  Grazie all’intervento di Bradamante Ruggiero riacquisterà coscienza e abbandonerà la maga nella disperazione. Tra apparizioni, magie, travestimenti e cambi di scena a vista svettano ovviamente le arie dei solisti, vero cuore pulsante dell’opera barocca. Per la maga e il suo amato il compositore realizzò infatti alcune tra le arie più apprezzate come “Ombre pallide”, cantata da Alcina o “Verdi prati, selve amene”, intonata da Ruggiero.

Una storia dunque che lascia campo libero alla fantasia di un regista e con essa si è cimentato uno dei nomi più celebri – e discussi – della regia operistica, Damiano Micheletto. Se non sempre le letture di Micheletto sono molto comprensibili e a volte francamente anche discutibili, questa volta l’allestimento registico fa perfettamente centro e, malgrado non tutti i dettagli siano di facile decifrazione (come l’albero che perde sangue) è senza dubbio efficace e affascinante.

È un allestimento dai toni scuri e ambientazioni a mezzo tra sogno e realtà: nella dimensione onirica si muovono, quasi come spiriti, coloro che sono stati vittime della maga Alcina, vere e proprie larve umane appesantite da pietre o altri oggetti. La scena è divisa in due da uno specchio che è anche un vero e proprio schermo, che separa questi mondi, rendendo tutto inganno e illusione ed evidenziando il grande conflitto che esiste fra la realtà e l’illusione della realtà. Ed è fra questi due spazi divisi ma connessi fra loro che si consuma la vicenda di Alcina, condannata dall’amore che prova verso Ruggiero a perdere i suoi poteri, il suo fascino e la sua giovinezza, che diventano infine solo riflessi di ciò che erano un tempo e destinati a diventare polvere nel tempo: una lettura certo molto ariostesca, ma con una dimensione e uno spessore drammatico ignoti al Furioso.  La scena “reale” si svolge in una sorta di albergo di lusso, con scene (di Paolo Fantin) e costumi (di Agostino Cavalca) di vario tipo; alcuni “atemporali”, altri più settecenteschi e barocchi. Ottimo anche il gioco di luci di Alessandro Carletti.

Malgrado si tratti in parte di una ripresa dell’allestimento per il festival di Salisburgo di tre anni fa, Micheletto ha tenuto a precisare, parlando del sui lavoro fiorentino: “È bello poterlo impostare come tale e non come una semplice ripresa. Questa produzione, nello spazio della Sala Mehta, funziona davvero perfettamente; questo deriva dal fatto che il mondo barocco è intimo, non ci sono vocalità melodrammatiche né orchestrazioni telluriche, anche le storie accarezzano aspetti molto intimi dei personaggi. Il concetto che abbiamo voluto trasmettere è quello dell’illusione; l’inganno, tema assolutamente comune del periodo barocco e parola ripetuta in modo costante nel libretto, ci dà una doppia dimensione della realtà. Il concetto di Alcina che, con l’inganno appunto, attira gli uomini alla sua isola, che è alla base del lavoro di Ariosto, in questa produzione ho cercato di identificarlo come se fosse legato alla paura della fine, della perdita di ciò che si ha e della morte stessa.” E non ci sono dubbi che l’obiettivo sia stato perfettamente centrato ed approvato calorosamente anche dal pubblico.

Di livello davvero eccellente la parte strumentale, affidata al complesso Les Musiciens du Prince – Monaco : un ‘orchestra che è stata formata nella primavera del 2016 su iniziativa di Jean-Louis Grinda e di Cecilia Bartoli, che  ricopre anche il ruolo di direttrice artistica. Composta da alcuni dei migliori interpreti di strumenti antichi della scena internazionale, la visione artistica del gruppo si concentra sui più grandi compositori del periodo barocco, come Händel e Vivaldi, ma anche sul repertorio rossiniano. Alla sua guida il maestro Gianluca Capuano che è stato un interprete davvero straordinario; tutto il complesso ci ha restituito una musica ricca di forza, di fascino, di effetti, di grandi slanci strumentali e di momenti lirici, curando particolarmente le introduzioni delle arie, i tempi e le intensità sonore, alcune delle quali tanto desuete quante affascinanti. È anche grazie a questa esecuzione perfetta, che realizza una perfetta sintonia tra buca e palcoscenico, che quattro re di spettacolo scivolano leggere senza alcuna pesantezza o momento di stasi.

Di ottimo livello anche il cast vocale, sebbene qui si debba registrare una dolente nota: la presente recensione si riferisce infatti alla recita di martedì 20 ottobre, quando la star della produzione, l’attesissima Cecilia Bartoli, ha dovuto ritirarsi dopo la prima a causa di una forte laringite ma tornerà in scena per le ultime due repliche a partire da stasera.  A sostituirla è stata chiamata la giovane soprano Marie Lys, che aveva sicuramente un compito decisamente arduo benchè sia una specialista di questo genere d’opera e avesse già più volte cantato Alcina. All’inizio si muove con più che comprensibile cautela e con qualche incertezza, ma ben presto si rivela interprete del tutto all’altezza grazie a una voce ben impostata, un fraseggio elegante e grande grazia nelle agilità, oltre a una grande versatilità nelle numerose arie che deve affrontare, passando abilmente dai toni patetici a quelli più concitati. Il pubblico conquistato applaude entusiasta, la delusione per la mancanza della Bartoli è in buona parte compensata.

Straordinario anche il controtenore Carlo Vistoli nel ruolo di Ruggero; Vistoli stesso lo ha definito uno dei suoi personaggi  preferiti e si vede benissimo, sia sul piano scenico che su quello vocale; dotato di una notevole estensione della voce, ha anche una tecnica notevolmente scaltrita che gli consente vertiginose agilità e colorature come nell’aria  Sta nell’ircana.

Buoni nel complesso anche gli altri ruoli, anche se non proprio all’altezza dei due “fuoriclasse”: Kristina Hammarström come Bradamante, Petr Nekoranec come Oronte e Riccardo Novaro nel ruolo di Melisso

Da segnalare il ruolo di Oberto sostenuto da un giovane e non meglio specificato cantore del  Wilten Boys’s Choir/Innsbruck, che malgrado la giovanissima età ha dimostrato presenza scenica e ottima preparazione vocale.

Stasera  e  mercoledì 26 ottobre (ore 19) le ultime due repliche da non perdere assolutamente, disponibilità di posti permettendo.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da PATRIZIA SILVIA SCALI il 13/11/2022 09:54:54

    Mi chiamo PATRIZIA SILVIA SCALI e sono una badante. Noto che in questo momento sono come il più felice. Vengo a testimonianza di un prestito tra privati che ho appena ricevuto. Ho ricevuto il mio prestito grazie al servizio del Sig. Pierre Michel. Ho iniziato le procedure con lei venerdì scorso e martedì 11:35 poiché le banche non lavorano il sabato, poi ho ricevuto conferma che il bonifico dell'importo della mia richiesta di 50.000€ mi è stato inviato sul mio conto e avendo consultato il mio conto bancario molto presto, con mia grande sorpresa il trasferimento è andato a buon fine. Ecco la sua e-mail : combaluzierp443@gmail.com

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.