Editoriale

Basta colpevolizzare i cittadini, o chi si ammala. Piuttosto chi ci governa applichi un po' di buon senso

Le scelte sconsiderate di chiudere bar ristoranti cinema e teatri la sera. E se invece si facesse il contrario. Aperti la sera e chiusi il giorno?

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

n questi lunghi mesi di pandemia troppe le voci che ci hanno angustiato, assordato, sconfortato, ammonito, coartato.

Troppi gli esperti o sedicenti tali che hanno proposto ricette, valutazioni, analisi.

Insopportabili poi gli scienziati che, dopo averci imposto il valore assoluto della verità incontrovertibile della scienza contro l’opinabilità superflua delle materie umanistiche, alla prova dei fatti, quando avrebbero dovuto darci finalmente quella certezza frutto dell’indiscutibile metodo scientifico ci hanno fornito… punti di vista, opinioni, ipotesi. Non solo, ma i punti di vista, le opinioni, le ipotesi sono state contradditorie al punto da affermare uno l’opposto di quel che diceva un altro con relativo formarsi di schieramenti a favore o contrari.

Virologi, epidemiologi, clinici, statistici, ciascuno ci ha rappresentato la propria verità sul Covid, sulla malattia, sui sintomatici e gli asintomatici, sulla trasmissibilità del virus e sulla sua capacità di ucciderci o solo di renderci la vita più grama rendendoci potenziali armi di distruzione dei nostri anziani.

Poi sono scesi in campo gli psicologi per metterci in guardia sui danni che il nostro sistema nervoso avrebbe avuto dal contatto ravvicinato con la paura (di ammalarsi, di morire, di contagiare chi amiamo) e per analizzare le nostre reazioni al primaverile confinamento forzato in casa.

Non parlo dei sociologhi per carità di patria!

Ma non posso non ricordare i savonarola sparsi nei vari campi, (medici, politici, opinionisti vari) che ci hanno rappresentato la seconda ondata del virus come il risultato dei nostri pessimi comportamenti estivi: siamo stati cicale ora veniamo aggrediti dal virus, abbiamo creduto di esser fuori pericolo, ora stiamo peggio di prima.

Già, perché una delle cose che mi irrita di più del nostro paese (parlo di noi perché non so se altrove accada la stessa cosa) è la colpevolizzazione del malato. Hai il cancro? Peggio per te, non dovevi fumare, dovevi fare più controlli, dovevi alimentarti meglio. C’è il Covid? Colpa tua se non fossi andato in discoteca, se non avessi frequentato i ristoranti, se non avessi preso il caffè al bar, se avessi messo sempre la mascherina, se avessi rispettato il distanziamento ecc. ecc.

A parte il fatto che è ignobile umanamente e scientificamente (visto che si ammalano anche quelli che tengono comportamenti ipercorretti, controlli, alimentazioni sane, et similia) colpevolizzare il malato, ci sarebbe da chiedere a queste anime belle del savonarolismo d’accatto: credete davvero di poter sconfiggere la potenza della natura con le restrizioni nei comportamenti umani? Credete davvero che i virus, si possano eliminare sanificando il mondo attraverso pratiche igienico-sanitarie? Mi sembra che fino ad oggi abbiamo sconfitto il vaiolo grazie alla vaccinazione a tappeto della popolazione, idem per la poliomielite, mentre non abbiamo affatto sconfitto l’aids, perché non abbiamo trovato alcun vaccino, è stata messa a punto una cura che ne limita i danni e ne cronicizza il decorso, ma il virus è ancora fra noi.

Con questo non dico che adottare comportamenti tesi ad evitare i contagi non siano importanti, anzi, sono fondamentali, ma non mi va che chi si ammala venga sottoposto ad una specie di stigma sociale del tipo: te la sei voluta.

La prevenzione è indubitabilmente importante, direi essenziale e in certi casi, voglio dire nel caso di alcune malattie, sortisce sicuramente effetti più che significativi.

Nel caso della pandemia di cui siamo vittime la sensazione è che la tutela preventiva propostaci sia largamente inefficace. Da una parte perché gli “scienziati” non hanno ancora capito con cosa hanno a che fare, dall’altra perché chi dovrebbe governare il fenomeno sembra completamente imbecille.

Allora, lasciando da parte gli scienziati e le loro scarse certezze, ne sanno poco loro figuriamoci noi, proviamo a ribaltare la questione del rapporto malattia-responsabilità.

In estate abbiamo fatto le cicale, ci accusano, e il virus è tornato a correre. Già, ma perché abbiamo fatto le cicale? Perché chi avrebbe dovuto adottare provvedimenti intelligenti, non lo ha fatto.

Sapevamo, e lo sapevamo che il virus era assai diffuso in Spagna, in Grecia, e in Croazia mentre da noi, era clinicamente inesistente.

Ottimo, i nostri governati, visto che oltretutto erano alle prese con una crisi economica senza precedenti avrebbero potuto imporre una quarantena tosta e inderogabile, con controlli e dure sanzioni in caso di inosservanza, a tutti coloro che, sfidando la sorte, hanno avuto l’irresistibile bisogno di fare le vacanze in paesi ad alta diffusione del contagio.

Se si fosse adottata questa semplice pratica in quanti avrebbero rischiato di passare metà delle loro vacanze in quarantena pur di andare a divertirsi all’estero? Così non avremmo importato dosi massicce di virus e avremmo sostenuto il turismo interno.

Capitolo discoteche. Le hanno riaperte, e io dico che hanno fatto bene, anzi, avrebbero fatto bene se avessero imposto regole rigidissime sui numeri e il rispetto del distanziamento, anche in questo caso con tanto di controlli fiscalissimi. I gestori di discoteche avrebbero protestato? certamente sì, ma per loro non sarebbe stato meglio avere una lunga stagione con piccoli numeri piuttosto che tre settimane a ruota libera?

E veniamo ad oggi. Chiusi teatri, e cinema. Chiusi bar e ristoranti alle 18. Per limitare la quantità di gente che gironzola per la città, dicono; per dissuadere la popolazione dal muoversi da casa.

Ehi, dico, ma chi ci governa ha mai messo il naso fuori dai palazzi? Si è accorta che durante il lockdown primaverile la gente pur di uscire di casa andava al supermercato tutti i giorni intasando i negozi con file interminabili anche solo per comprare mezzo chilo di pane, o una scatola di tonno? (e infatti finito il lockdown sono finite le file!)

Se vogliamo limitare lo struscio contagiante non è questo il sistema.

Perché non si è pensato a far circolare solo coloro che potevano esibire ad un controllo (ci risiamo è sempre una questione di controlli) il biglietto di un cinema o di un teatro dove le norme di sicurezza sono così rigide e rigidamente applicate da non aver significativi numeri di contagiati fra i patiti del melodramma o della prosa o del grande schermo? Si poteva prevedere che fosse concesso uscire solo per andare al cinema o al teatro e poi finito lo spettacolo via di corsa a casa. Magari anche in questo caso la voglia di non rimanere fra le mura domestiche avrebbe invogliato a comprare un biglietto in più e a godere di un po’ di cultura in più senza affamare chi di cultura vive.

Capitolo ristoranti. Nella strada dove abito, a Roma, nel giro di cinquanta metri ce ne sono tre, due da una parte della strada uno dall’altra. Poiché si è permesso di moltiplicare i tavolini all’aperto per ovvi motivi sanitari, e poiché mentre si mangia non si può ovviamente tenere la mascherina, peraltro non obbligatoria purché si stia seduti, il povero passante che transiti da quei marciapiedi non ha alternative se non camminare in mezzo alla strada (ma anche in questo caso non è proprio consigliabile). Si trova a indossare la mascherina proteggendo quelli che stanno seduti ai tavoli, ma assolutamente inerme di fronte alla possibilità di essere contagiato dagli avventori (si sa che la mascherina non protegge chi la indossa) a brevissima distanza dai quali è costretto a passare per andare a fare la spesa. Meglio sarebbe stato se a quei ristoranti per esempio fosse imposta la chiusura a pranzo quando per forza di cose c’è più gente che gira per strada per le più diverse esigenze, piuttosto che a cena quando i negozi e i supermercati sono chiusi.

Certo sarebbe stato comunque un danno per i ristoratori, ma forse minore della chiusura serale e in più si sarebbe tutelata la salute di un maggior numero di cittadini. Anche in questo caso per evitare inutili strusci contagianti sarebbe bastato far girare la sera, con l’obbligo di muoversi solo da casa al ristorante e viceversa, solo chi fosse in possesso di una prenotazione. Ma anche qui, controlli, controlli, controlli.

Invece no. Meglio chiudere in maniera scriteriata, provocando proteste e dunque assembramenti, provocando danni economici e alla fine non ottenendo risultati significativi rispetto al diffondersi del contagio.

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