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Maggio Musicale Fiorentino

RINALDO CONVINCE ANCORA: ottimo successo dell'opera di Handel a Firenze.

L'opera con la regia di Pizzi e la direzione di Sardelli è stata molto apprezzata dal pubblico. Stasera Daniele Gatti inaugura la stagione sinfonica.

di Domenico Del Nero

RINALDO CONVINCE ANCORA: ottimo successo dell'opera di Handel a Firenze.

La prima cosa da sottolineare in questa edizione del Rinaldo è sicuramente la sua “eccezionalità”: si tratta del primo spettacolo che approda sulle scene della sala interna del teatro con tutti gli “ingredienti”: scenografie, costumi e anche passaggio nel foyer e intervallo con tanto di bar. Certo, il teatro è ben lontano dal poter dispiegare tutta la sua capienza, ma poter di nuovo respirare una atmosfera di “normalità” ha già un che di straordinario; e questo senza nulla togliere agli splendidi spettacoli sulla cavea delle scorse settimane, perché il Maggio – occorre ricordarlo – ha reagito da subito e con decisione alla brusca calata di sipario piombata sulla cultura, italiana e non; ed è il primo teatro italiano a rialzarlo, sia in senso metaforico che letterale.

Questo ovviamente non esime e non può esimere da un giudizio sullo spettacolo in sé, che ha sicuramente incontrato il favore del pubblico, ma la critica non è stata unanime e alcuni hanno espresso riserve soprattutto sulla regia di Pier Luigi Pizzi: un allestimento di 35 anni fa per il teatro Valli di Reggio Emilia, ricostruito in coproduzione fra i Teatri di Reggio Emilia, La Fenice di Venezia e il Maggio Musicale Fiorentino. Sarebbe dovuta andare in scena tra la fine di marzo e l'inizio di aprile, ultimo titolo della stagione 2019/2020, annullato per le vicende tristemente note.

L’allestimento di Pizzi è stato più volte replicato con fortuna e successo e riproporlo oggi vuole anche essere un omaggio all’artista per i suoi 90 anni: l’idea del regista è quella di “svelare” gli ingranaggi della macchina teatrale, che vengono qui rappresentati da figuranti come muovono troni, cavalli e piedistalli scultorei su cui stanno i personaggi, in uno sfondo monumentale che sarebbe di certo piaciuto al Tasso.  C’è peraltro da dire che questo allestimento sembra fatto apposta per mantenere il distanziamento sul palcoscenico, anche se certo non era questa l’intenzione de regista.

E allora? Spettacolo datato? Eccessiva staticità? Troppe infedeltà al testo hendeliano che nella lettura di Pizzi risulta eccessivamente datato e stravolto? Sicuramente non è un allestimento “filologico” e riflette forse un’idea superata: sicuramente oggi conosciamo molte più cose sull’opera barocca e sul periodo della cosiddetta “riforma metastasiana”. Inoltre il cliché dell’opera barocca come pura macchina teatrale atta a suscitare la “meraviglia” di mariniana memoria ha fatto il suo tempo, almeno quando si parla di compositori come Handel o Vivaldi. Tutto giustissimo, ma parlare di spettacolo che “non funziona” teatralmente sembra quantomeno eccessivo: in fondo di stravolgimenti se ne sono visti di ben peggiori (anche se questa non vuol essere, a scanso di equivoci, una giustificazione): certo è una visione “monumentale”, quasi scultorea dell’opera (grazie anche agli opulenti e magnifici costumi dovuti sempre a Pizzi e al gioco di luci, tra celestiali e diaboliche). Sicuramente in questa prospettiva qualcosa va perduto e possiamo convenire senz’altro che un nuovo allestimento dovrebbe battere vie diverse, ma questo ha comunque una magia e fascino tutti suoi che il pubblico ha percepito ed apprezzato.

Merito sicuramente anche della parte musicale, a partire dalla splendida direzione di Federico Maria Sardelli, che è  – e questo è ormai assodato – un maestro nel senso più alto del termine per quanto riguarda il repertorio antico e barocco (e non solo), ma che ogni volta riesce sempre a stupire.  Una caratteristica del Rinaldo è proprio la complessa varietà delle musica, con impasti  elaborati ed insoliti e con l’uso di ottoni e fiati in vari e multiformi contesti: si pensi ad esempio all’idillio tra Rinaldo e Almirena nel primo atto, con l’evocazione degli usignoli tramite due flauti e un ottavino, o l’aria di Rinaldo  nell’atto terzo Or la tromba in suon festante, con il ritmo marziale di trombe e timpano; quasi tutte le arie poi presentano moduli metrici di danza, sarabande, minuetti o gavotte. Sardelli riesce ad evocare la straordinaria complessità della partitura hendeliana con una impostazione sicuramente “aulica” (in sintonia con la regia) che però non mortifica affatto i tempi più veloci, i fraseggi più idillici o i momenti più marziali. Ottima come di consueto la risposta dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

Il controtenore Raffale Pe intepreta il protagonista Rinaldo, un ruolo che era stato scritto per un castrato e viene solitamente affidato a un contralto. Il cantante – di fama internazionale – aveva già dato ottima prova di sé a Firenze nella Didone del Vinci e si conferma ottimo interprete. Le arie del protagonista sono improntate a un piglio militaresco, ma vi sono anche momenti idillici come la celebre aria cara sposa. Pe  ha un timbro raffinato e corposo insieme, disinvolto nelle agilità, dotato di ottimo  raseggio e capace di rendere i recitativi in modo espressivo e vario; tutte caratteristiche che ha dispiegato anche in questa occasione, rendendo il personaggio in tutte le sue sfaccettature; dal morbido patetismo di Cara Sposa sino al deciso piglio marziale di Or la tromba. Una interpretazione molto apprezzata dal pubblico che gli ha tributato una vera e propria ovazione.

Consensi senza riserva anche per gli altri interpreti: Leonardo Cortellazzi (Goffredo) ha una piacevole voce tenorile e dà vita a un personaggio più saggio che marziale (come deve essere); Francesca Aspromonte è una Almirena gradevole dotata di uno strumento raffinato e bene impostato sia nel centro che negli acuti, oltre che nelle colorature, come ha dimostrato anche nella celebre aria lascia che io pianga : mentre aggressiva e .. diabolica l’Armida di Carmela Remigio, oltre che ineccepibile sul piano vocale. L’Argante di Andrea Patucelli delude un po’ nell’aria Sibilar gli angui d’Aletto ma dona un’interpretazione nel complesso più che dignitosa.

Ultima replica domenica ore 15.30. Un bello spettacolo che riapre degnamente il sipario di un teatro coraggioso che merita decisamente di essere sostenuto. Intanto stasera il maestro Daniele Gatti inaugura la stagione sinfonica, dirigendo il Coro e l'Orchestra del Maggio con la cantata “Jesu, der du meine Seele” di Bach, la “Messa per coro e doppio quintetto a fiati” di Stravinskij, l’Introduzione e Passacaglia “Lauda Sion Salvatorem” di Maderna e la suite per orchestra “Nobilissima visione” di Hindemith

 

N.B.  La recensione si riferisce alla recita di giovedì 10 settembre.

 

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