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Maggio Musicale Fiorentino

E Rinaldo tornò in campo, anzi in scena. Il capolavoro di Handel al Maggio Musicale, tra suggestioni tassesche e meraviglia barocca.

Il teatro fiorentino torna agli allestimenti scenici e alla sala interna con un grande spettacolo: uno dei capolavori operistici di Handel, con la direzione di Federico Maria Sardelli, protagonista Raffaele Pe.

di Domenico Del Nero

E Rinaldo tornò in campo, anzi in scena.  Il capolavoro di Handel  al Maggio Musicale, tra suggestioni tassesche e meraviglia barocca.

Ancora una volta il Tasso. L’autore della Gerusalemme liberata era in effetti l’ideale per messe in scene spettacolari ma che nello stesso tempo esaltassero i sentimenti e la complessità dell’animo umano, a differenza dei paladini ariosteschi che comunque, proprio grazie anche a Handel, troveranno anch’essi la via del palcoscenico.

Rinaldo di Georg Friedrich Händel il titolo che finalmente riporta sulle scene il melodramma in tutto il suo splendore al Maggio Musicale Fiorentino, uno dei teatri che hanno affrontato la crisi con maggiore coraggio e determinazione di uscirne fuori, allestendo spettacoli persino sul … tetto grazie alla magnifica cavea, era particolarmente caro al poeta di Sorrento: a diciotto anni scrive il Rinaldo, un poema in dodici canti sul paladino carolingio rivale di Orlando, mentre nella Gerusalemme Rinaldo, insieme a Tancredi, è il tipico rappresentante dei “compagni erranti”, coloro cioè che si fanno “traviare” dall’obiettivo fondamentale della conquista del Santo Sepolcro, irretiti dalle vicende d’amore.  L’opera va in scena stasera alle ore 20, con repliche allo stesso orario il 9 e 10 settembre e domenica 13 alle 15.30.

Il capolavoro del Tasso aveva già ispirato una pagina di altissima ispirazione musicale, Il combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi ( 1624), in cui però il compositore aveva lasciato quasi intatto il testo del poeta: “madrigale rappresentativo”, interessato a coglierne e a tradurne in suone proprio le “passioni” che quel passo di mirabile poesia esprimeva. Ma nel 1711, anno in cui a Londra viene rappresentato il Rinaldo di Handel, molte cose sono cambiate nel mondo musicale: l’opera è uscita dalla corte per approdare nei teatri, il rapporto tra testo poetico e musicale molto mutato dai tempi dei cameristi e del “Michelangelo della musica” Monteverdi: l’opera è ormai diventata fondamentalmente uno spettacolo. E anche se i primi anni del Settecento vedono i primi segni di quella riforma del melodramma che poi andrà sotto l’esclusiva paternità di Pietro Metastasio, quello che per l’appunto conta è ancora l’apparato spettacolare, destinato a suscitare quella “meraviglia” che è il fine primario dell’estetica barocca.

Infatti il direttore del Queen's Theatre di Haymarket, Aaron Hill, aveva lui stesso preparato un canovaccio che diede poi da versificare al poeta Giacomo Rossi.  Era una occasione importante perché era la prima opera italiana composta per un teatro inglese, anche se Handel  farà più un “pasticcio” che un lavoro originale. E quello che appunto interessava al poliedrico Hill erano gli aspetti scenici, non certo il rispetto del testo – e dei personaggi – tasseschi: l’azione principale si svolge fuori di Gerusalemme, ma varie scene sono di carattere fantastico e non hanno un ruolo definito. Rinaldo e Armida perdono molto della loro complessità psicologica: il protagonista non è più il guerriero scisso tra dovere e amore e perde molto del suo carattere eroico, mentre Armida, che Tasso rappresenta come esempio di furor amoroso, ma anche di vittima infelice della passione, diventa più che altro una artefice di sortilegi d’ogni sorta. Il personaggio di Almirena, figlia di Goffredo di Buglione e fidanzata di Rinaldo, è inventato di sana pianta. Inoltre lo spettacolo fu curato sin nei minimi dettagli: alla fine del primo atto furono introdotti in scena persino dei passeri vivi, suscitando l’ironia di alcuni critici.

Questo carattere un po’ composito del testo si riflette anche nella musica: Handel aveva a disposizione pochissimo tempo, per cui non disdegnò affatto di ricorrere ad abbondanti …. prestiti dalla sua produzione precedente; si trattava del resto di opere scritte e rappresentate perlopiù in Italia e quindi del tutto sconosciute al pubblico inglese.

Nonostante questo, l’opera ebbe uno straordinario successo ed è ancora oggi uno dei titoli di Handel di maggiore fortuna, Merito di alcuni passi straordinari, come la celeberrima aria lascia che io pianga, di alcune affascinanti pagine strumentali, e dell’uso sapiente della melodia che il compositore seppe fare grazie proprio alla feconda esperienza italiana.

L’edizione fiorentina è diretta dal maestro Federico Maria Sardelli, autorevole e brillante specialista del repertorio antico e barocco, e messo in scena nel fantastico e ormai storico allestimento di Pier Luigi Pizzi nell'anno in cui si celebrano i 90 anni del celebre regista e scenografo: “ L'opera è bellissima – spiega Pier Luigi Pizzi – ed è resa molto affascinante perché è un'interpretazione del teatro barocco che ho concepito partendo dalla macchina scenica. Tutti i meccanismi, che all'epoca delle prime rappresentazioni teatrali erano sempre nascosti nelle quinte o nel sottopalco, in questo allestimento diventano protagonisti dello spettacolo, del gioco scenico, caratteristica che ha molto meravigliato i primi spettatori, 35 anni fa, ma che poi è stata una delle componenti del suo successo. Sono molto contento di portare questo titolo al Teatro del Maggio in questo periodo, noi tutti abbiamo una gran voglia di tornare a fare teatro, e cercheremo di farlo con leggerezza, senza sentirci costretti nelle regole, affidiamoci al buonsenso”. Fra i protagonisti, Rinaldo sarà il controtenore Raffaele Pe: vincitore e finalista di molti concorsi, lavora regolarmente con alcuni dei maggiori direttori della scena internazionale, tra cui Sir John Eliot Gardiner, Paul McCreesh, René Jacobs e il suo repertorio va dai primordi dell’opera, da Monteverdi e Cavalli sino a Britten. Raffaele Pe è stato nel 2017 a Firenze uno straordinario protagonista della Didone abbandonata di Leonardo Vinci e senza dubbio saprà stupire e coinvolgere anche questa volta il pubblico fiorentino. Di ottimo livello anche gli altri protagonisti: Goffredo è Leonardo Cortellazzi, Armida Carmela Remigio, Almirena Francesca Aspromonte.

 

La trama dell’opera: (fonte: http://www.operamanager.com/cgi-bin/process.cgi?azione=ricerca&tipo=OP&id=36)

Atto primo. Nella Gerusalemme della prima crociata (1099), il generale cristiano Goffredo, certo di un’ormai prossima vittoria, invita il prode Rinaldo alla conquista di Gerusalemme, promettendogli in premio la mano della figlia Almirena, di cui il cavaliere è innamorato corrisposto: la ragazza sostiene a sua volta l’eroica impresa. Giunge intanto il re pagano Argante, che offre a Goffredo una tregua di tre giorni, prontamente accettata dai cristiani. Rimasto solo, Argante riceve la visita della maga Armida, sua amante, che gli promette di rapire Rinaldo per permettere la vittoria sull’esercito nemico. Armida compare infatti nel giardino dove s’intrattengono Rinaldo e Almirena e, grazie alla sua magia, porta via con sé la ragazza. Furibondo, Rinaldo chiede aiuto a Goffredo, che gli suggerisce di rivolgersi a un mago cristiano, alimentando i propositi di vendetta del cavaliere.

Atto secondo. Rinaldo e Goffredo si trovano in riva al mare alla ricerca del mago. Qui vengono irretiti dal canto delle sirene, che convincono Rinaldo a seguirle: l’eroe sale su una nave magica, deciso a recuperare l’amata rapita. Intanto la ragazza viene insidiata da Argante nel palazzo incantato di Armida. Ella è riuscita a far prigioniero anche Rinaldo, di cui subito si innamora, senza naturalmente alcuna speranza di venir corrisposta, neppure con l’ausilio della sua potente magia; si finge infatti Almirena, ma il cavaliere non cade nel tranello, mentre la maga, scoperta l’infedeltà di Argante, giura vendetta.

Atto terzo. Goffredo ha raggiunto il mago cristiano, che gli offre un bastone incantato col quale potrà rompere l’incantesimo di Armida; costei è ormai decisa a uccidere Almirena, ma deve fare i conti con Rinaldo. Giunge intanto Goffredo, e la maga è costretta a riparare nell’accampamento dei saraceni, dove si rappacifica col re Argante. Si prepara intanto la battaglia: Rinaldo scende in campo, e guida con il suo ardore i cristiani alla liberazione di Gerusalemme. Finalmente, a battaglia finita, potranno celebrarsi le sospirate nozze tra i due amanti

 

Rinaldo

di Georg Friedrich Händel

Libretto di Giacomo Rossi

 

Artisti

Direttore Federico Maria Sardelli

Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi

Assistente regista e Lighting designer Massimo Gasparon

 

Rinaldo Raffaele Pe

Goffredo Leonardo Cortellazzi

Armida Carmela Remigio

Almirena Francesca Aspromonte

Argante Andrea Patucelli

Mago Cristiano William Corrò

Donna/Due Sirene Marilena Ruta, Valentina Corò

Araldo Shuxin Li

 

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

 

Scenografo collaboratore Serena Rocco

Costumista collaboratore Lorena Marin

 

 

 

 

 

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