Editoriale

In ricordo di Paolo Rossi, politico e giurista d'altri tempi.

Un modo ben diverso dall'attuale di intendere l'attività politica e la costituzione.

Alessandro  Bedini

di Alessandro  Bedini

icordi, la memoria che non si cancella riemergono spesso dalle brume del passato per rammentarci come eravamo e quali siano stati i passaggi fondamentali  nella ricostruzione del nostro paese dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Sono alcuni personaggi che ci permettono di riavvolgere il nastro della storia, anche di quella più recente e che ci costringono a fare dei paragoni, a porre parallelismi, a guardare al futuro senza scordare ciò che è stato prima. Per uno di quei fortunati casi che capitano a chi si occupa di storia, ci sono giunti inaspettatamente tra le mani gli appunti, scritti di pugno da Paolo Rossi, dal 1947 membro dell'Assemblea Costituente, esponente di spicco del partito socialista democratico, Ministro della Pubblica Istruzione dal 1955 al 1957, nonchè presidente della Corte Costituzionale dal 1975 al 1978. E' grazie a sua figlia, la celebre scrittrice Francesca Duranti che abbiamo potuto leggere quegli appunti che risalgono al 1970. "Ciò che ricordo con particolare nostalgia - scrive Paolo Rossi a proposito dei lavori della Costituente - è il clima di sincero e costruttivo attivismo, dell'impegno morale in cui si svolsero i lavori della Commissione dei Settantacinque e poi del Comitato dei Diciotto per la redazione del testo definitivo [ della Costituzione n.d.r. ]. Non si verificava allora lo scandalo delle aule semideserte. Alle sedute i commissari c'erano sempre tutti". La "prebenda" che era destinata ai commissari era di venticinquemila lire dell'epoca, ben poca cosa, corrisponderebbero oggi a circa ottocento euro, fatto salvo il potere d'acquisto dell'epoca rispetto a quello di adesso. "Anche la nostra vita era spartana - prosegue Paolo Rossi -" sottolineando come fossero costretti a restare a Roma per intere quindicine: " interrotte da un viaggio a casa lunghissimo e disagevole. La Presidenza ci aveva munito di un carnet di tagliandi, con i quali potevamo frequentare la mensa del circolo militare a Palazzo Barberini, pagando, se ricordo bene, centocinquanta lire a pasto". Tempi duri quelli del dopoguerra, senza dubbio, tuttavia rispetto agli ostentati privilegi di cui godono oggi i rappresentati delle istituzioni, nate proprio in quel periodo grazie all'impegno di uomini come Paolo Rossi, il paragone, come si suole dire, sorge spontaneo. Scorrendo quelle pagine fitte scritte con una bellissima grafia, i ricordi si fanno ancor più personali:" L'onorevole Ghidini - prosegue Rossi - vicepresidente della Commissione [Gustavo Ghidini, membro della Commissione dei 75 per il Partito Socialista n.d.r.] prestigioso avvocato, scoprì che si poteva mangiare, non peggio, in un locale dell' Onarmo, a via del Bufalo, per lire novanta". C'è un passaggio altamente significativo che Paolo Rossi ha voluto sottolineare con forza: "Posso garantire - assicura - per me e per gli amici con i quali stavo più spesso, che nessuno pensava al proprio collegio e alla prossima rielezione. Si ventilava addirittura l'opportunità di una norma transitoria che dichiarasse non immediatamente rieleggibili i costituenti". Poi i nomi di spicco che lui frequentava e le impressioni che traeva da quei confronti: " Alcuni, non tutti cattolici, Dossetti, Perossi, Ambrosini, Calamandrei, mettevano nel loro compito un sentimento religioso: la religione della libertà e del dovere civico". La profonda, raffinata cultura giuridica di Paolo Rossi lo indirizza poi verso l'analisi della nostra Costituzione: "Come documento la Costituzione, molto simile a quella della Quarta Repubblica francese, durata lo spazio di un mattino, può essere criticata - osserva -. Vi sono collocate sullo stesso piano, affermazioni di principio, norme immediatamente precettive, indicazioni programmatiche, e perfino speranze di complessa e non facile realizzazione. In alcuni casi, come il regolamento dell'attività sindacale e l'esercizio del diritto di sciopero, i Costituenti hanno preferito rimettersi al legislatore ordinario e fu un errore, perchè non si potè più ricreare quella unità di intenti che era viva all'epoca dei Costituenti: le leggi d'attuazione previste costituzionalmente, non sono più venute!" Una critica giustificata dalla lacuna lasciata dall'articolo 40 della Costituzione, che sancisce il diritto di sciopero ma secondo le leggi vigenti, così come la regolamentazione dell'attività sindacale. Tale materia, come sappiamo, è stata oggetto di sentenze e di normative che dal 1978 in poi si sono succedute fino addirittura agli anni Novanta del secolo scorso. Lacune che lucidamente Paolo Rossi aveva messo in rilievo già durante i lavori dell'Assemblea Costituente.  "Avevamo immaginato la carta fondamentale come uno strumento perfettibile - prosegue Rossi - al lume dell'esperienza, indicando i mezzi per la sua revisione, ma si è tardato tanto a varare la legge sul referendum che la Costituzione si è trasformata di fatto da Costituzione garantita ma flessibile a Costituzione rigida. Meuccio Ruini [Presidente della Commissione dei Settantacinque e in seguito Presidente del Senato n.d.r.] che aveva dato alla Costituente tutta l'esperienza di giurista e di uomo politico, tutta la passione di ardente democratico, negli ultimi anni della sua lunga vita operosa, convocava privatamente alcuni dei superstiti membri della Commissione dei Diciotto per studiare riforme che gli parevano indispensabili: il rafforzamento dei poteri e una correlativa maggiore responsabilità dell'esecutivo; la distinzione dei compiti e rappresentanza tra Camera e Senato". Temi ancora oggi di stretta attualità che la lungimiranza degli uomini che la Costituzione l'avevano fatta, avevano indicato in tempi oramai lontani. Luci e ombre dunque, perfettibilità di una carta fondamentale da adeguare ai diversi periodi storici: ciò che è mancato e ancora oggi manca. Paolo Rossi conclude le sue pagine di appunti con un monito che dovrebbe, il condizionale è d'obbligo, riguardare tutti noi: "La Costituzione è un magnifico documento quando è scolpita nelle coscienze!".

Alessandro Bedini

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