Editoriale

Leonardo, Caravaggio, geni universali? No, campo di battaglia per critici allo sbaraglio

Il tipico vizio dell'italiano, anzi dell'italiota medio: la tuttologia, che non risparmia neppure i sommi. Anzi...

Dalmazio Frau

di Dalmazio Frau

ivello medio di conoscenze artistiche degli italiani è racchiuso nella terna “Leonardo da Vinci, Caravaggio, Van Gogh”. Qualcuno forse, al posto di quest’ultimo ci potrebbe introdurre Michelangelo o forse Giotto, ma Leonardo e Caravaggio ci sono sempre.

Il che la dice lunga non soltanto sull’ignoranza crassa che attanaglia le menti, ma soprattutto sulla pigrizia delle persone, coadiuvate da una scuola del tutto – o quasi – assente in questo campo.

E tutti, naturalmente, si sentono autorizzati a dire la propria personale e spesso discutibile se addirittura non ridicola, opinione su Leonardo, Caravaggio o altri. È la triste sindrome dell’”opinionista” e ancor più quell’insopportabile, esecranda abitudine che è la scienza postmoderna della “tuttologia”, che si manifesta come uno dei più devastanti morbi del panorama pseudointellettuale e giornalistico italiano.

Del resto siamo un Paese di commissari tecnici di calcio, di esperti in economia, in alta finanza e in geopolitica, perché non dovremmo esserlo nel settore dell’arte? Perché parlare di Lorenzo Lotto o di Andrea del Sarto, se possiamo sproloquiare insulse banalità copiate da altri su Caravaggio, soprattutto se lo facciamo su uno spazio messoci a disposizione su una testata giornalistica come sul nostro blog? Eppure nulla di quanto i neoesperti avranno scritto, in un tronfio coacervo di ovvietà, errori, prolissità più o meno autoreferenziali lascerà traccia di sé una volta chiuso il foglio o la pagina elettronica. Ripetere sino allo sfinimento concetti triti e abusati non serve a nulla né a nessuno se non al prodigioso rigonfiamento del proprio inutile ego, supportato sempre dai gratificanti “like” che un branco di altre mediocri nullità come il genio “opinionista” di turno, lasciano in calce all’articolo o al post.

Assistiamo così a Leonardi fancazzisti, a Caravaggi dalle dubbie attitudini omosessuali novelli Pasolini ante litteram, ma peggio ancora a coloro che pedissequamente imitano queste opzioni scartabili da parte di un intelletto sano. Siamo in un mondo di ciechi, come quello dipinto da Bruegel il vecchio, dove tutti i non vedenti cadono in un fosso avendo seguito l’orbo che li conduceva. Una ricerca disperata del “maestro” che un tempo era guida illuminata, esempio e conoscitore vero di misteri, mutava l’acqua in vino e ordinava ai mari e alla tempesta oppure, più modestamente, sapiente deteneva i segreti di un’arte oggi è diventato la ricerca dell’autoaffermazione in funzione di qualcun altro da imitare, per lo più, malamente. Sfortunato il maestro che non viene superato dal proprio allievo, diceva più o meno proprio Leonardo da Vinci, ma oggi che i veri “maestri” sono sempre più celati e invece abbondano quelli falsi, anche i discepoli sono degni di loro, men che modesti, arroganti, ignoranti e soprattutto inutili, anche come servi.

Non ci resta che cercare di trarre un sollazzevole divertimento da queste persone, ridicole appunto, patetiche più spesso, saltimbanchi che cercano d’esser capitani e re in un mondo di comparse,, caudatari, paraninfi e palafrenieri ma sempre ombre riflesse e senz’altra vita che quella data da una fiammella convinta d’essere un gran fuoco.

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