Maggio Musicale Fiorentino

L' Elisir d'Amore: una ventata di fresca comicità ambientata nell'America anni '70.

Torna l'allestimento di Pier Francesco Maestrini, un po' stravagante ma nel complesso gradevole e apprezzato. Dirige Fabrizio Maria Carminati.

di Domenico Del Nero

L' Elisir d'Amore: una ventata di fresca comicità ambientata nell'America anni '70.

Uno spettacolo ben collaudato e molto gradito: ritorna sui palcoscenici del Maggio Musicale Fiorentino l’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti, con esordio stasera alle ore 20 e altre recite il 12, 17, 19, 23 e 25 luglio alle 20. Si tratta della versione “country”, tutt’altro che sgradevole, firmata da Pier Francesco Maestrini con le scene di Juan Guillermo Nova e con il maestro Fabrizio Maria Carminati sul podio; a interpretare il ruolo di Adina si alterneranno Marina Monzò (al suo debutto al Maggio) e Maria Rita Combattelli  (12, 17 e 19) mentre nei panni di Nemorino ci saranno Giulio Pelligra e Dave Monaco (12, 17 e 19).  Belcore sarà  Biagio Izzuti  mentre ne ruolo del dottor Dulcamara si alterneranno Marco Filippo Romano e Alessio Verna (recite del 12, 17 e 19).

L’Elisir d’Amore  ebbe la sua prima nel 1832 al Teatro della Cannobiana a Milano; si trattò di  uno dei primi spettacoli con cui Donizetti riuscì a far presa sul pubblico lombardo e non solo.  L’impresario Alessandro Lanari, che aveva in appalto la stagione del Teatro della Canobbiana, volle incontrare Donizetti per proporgli di comporre un’opera comica per quella stessa stagione. Il libretto sarebbe stato scritto da Felice Romani, il librettista più famoso del tempo, con il quale Donizetti aveva già lavorato.  Dati i soliti ritmi di lavoro infernali non c’era tempo sufficiente alla stesura di un nuovo libretto e così  Romani tradusse quasi alla lettera (dichiarandolo onestamente nella prefazione) un libretto del collega francese Eugène Scribe  (Le philtre, musicato dal celebre compositore Daniel Auber); Se Scribe era un mago della scena, Romani per certi aspetti non era da meno e così il risultato fu persino superiore all’originale. La fretta certo non fece arretrare Donizetti che portò a termine la partitura in un lasso di tempo probabilmente superiore ai quindici giorni tradizionalmente attribuiti alla composizione dell’opera. L’Elisira andò in scena il 12 maggio con un successo clamoroso che sancì, a poco più di un anno di distanza dal trionfo dell’ Anna Bolena, la definitiva conquista di Milano.

Questa opera segna la messa a punto di una nuova e personale via nel trattamento dello stile comico.  Si pensi a quanto autorevole e ingombrante dovette essere per i contemporanei il modello rossiniano, e quanto difficile affrancarsene. Se tale modello informa gran parte delle opere comiche precedenti Elisir, a partire da questo titolo Donizetti trova una propria elaborazione dello stile comico tramite l’immissione dell’elemento sentimentale, estraneo al melodramma buffo rossiniano. Si attua un processo di ‘umanizzazione’ dei personaggi, sul piano musicale, attraverso l’individuazione di una tipologia melodica che evidenzia i tratti di ciascuno di loro (Ashbrook).

Nemorino  è colui che più di ogni altro nell’opera sviluppa la tematica del sentimento. Anche la condotta melodica di Adina rivela la sua evoluzione psicologica: dall’esordio di ragazza capricciosa e volubile del primo duetto, dove il suo carattere è suggerito da una linea di canto ricca di fioriture, alla cantabilità malinconica dell’aria finale). Belcore  si esprime invece in toni maestosi, su ritmi in prevalenza puntati. Uno dei personaggi si riaggancia alla tradizione dell’opera buffa: Dulcamara, il ciarlatano, contraddistinto da un canto prevalentemente sillabato, sull’orchestra che declina la linea melodica o comunque tematica. La stessa attenzione Donizetti riservò anche al coro, che riveste una parte fondamentale nell’immedesimazione nell’ambiente rustico-villereccio.

 La regia di Pier Francesco Maestrini  è molto particolare:  con le scene di Juan Guillermo Nova , evidenzia gli spunti comici e surreali trasformando la vicenda di Nemorino, Adina e Dulcamara in una storia americana anni '70. I contadini del libretto sono dei rednecks,  Nemorino mantiene il carattere del sempliciotto di paese, ma qui  gira in costume giallo …. da ragazzo  pollo per fare da réclame all'Adina's road food, dove lei e Giannetta indossano camicie a quadri annodate in vita e jeans decisamente short. A movimentare la vita di provincia arriva Dulcamara su una Buick rossa anni '60 con le sospensioni molleggiate: da cialtrone consumato e simpatico, grassoccio e vestito di bianco con un gran sigaro, è il prototipo del  “venditore di pentole”,anche se pretende di spacciare liquori odontalgici e miracolosi;  mentre il  sergente Belcore è  una via di mezzo  tra la caricatura del poliziotto irlandese panciuto e il sergente istruttore dei marine.

 

L’elisir d’amore

Opera lirica in due atti

Libretto di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti

Maestro concertatore e direttore Fabrizio Maria Carminati

Regia Pier Francesco Maestrini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Leonardo Andreotti

 

Adina Marina Monzò/Maria Rita Combattelli * (12, 17 e 19)

Nemorino Giulio Pelligra/Dave Monaco * (12, 17 e 19)

Belcore Biagio Pizzuti

Dulcamara Marco Filippo Romano/Alessio Verna (recite del 12, 17 e 19)

Giannetta Costanza Fontana *

 

Figuranti speciali: Elena Barsotti, Diletta Della Martina, Federica Manca, Gaia Mazzeranghi, Matteo Mazzuccato, Simone Ticci

 

Scene Juan Guillermo Nova

Costumi Luca Dall’Alpi

Luci Bruno Ciulli riprese da Vincenzo Apicella.

 

 

 

 

 

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