Maggio Musicale Fiorentino

Gran finale per la stagione sinfonica del Maggio: Daniele Gatti dirige Honegger e Prokof’ev

Il celebre direttore affronta la Sinfonia n. 3 H. 186 Liturgique e la splendida Aleksandr Nevskij

di  Totalità

Gran finale per la stagione sinfonica del Maggio: Daniele Gatti dirige Honegger e Prokof’ev

Ultimo appuntamento, in grande stile, con la musica sinfonica del Maggio Musicale Fiorentino.  Una bacchetta davvero eccellente, il maestro Daniele Gatti, direttore musicale del teatro dell’opera di Roma, specialista del repertorio del Novecento, dirige l’orchestra e il coro del Maggio in due pagine del XX secolo: la Sinfonia n. 3 H. 186 Liturgique di Arthur Honegger ( 1892-1955) e la famosissima cantata per mezzosoprano, coro e orchestra Aleksandr Nevskij op. 78 di Sergej Prokof’ev (1891-1953. Domani, 26 maggio, alle ore 20 al teatro del maggio. 

Membro del celebre gruppo parigino dei Sei, circolo di avanguardia aperto alla sperimentazione più provocatoria, Arthur Honneger assorbì tutte le esperienze della musica a lui contemporanea (neo-classicimo, nuova oggettività, musica motoristica, jazz, musica d’intrattenimento) filtrandole in un  linguaggio eclettico e personale. A differenza dei colleghi del gruppo votati a un’estetica volutamente disimpegnata, come Auric e Poulenc, Honneger sentì il bisogno di tornare a una concezione razionalistica ed etica della musica e dell’impegno compositivo. Ne è esempio emblematico la Terza Sinfonia ‘Liturgique’, composta tra il 1945 e il 1946 alla fine della guerra. Pagina colma di tristezza e di drammatici conflitti sonori, sottolineati da una scrittura continuamente dissonante dai colori lividi e corruschi, la Sinfonia n. 3 vuole rappresentare, come descritto dallo stesso autore, ‘la reazione dell’uomo moderno all’ondata di barbarie, stupidità, sofferenza, meccanizzazione e burocrazia’ in un periodo storico di grande sofferenza. E così nei tre movimenti dai titoli di ispirazione religiosa - Dies Irae, De profundis, Dona nobis pacem - Honneger trasferisce in musica il conflitto dell’animo umano diviso tra disperazione e anelito alla felicità e alla pace in un percorso spirituale che conduce alla catarsi finale.

L’ Aleksandr Nevskij  di Prokof’ev costituisce uno degli esempi più famosi di collaborazione tra cinema e musica.  Le imprese del principe Nevskij che il celebre regista Sergej Ejzentejn immortala in una pellicola del 1938, si rifanno a un momento di grande difficoltà per la Russia. Siamo intorno al 1242 e caduta Kiev la Russia è sotto il tiro incrociato del Mongoli e sul fronte occidentale, dell’espansione germanica appoggiata dall’Ordine dei Portaspada e dell’Ordine Teutonico dei Cavalieri della Croce. Quando i Teutoni si dirigono verso Novgorod, il popolo russo si rivolge a colui che era considerato il miglior guerriero del momento: il principe AJeksandr, detto Nevskij, del Granducato dì Suzdalia.  Il principe respinse l'invasione dei Cavalieri Teutonici nella battaglia sul lago di Peipus,  presso Pskov (ai confini orientali con l'odierna Estonia). Secondo una leggenda Nevskij ordinò ai propri soldati di togliersi le armature e di attirare i nemici sulla superficie ghiacciata del lago: e qui i cavalieri teutonici sprofondarono per il peso delle loro corazze. Il compositore operò in stretta collaborazione con il regista, a cui lo legava un rapporto di reciproca stima e ammirazione. Tra l’altro, Prokof’ev era stato proprio 1938  ad Hollywood (e qui era rimasto non poco colpito dalle tecniche di sincronizzazione del sonoro con le immagini messe a punto negli studi della Walt Disney), aveva una buona conoscenza dei precedenti film di Ejzenstejn e aveva già avuto occasione di incontrarlo. La collaborazione poté quindi avviarsi senza nessuna difficoltà. Il musicista dette vita alla colonna sonora, in 21 sezioni, durante il periodo delle riprese, tra la primavera e l'autunno del 1938, e nel 1939,  per l’occasione del 18° congresso del PCUS, ne trasse una Cantata per mezzosoprano, coro e orchestra, che diresse personalmente  a Mosca il 17 maggio 1939. La composizione divenne in breve opera di propaganda stalinista: La rievocazione di eroi del passato consente infatti di esprimere al meglio i sentimenti di patriottismo e nazionalismo, elementi comuni a molte cantate composte durante il periodo bellico, e il valore mostrato da Alexander Nevskij e dal suo esercito in battaglia diventa quindi metafora perfetta dell’impegno richiesto al popolo russo dinanzi alla minaccia della Germania nazista. Affidandosi alla propria vena lirico-narrativa, Prokof’ev adotta due stili compositivi differenti nel descrivere le due armate nemiche in lotta. Se per le sezioni che vedono protagonista l’esercito tedesco, ma anche il campo di battaglia disseminato di morti dopo lo scontro, il compositore si avvale di un linguaggio aspro, dissonante e dai ritmi percussivi e meccanici, in quelle dedicate ad Alexander e ai suoi uomini sceglie invece di usare a piene mani canti popolari russi, melodie tonali e corali dal respiro epico, come quello che chiude solennemente la Cantata e sancisce la vittoria del popolo russo sull’invasore.

 

 

 

 

 

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