Maggio Musicale Fiorentino

Firenze: Due appuntamenti con la grande musica, tra Bellini e ritratti musicali

Domani secondo titolo operistico del festival, la Straniera di Vincenzo Bellini e mercoledì un affascinante concerto, da Musorgskij a Martinu, passando per Respighi.

di Domenico Del Nero

Firenze: Due appuntamenti con la grande musica, tra Bellini e ritratti musicali

Due appuntamenti di grande interesse questa settimana al Maggio Musicale Fiorentino: dopo l’opera inaugurale Lear, domani (martedì 14) alle 20 un Vincenzo Bellini inconsueto con opera la Straniera (repliche giovedì 16 e domenica 19, quest’ultima alle 15,30), mentre mercoledì 15 è di scena un interessantissimo concerto sul tema Rinascimento e pittura russa in musica, con l’orchestra sinfonica della Rai diretta da James Conlon.

Nella produzione del grande catanese, La straniera è forse il titolo meno conosciuto: a Firenze c’è stata una solo esecuzione, alla Pergola nel 1830 per cui si può parlare se non di una prima certo di una novità.  Rappresentata alla Scala nel 1829, quindi dopo Il Pirata e prima dei più celebri capolavori, l’opera ottenne tra l’altro un clamoroso successo che le cronache giudicarono superiore a quello del Pirata. In effetti, con questo lavoro Bellini perfeziona il suo linguaggio musicale: i pezzi d’insieme predominano su quelli solistici, tanto che le aie vere e proprie sono solamente quattro e Arturo, il protagonista maschile, non ne ha nessuna.  Soltanto perché il compositore non aveva a disposizione il suo tenere preferito, il grande Giovanni Battista Rubini? Molto probabilmente no, anche perché, quando l’anno successivo il compositore rivide la tessitura vocale di Arturo proprio per adattarla a Rubini, non modificò questa situazione.  Con quest’opera infatti Bellini incentiva la tendenza a ridurre le arie solistiche a favore dei pezzi d’assieme. I personaggi principali, come ricorda Marco Uvietta, finiscono per assumere la funzione di “personaggi di relazione” (i loro caratteri cioè si definiscono sulla base dei reciproci rapporti), mentre i pezzi solistici vengono inglobati in strutture più ampie. [i] Questa caratteristica e altre novità d’impostazione ne fanno dunque un lavoro di grande interesse: “Una trama che ci trascina nel Romanticismo, piena di notturni, di stelle, di luna, di fughe – ha detto il Maestro Fabio Luisi che dirigerà l’opera -. La straniera è sicuramente una delle opere più affascinanti di Bellini, con momenti musicali straordinari. Un’opera che sa conquistarci, sparita stranamente dai cartelloni dopo il grande successo iniziale, che rappresenta un trait d’union tra la fine del Barocco e l’inizio del Romanticismo, legata al passato ma allo stesso tempo avviata verso il futuro del grande melodramma italiano”.

In effetti Felice Romani, che trasse il libretto  dal romanzo l’étrangère di Charles-Victor Prévost d’Arlincourt, testo pubblicato nel 1825, ambientato nella Bretagna medievale e ispirato con molta libertà a un personaggio storico: la regina Agnese di Pomerania, infelice moglie di Filippo II di Francia, che l’aveva sposata nel 1196 dopo aver ripudiato una principessa danese; il sovrano però, colpito dalla scomunica papale, aveva dovuto rinunciare alle sue nuove nozze. Romani  si adeguò al clima romantico, misterioso e leggendario che anima la vicenda, facendo forza alla sua vena poetica . Di formazione classicista, secondo qualche critico malevolo scimmiottò alcune convenzioni romantiche senza crederci veramente. Comunque sia, anche il libretto è in alcuni passi un po’ oscuro, fornì a Bellini il testo di quella che è stata definita la prima opera italiana dichiaratamente romantica.

La messa in scena è un nuovo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino: le scenografia è di Tonino Zera e Renzo Bellanca, i costumi sono di Stefano Ciammitti mentre la regia è affidata a Mateo Zoni: “La straniera è ambientata in Bretagna, nei dintorni del misterioso Castello di Montolino, nel 1300 circa: il luogo non esiste e la datazione è del tutto inspiegabile perché, nel libretto, si fa riferimento al re di Francia Filippo II e alla moglie ripudiata Agnese, la Straniera appunto, entrambi morti circa un secolo prima – spiega il regista  -. Con queste premesse, pensare di collocare il dramma in un medioevo storicamente esatto, è da considerarsi forse un errore. L’opera non si rivela a un primo ascolto: più ci si interroga sulla messa in scena, più ci si rende conto di quanto, l’ampia licenza storica, sia tutt’altro che frutto di approssimazione. Bellini, a differenza di altri maestri, sa che bisogna lasciare volutamente alcune porte aperte: non precisare troppo sulla carta, significa non chiudere possibilità a chi dovrà interpretare La straniera nei secoli a venire. Per il modo unico di penetrare l’inconscio, è il genere di dramma che sarebbe piaciuto a André Breton o Luis Buñuel. Un caso estremo nell’arte belliniana. Più che fortemente romantica, appare oggi quasi un’opera surrealista ante litteram: avanguardia che sarebbe venuta un secolo più tardi”.

Per quanto riguarda il cast, A vestire i panni della straniera il soprano Salome Jicia, giovane georgiana consacrata appena tre anni fa dal Rossini Opera Festival e oggi richiestissima sui palcoscenici internazionali. Insieme a lei Laura Verrecchia (Isoletta), Dario Schmunck (Arturo), Serban Vasile(Il barone di Valdeburgo) oltre a Adriano Gramigni (Il Priore degli Spedalieri), Dave Monaco (Osburgo) e Shuxin Li (Il signore di Montolino), questi ultimi giovani artisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino.

Il concerto di mercoledì 15 realizza in modo … sinestetico un interessante connubio tra il linguaggio dell’arte figurativa e di quelle dei suoni. Nella prima parte del programma un vero e proprio maestro delle pitture in musica, Ottorino Respighi, allievo di quel mago della strumentazione che fu il compositore russo Nikolaj  Rimskij-Korsakov. Respighi apre il programma con il suo trittico botticelliano del 1927, ispirato a tre famosissime tele del pittore. Il primo, la Primavera“, in tre tempi (allegro vivace – allegretto – vivo) è una fantasia su alcuni frammenti tematici, tra riproduzione di suoni naturali come il mormorio di venti e ruscelli e motivo di antiche danze dal sapore paganeggiante. Segue L’adorazione dei Magi, (andante lento – moderato), dai toni pastorali e sacrali, mentre l’ultimo, La Nascita di Venere“, torna a una atmosfera gioiosamente “pagana”, con tutta una serie di effetti strumentali che evocano il sorgere della dea dalle onde marine. ). Seguono Gli affreschi di Piero della Francesca che il boemo Bohuslav Martinů scrisse nel 1955 in seguito alla profonda suggestione provata nella Basilica di San Francesco ad Arezzo davanti al ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce . Infine, la seconda parte del concerto propone un titolo assai noto ed amato: quei Quadri di una esposizione che il grande compositore russo Modest Musorgskijricavò da visita alla mostra postuma di disegni dell’amico architetto Viktor Hartmann; composti per pianoforte, furono in seguito strumentanti in modo brillante da Maurice Ravel ed è questa la versione che è oggi maggiormente nota.

LA STRANIERA  - La trama dell'opera:

Atto primo. In Bretagna, nel castello di Montolino e nei suoi dintorni, verso il 1300. Arturo, conte di Ravenstel, fugge la promessa sposa Isoletta, figlia del signore di Montolino, per amore di una misteriosa donna velata. Alaide, così si fa chiamare costei, prega Arturo di lasciarla per evitare sciagure a entrambi (“Serba, serba i tuoi segreti”). Arturo coglie un misterioso colloquio tra Alaide e Valdeburgo, sospetta che il barone gli sia rivale e lo sfida a duello; ferito, Valdeburgo precipita nel lago. Saputo da Alaide che il barone è il fratello dell’amata, Arturo si getta nel lago in soccorso. Giunge Osburgo che, notate le vesti insanguinate di Alaide, l’accusa di omicidio, ma ella affranta dalla sciagura delira (“Un grido io sento”).

Atto secondo. L’inaspettato arrivo di Valdeburgo salva Alaide e Arturo, creduto suo complice, dalla condanna a morte (“Sì, li sciogliete, o giudici”): la donna, svelata la propria identità al priore degli Spedalieri, può tornare libera. Valdeburgo convince Arturo a sposare Isoletta, e questi accetta a patto che Alaide sia presente. Davanti al tempio degli spedalieri, Alaide attende lo svolgimento della cerimonia (“Ciel pietoso, in sì crudo momento”). Arturo esce dalla chiesa e vuole fuggire con Alaide; giunge il priore degli spedalieri e rivela che la donna è in realtà la regina Agnese, richiamata al trono dopo un lungo esilio; il conte disperato, poiché l’amata è ormai irraggiungibile, si uccide.

(fonte: http://www.operamanager.com/cgi-bin/process.cgi?azione=ricerca&tipo=OP&id=1160



[i] Marco UVIETTA, Riflessioni sulla ‘sostenibilità musicale’ della seconda versione della Straniera di Bellini, in Bollettino di studi belliniani, II, 2016, p. 7.

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