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Rassegna libraria febbraio 2019

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna libraria febbraio 2019

Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee (Marsilio, pagg. 302, Euro 18,00)

Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, Marcello Veneziani propone in Nostalgia degli dei i temi affrontati nell’arco di quarant’anni di studio e ricerca. Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, l’autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l’esistenza dell’uomo. E nel tracciarne i profili ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare» nella vita di tutti i giorni. Attingendo a una costellazione di pensatori che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, nel suo lungo percorso di scrittore Veneziani conserva quella nostalgia del sacro che consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti e trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza.

EUROPA

Francesco Boco, La catastrofe dell’Europa. Saggio storico del vecchio continente (Idrovolante, pagg. 287, Euro 20,00)

La weltanschauung oggi prevalente, cosiddetta mondialista, mira ad appiattire le differenze tra le nazioni, ad abolire i confini, a negare qualsiasi senso di appartenenza e ogni aspetto dell’umano che possa essere d’intralcio al progetto egualitarista. La globalizzazione ha subito una notevole, robusta accelerazione dai primi anni del XX secolo; questa visione progressista ha incontrato poche nazioni o movimenti politici in grado di farle da ostacolo. Quando ogni uomo si sarà lasciato alle spalle la propria storia e la propria identità, quando sentirà di non appartenere a nessun luogo particolare o a nessuna specifica cultura, allora si sarà pienamente emancipato da sé stesso. Chiunque potrà godere degli stessi diritti e degli vantaggi materiali: con questo input è nata l’Europa tecnico-economica guidata da Bruxelles, in obbedienza al messaggio del mondo della finanza internazionale. Piegato ai voleri dei ‘poteri occulti’, il vecchio continente ha perduto così ogni indipendenza e autonomia; il mar Mediterraneo è percorso da guerre e crisi politiche, dall’instabilità che porta immensi flussi di immigrati sul nostro suolo. Tutto ciò si riflette sull’esistenza dei popoli europei, alterandone il volto e le istituzioni fondamentali, la coesione sociale e la civiltà plurimillenaria.

MONDO

Edoardo Cigolini, America profonda. Alt-Right, tensioni razziali, disagio sociale. Racconto di un Paese diviso (Eclettica, pagg. 136, Euro 13,00)

 Dall'Alt-Right agli scontri con l'estrema sinistra, dalla crisi economica alle nuove tensioni interrazziali, fino alle ultime follie iconoclaste in nome del "politicamente corretto". "America profonda" è tutto questo. Un viaggio alla scoperta degli Stati Uniti attraverso il racconto di un giovane reporter che ha potuto toccare con mano la realtà statunitense e incontrare politici "populisti", blogger, lavoratori, studenti e veterani. Con una serie di capitoli agili ma dettagliati si può così conoscere la "destra alternativa" di Steve Bannon, ma anche la galassia "progressista" finanziata dal miliardario George Soros, e la comunità italo-americana che per mesi ha difeso la statue di Italo Balbo e Cristoforo Colombo da chi avrebbe voluto abbatterle. Il tutto in un contesto sempre più caratterizzato da degrado e forti tensioni sociali. Quello che esce fuori dalle pagine di questo libro è infatti il ritratto di una superpotenza a "stelle e strisce" mai stata così fragile e divisa. E in cui non è chiaro se Donald Trump rappresenti un segnale di ripresa, o soltanto l'ennesimo passo in direzione del baratro.

ECONOMIA

Francesco Saraceno, La scienza inutile. Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall'economia (Luiss Press, pagg. 176, Euro 16,00)

Viviamo anni di dissesti economici e finanziari, ma per fortuna lo studio della storia economica aiuta leader politici a evitare errori già commessi in passato. Giusto? Sbagliato: questo libro mostra proprio come la negligenza dei policy makers e persino degli stessi economisti nello studio delle vicende economiche mondiali sia uno dei fattori dell’aggravarsi dei momenti di crisi. La scienza inutile ripercorre la storia e la lotta delle idee lungo tutta la storia del moderno pensiero economico, dalla Grande depressione all’attuale crisi del sistema bancario, dimostrando come i tanti interventi sbagliati a livello politico e istituzionale rientrino tutti all’interno di un ciclo di corsi e ricorsi storici che si ripetono più volte, e ogni volta peggio. Il racconto è inframezzato da una serie di approfondimenti che mostrano come la conoscenza del pensiero economico ci aiuterebbe a capire fenomeni attuali: il sistema bancario al collasso, la politica economica di Donald Trump e i deludenti e tardivi risultati del Jobs Act.

TEMPI MODERNI

Giancarlo Ricci, Il tempo della postlibertà. Destino e responsabilità (Sugarco, pagg. 192, Euro 16,50)

L'autore, psicoanalista, ha in corso (dal 2016) un Provvedimento Disciplinare da parte dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia per alcune affermazioni pronunciate in una trasmissione televisiva. L'aver detto, tra l'altro, che «la funzione di padre e madre è essenziale e costitutiva alla funzione di crescita» è stato ritenuto discriminatorio verso le famiglie arcobaleno. Nella prima parte, il libro ripercorre le vicende e i risvolti di questa aggressione ideologica che impone con la «rivoluzione gender» la sua visione sulla sessualità, sulla famiglia, sulla differenza tra i sessi. La seconda parte è dedicata alla post libertà: «La libertà di pensiero ce l'abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero». Questo aforisma di Karl Kraus diventa per l'autore l'emblema di un'epoca in cui domina un regime di post libertà: l'adeguamento al pensiero unico, al politicamente corretto, all'obbligo dell'egualitarismo. L'uomo contemporaneo crede di essere libero e di avere a portata di mano qualsiasi scelta. È il carnevale della libertà. Ma quando tutto è possibile la libertà implode, si svuota dal suo interno, la libertà muore di troppa libertà. Nella terza parte il tema della libertà è portato al centro dell'esperienza psicoanalitica. Il lavoro clinico può essere letto come un lavoro di libertà, come il percorso in cui un soggetto prova a ritessere il proprio destino. E a ritrovare il desiderio di progettare una libertà altra che ha il sapore di una conquista perenne.

FILOSOFIA

Massimo Donà,  Un pensiero sublime. Saggi su Giovanni Gentile, (inSchibboleth, pag. 183, Euro 22,00)

Giovanni Gentile è stato un pensatore cruciale del Novecento. La rimozione del suo nome e, soprattutto, della sua filosofia, dal dibattito contemporaneo, rendono evidente la povertà teoretica contemporanea. Eppure, a guardar bene, tale rimozione, è stata determinata più da ragioni storico-politiche (la fedeltà del filosofo al fascismo), che non dalle sue posizioni teoriche. In un’epoca come l’attuale, pertanto, nella quale il cleavage politico non passa più dalla contrapposizione destra/sinistra, né tantomeno dovrebbe passare da quella antifascismo/anticomunismo, c’è da augurarsi che si torni a parlare di attualismo.  Perché ciò accada è necessario incontrare il gentilianesimo nella sua valenza di proposta teoretica. Questa è la via di approccio tentata, tra i pochi, da Massimo Donà.

STORIA

Massimo viglione, La conquista della “Mela d’oro”. Islam ottomano e cristianità tra guerra di religione, politica e interessi commerciali (1299-1739) (Solfanelli, pagg. 357, Euro 30,00)

Scontro di civiltà e guerra di religione intonarono il rapporto fra l’Europa cristiana e il mondo musulmano, soprattutto dopo la conquista turca di Costantinopoli. La contiguità geografica e il comune destino geopolitico resero, col tempo, questi due mondi sempre più vicini, creando le condizioni per una intensificazione dei rapporti commerciali e in certi casi di vere e proprie alleanze politiche. Il regno di Francia, la Serenissima Repubblica di Venezia e alcuni principati balcanici, sia in funzione antiasburgica che per una vantaggiosa politica di mercatura, utilizzarono lo spauracchio ottomano per i propri scopi, non rispondendo alle chiamate alla crociata dei pontefici. Il racconto di quasi cinque secoli di scontri militari e incontri culturali fra cristianità e islam assume contorni a volte epici altre tragici, coinvolgendo tutti gli ambiti esistenziali: religioso, politico, artistico, bellico e socio-economico. Maometto II e Solimano il Magnifico, Carlo e Filippo II, Eugenio di Savoia e don Giovanni d’Austria, san Pio V e san Giovanni da Capestrano, Sobieski e Scanderberg, furono alcuni dei protagonisti dell’epoca, che vide stragi cruente (Otranto e Famagosta) e grandiose battaglie (Lepanto, Belgrado, Nicopoli).

                                                                      ***

Luca Pignataro, Il Dodecaneso italiano 1912-1947 (Solfanelli, pagg. 498, Euro 32,00)

L’occupazione italiana del Dodecaneso comportò, soprattutto nel periodo governato dal quadrumviro Cesare Maria de Vecchi, un adeguamento delle realtà istituzionali a quelle dell’Italia fascista. La politica autoritaria di de Vecchi, in puro stile mussoliniano, portò a una limitazione nello sfruttamento della manodopera indigena e risarcì la popolazione locale di alcuni torti subiti nella precedente amministrazione. Le difficoltà amministrative e di convivenza, sia per i militari italiani che per i fascisti presenti nelle isole dell’Egeo, aumentarono con la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Grecia nell’ottobre del 1940. Il saggio di Luca Pignataro dedicato alla presenza italiana nel Dodecaneso esamina il tentativo di assimilazione dell’Italia fascista, la resistenza dei gruppi filoellenici, il governo del generale Bastico e dell’ammiraglio Campioni, l’occupazione tedesca seguita all’8 settembre 1943 e si chiude con l’amministrazione militare britannica (1945-47). La vita degli isolani peggiorò notevolmente durante gli avvenimenti bellici, sia per la drammatica carestia che sopraggiunse sia per la duplicità dell’amministrazione, quella civile rimasta nelle mani degli italiani e quella militare dei nazisti, che comportò un duro regime per gli ebrei presenti nelle isole egee e per gli ambienti cristiano-ortodossi, intorno ai quali si costituì la resistenza antifascista.

                                                                      ***

Don Carlo Chiavazza, Scritto sulla neve. Diario di un cappellano militare in Russia (Ar, pagg. 144, Euro 13,00)

Don Carlo Chiavazza, ordinato sacerdote nel 1937, fu chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale come cappellano militare degli Alpini per la divisione Tridentina. Giovane tenente, nell’inverno del 1942-43 fu coinvolto nella drammatica ritirata di Russia, dal Don a Nikolajewka: quattrocento chilometri fra la neve ed il gelo, affrontati combattendo con la fame e la sete, ad una temperatura che scendeva ai 40gradi sotto zero. In questo diario don Carlo ricorda che nel corso della traversata si trovò ad essere di volta in volta infermiere, mediatore con le comunità slave per avere i generi di prima necessità, senza dimenticare i suoi doveri di sacerdote, che comprendevano l’ingrato compito seppellire eroici combattenti e dare conforto ai loro commilitoni. La narrazione, incentrata sulla divisione Tridentina comandata dal generale Luigi Reverberi, esalta le gesta degli alpini, capaci di andare incontro alla morte cantando, combattendo con la volontà caparbia di chi muore ma non si arrende. Il racconto ricorda alle giovani generazioni italiane che gli alpini hanno fatto il loro dovere sino all’annientamento, con sacrifici enormi, fra le tormente e i rigori dell’inverno russo. Il Natale trascorso nei pressi del fiume gelato, sotto i bombardamenti e l’azione di cecchinaggio dei sovietici, non minò l’allegria di quegli Uomini, poiché “Dio era con gli Alpini” come affermava don Carlo Gnocchi, altro cappellano militare degli alpini. All’inizio della ritirata il corpo d’armata alpino – che comprendeva le divisioni Tridentina, Julia, Cuneense -, contava sessantamila soldati. Al ritorno in Italia si contarono oltre 41.000 uomini fra morti e dispersi, di cui 53 cappellani militari; negli ottocento chilometri di marcia percorsi a piedi perì anche l’80% dei muli, fedeli compagni degli alpini fino alla fine.

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Petra Di Laghi, Da profughi a esuli. L’esodo Giuliano-dalmata tra cronaca e memoria (Edizioni Accademiche Italiane, pagg. 208, Euro 41,90)

Tra la fine della seconda guerra mondiale e la seconda metà degli anni Cinquanta la comunità italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia lascia le sponde dell’Altro Adriatico, spinta a tale scelta da un complesso di ragioni psicologiche, sociali, culturali, politiche ed economiche in seguito all'assegnazione di quelle terre alla federazione jugoslava. Nella storiografia e nella memoria italiana tale fenomeno assunse la denominazione di “esodo giuliano-dalmata”, un flusso continuo di partenze che si protrassero per circa un decennio riversando i profughi giuliano-dalmati per la maggioranza in Italia, oltre che all’estero. Questa ricerca oltre a fornire una panoramica delle vicende storiche che interessarono i territori della Venezia Giulia (sia in chiave storiografica sia attraverso l’analisi della stampa periodica e dell'opinione pubblica italiana), approfondisce il tema dell’accoglienza e dell’assistenza offerta ai profughi giuliano-dalmati nella società italiana del secondo dopoguerra, analizzando nello specifico il programma assistenziale che la città di Genova attivò nei loro confronti nel periodo compreso tra il 1945 e il 1955. 
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Guido Crainz, Il sessantotto sequestrato. Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni (Donzelli, pagg. 202, Euro 19,50)

A distanza di cinquant’anni dal simultaneo manifestarsi dei movimenti di contestazione del 1968 in tante parti del Vecchio continente, un dato si impone con assoluta certezza: osservato da lontano, in prospettiva storica, il Sessantotto, ai fini di quella che si presenta come una faticosa costruzione dell’identità politica e civile di Europa, non è tanto rilevante per quel che avvenne a Parigi oppure a Roma e Milano, a Berlino oppure a Torino e Trento. Appaiono invece ben altrimenti decisivi – a ben vedere, premonitori – i rivolgimenti, i traumi e i processi che segnarono in quell’anno la Cecoslovacchia, la Polonia e altre aree dell’”Europa sequestrata” dall’impero sovietico, per dirla con Milan Kundera. Processi solo apparentemente stroncati a Praga dai carri armati russi e in Polonia da una brutale offensiva di regime, che assunse anche violenti toni antisemiti. In realtà, da quel 1968 si dipanano molti fili che porteranno al 1989, più forti dell’esilio e delle persecuzioni: attraverso Charta ’77 in Cecoslovacchia, il Kor e Solidarnosc in Polonia, e seguendo più complessi e meno lineari percorsi nella Jugoslavia, destinata a disintegrarsi agli inizi degli anni novanta. Eppure quei giovani contestatori dell’Est, quegli intellettuali, quegli appassionati sostenitori del rinnovamento, non ebbero allora quasi nessun riconoscimento, quasi nessun aiuto dai movimenti studenteschi dell’Occidente, e assai scarso ne ebbero anche da parte dei partiti comunisti occidentali, che pure si dichiaravano sinceramente democratici e attenti alle spinte libertarie. Perché questa sottovalutazione, questa disattenzione, questo oblio? Su simili domande si concentra Guido Crainz, che pure partecipò attivamente a quei movimenti, nel lungo saggio di apertura di questo libro.

STORIA DELLE DESTRE

Autori Vari, Pinuccio Tatarella. Passione e intelligenza al servizio dell’Italia (Giubilei Reggiani, pagg. 231, Euro 20,00)

La vita vissuta, gli aneddoti, i ricordi sono il filo rosso delle molte voci che hanno voluto rendere omaggio a Pinuccio Tatarella, originale figura della politica italiana, storico dirigente della destra italiana.  Una lunga lista di nomi notissimi, che fanno del volume «un piccolo caso editoriale, anche perché – ha sottolineato Francesco Giubilei, Presidente della Fondazione Tatarella  – ci sono i contributi dei tre leader del centrodestra: Meloni, Salvini e Tajani». È stato però alla voce di un avversario che i curatori del libro hanno deciso di affidare la frase che apre il volume. «Tatarella ci ha insegnato la differenza tra morire e finire. Grazie alla sua personalità generosa e alla sua frenetica attività politica a distanza di tanti anni molti ancora lo ricordanola politica a lui fa sempre costante riferimento. Ecco perché – ha scritto Luciano Violante – Tatarella è morto, ma non è finito».

CLASSICI

Anonimo di Giamblico, Contro la democrazia estrema. La virtù e il buon governo (Edizioni di Ar, pagg. 64, Euro 10,00)

Questo testo costituisce una testimonianza dei problemi pratico-amministrativi, che gravarono su Atene nel periodo critico seguente la sconfitta nella guerra del Peloponneso, quando la città perse il suo impero marittimo e fu preda dei ‘politici nuovi’, personaggi subdoli e perfidi demagoghi. Le trasformazioni istituzionali avviate dalle riforme di Efialte e di Pericle sono qui indicate come le premesse storiche per la democrazia estrema. La critica mossa alla democratica Atene dall’Anonimo di Giamblico non è il precedente ideologico di Platone e Aristotele, sia perché si tratta di una censura assai precisa sotto il profilo storico-politico (la democrazia post-periclea), sia perché non si tratta di una discussione sul piano filosofico, della ricerca per via speculativa della miglior forma di governo. Il tono dello studio, quindi, è eminentemente di dottrina etico-politico ed è intimamente collegato con la situazione istituzionale ateniese, in quel momento piuttosto incerta. Il testo offre anche il ritratto del buon cittadino e di come perfezionare le sue doti naturali, indirizzandole verso il buono e il bello, rivolgendo l’interesse del fanciullo verso la disciplina nella quale manifesta capacità specifiche. Altri argomenti trattati sono: il dominio sulle passioni che costituiscono il più grande ostacolo a che ogni uomo si conformi alle leggi e a ciò che è giusto; l’illegalità, fonte di danni gravissimi per la comunità; l’essenza del buon governo, basato su legge (nòmos) e giustizia (dìke).

LETTERATURA

Alfonso Berardinelli, Cactus. Meditazioni, satire, scherzi (Castelvecchi, pagg. 158, Euro 17,50)

Proprio come un cactus, che cresce in ambienti poco favorevoli, così Alfonso Berardinelli si mostra particolarmente spinoso. Sarà  l’ambiente culturale che abbiamo intorno a provocare in lui, nello stesso tempo, aggressività  polemica e distacco? Berardinelli è  sempre stato particolarmente attento a quegli episodi rivelatori nei quali la cultura diventa inavvertitamente la caricatura di se stessa cadendo, così nel ridicolo. Con la crudeltà  aforistica dei suoi ritratti, ecco che, sotto i nostri occhi, la critica si trasforma in letteratura e il giudizio in satira, e diagnosi lucide e irrisorie mostrano i tratti spesso involontariamente comici di quella artificiosa “serietà” e di quella funesta “profondità” che continuano a imperversare nella nostra cultura. Eco, Citati, Magris, Cacciari, dalle recensioni e “satire” di Berardinelli non si salva nessuno.

MUSICA

Giovanni Rossi (Immagini e  grafiche di Simone Poletti),  Tu meriti il posto che occupi .La storia dei Disciplinatha (Tsunami, pagg. 600, Euro 44,00)

 Disciplinatha sono senza dubbio uno dei gruppi più controversi e discussi del panorama musicale italiano. Nati a Bologna sul finire degli anni Ottanta, artefici di uno sviluppo artistico che fondeva musica, iconografia e narrazione, sono riusciti nell’impresa unica di farsi odiare sia dal pubblico di destra, che da quello di sinistra, con un’immagine che solo superficialmente poteva definirsi provocatoria.In realtà i messaggi che i Disciplinatha hanno portato all’attenzione del pubblico sono stati molto più profondi e complessi della semplice provocazione, anticipando con straordinaria capacità di lettura del rMarcello Veneziani, Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee (Marsilio, pagg. 302, Euro 18,00)

Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, Marcello Veneziani propone in Nostalgia degli dei i temi affrontati nell’arco di quarant’anni di studio e ricerca. Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, l’autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l’esistenza dell’uomo. E nel tracciarne i profili ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare» nella vita di tutti i giorni. Attingendo a una costellazione di pensatori che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, nel suo lungo percorso di scrittore Veneziani conserva quella nostalgia del sacro che consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti e trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza.

EUROPA

Francesco Boco, La catastrofe dell’Europa. Saggio storico del vecchio continente (Idrovolante, pagg. 287, Euro 20,00)

La weltanschauung oggi prevalente, cosiddetta mondialista, mira ad appiattire le differenze tra le nazioni, ad abolire i confini, a negare qualsiasi senso di appartenenza e ogni aspetto dell’umano che possa essere d’intralcio al progetto egualitarista. La globalizzazione ha subito una notevole, robusta accelerazione dai primi anni del XX secolo; questa visione progressista ha incontrato poche nazioni o movimenti politici in grado di farle da ostacolo. Quando ogni uomo si sarà lasciato alle spalle la propria storia e la propria identità, quando sentirà di non appartenere a nessun luogo particolare o a nessuna specifica cultura, allora si sarà pienamente emancipato da sé stesso. Chiunque potrà godere degli stessi diritti e degli vantaggi materiali: con questo input è nata l’Europa tecnico-economica guidata da Bruxelles, in obbedienza al messaggio del mondo della finanza internazionale. Piegato ai voleri dei ‘poteri occulti’, il vecchio continente ha perduto così ogni indipendenza e autonomia; il mar Mediterraneo è percorso da guerre e crisi politiche, dall’instabilità che porta immensi flussi di immigrati sul nostro suolo. Tutto ciò si riflette sull’esistenza dei popoli europei, alterandone il volto e le istituzioni fondamentali, la coesione sociale e la civiltà plurimillenaria.

MONDO

Edoardo Cigolini, America profonda. Alt-Right, tensioni razziali, disagio sociale. Racconto di un Paese diviso (Eclettica, pagg. 136, Euro 13,00)

 Dall'Alt-Right agli scontri con l'estrema sinistra, dalla crisi economica alle nuove tensioni interrazziali, fino alle ultime follie iconoclaste in nome del "politicamente corretto". "America profonda" è tutto questo. Un viaggio alla scoperta degli Stati Uniti attraverso il racconto di un giovane reporter che ha potuto toccare con mano la realtà statunitense e incontrare politici "populisti", blogger, lavoratori, studenti e veterani. Con una serie di capitoli agili ma dettagliati si può così conoscere la "destra alternativa" di Steve Bannon, ma anche la galassia "progressista" finanziata dal miliardario George Soros, e la comunità italo-americana che per mesi ha difeso la statue di Italo Balbo e Cristoforo Colombo da chi avrebbe voluto abbatterle. Il tutto in un contesto sempre più caratterizzato da degrado e forti tensioni sociali. Quello che esce fuori dalle pagine di questo libro è infatti il ritratto di una superpotenza a "stelle e strisce" mai stata così fragile e divisa. E in cui non è chiaro se Donald Trump rappresenti un segnale di ripresa, o soltanto l'ennesimo passo in direzione del baratro.

ECONOMIA

Francesco Saraceno, La scienza inutile. Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall'economia (Luiss Press, pagg. 176, Euro 16,00)

Viviamo anni di dissesti economici e finanziari, ma per fortuna lo studio della storia economica aiuta leader politici a evitare errori già commessi in passato. Giusto? Sbagliato: questo libro mostra proprio come la negligenza dei policy makers e persino degli stessi economisti nello studio delle vicende economiche mondiali sia uno dei fattori dell’aggravarsi dei momenti di crisi. La scienza inutile ripercorre la storia e la lotta delle idee lungo tutta la storia del moderno pensiero economico, dalla Grande depressione all’attuale crisi del sistema bancario, dimostrando come i tanti interventi sbagliati a livello politico e istituzionale rientrino tutti all’interno di un ciclo di corsi e ricorsi storici che si ripetono più volte, e ogni volta peggio. Il racconto è inframezzato da una serie di approfondimenti che mostrano come la conoscenza del pensiero economico ci aiuterebbe a capire fenomeni attuali: il sistema bancario al collasso, la politica economica di Donald Trump e i deludenti e tardivi risultati del Jobs Act.

TEMPI MODERNI

Giancarlo Ricci, Il tempo della postlibertà. Destino e responsabilità (Sugarco, pagg. 192, Euro 16,50)

L'autore, psicoanalista, ha in corso (dal 2016) un Provvedimento Disciplinare da parte dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia per alcune affermazioni pronunciate in una trasmissione televisiva. L'aver detto, tra l'altro, che «la funzione di padre e madre è essenziale e costitutiva alla funzione di crescita» è stato ritenuto discriminatorio verso le famiglie arcobaleno. Nella prima parte, il libro ripercorre le vicende e i risvolti di questa aggressione ideologica che impone con la «rivoluzione gender» la sua visione sulla sessualità, sulla famiglia, sulla differenza tra i sessi. La seconda parte è dedicata alla post libertà: «La libertà di pensiero ce l'abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero». Questo aforisma di Karl Kraus diventa per l'autore l'emblema di un'epoca in cui domina un regime di post libertà: l'adeguamento al pensiero unico, al politicamente corretto, all'obbligo dell'egualitarismo. L'uomo contemporaneo crede di essere libero e di avere a portata di mano qualsiasi scelta. È il carnevale della libertà. Ma quando tutto è possibile la libertà implode, si svuota dal suo interno, la libertà muore di troppa libertà. Nella terza parte il tema della libertà è portato al centro dell'esperienza psicoanalitica. Il lavoro clinico può essere letto come un lavoro di libertà, come il percorso in cui un soggetto prova a ritessere il proprio destino. E a ritrovare il desiderio di progettare una libertà altra che ha il sapore di una conquista perenne.

FILOSOFIA

Massimo Donà,  Un pensiero sublime. Saggi su Giovanni Gentile, (inSchibboleth, pag. 183, Euro 22,00)

Giovanni Gentile è stato un pensatore cruciale del Novecento. La rimozione del suo nome e, soprattutto, della sua filosofia, dal dibattito contemporaneo, rendono evidente la povertà teoretica contemporanea. Eppure, a guardar bene, tale rimozione, è stata determinata più da ragioni storico-politiche (la fedeltà del filosofo al fascismo), che non dalle sue posizioni teoriche. In un’epoca come l’attuale, pertanto, nella quale il cleavage politico non passa più dalla contrapposizione destra/sinistra, né tantomeno dovrebbe passare da quella antifascismo/anticomunismo, c’è da augurarsi che si torni a parlare di attualismo.  Perché ciò accada è necessario incontrare il gentilianesimo nella sua valenza di proposta teoretica. Questa è la via di approccio tentata, tra i pochi, da Massimo Donà.

STORIA

Massimo viglione, La conquista della “Mela d’oro”. Islam ottomano e cristianità tra guerra di religione, politica e interessi commerciali (1299-1739) (Solfanelli, pagg. 357, Euro 30,00)

Scontro di civiltà e guerra di religione intonarono il rapporto fra l’Europa cristiana e il mondo musulmano, soprattutto dopo la conquista turca di Costantinopoli. La contiguità geografica e il comune destino geopolitico resero, col tempo, questi due mondi sempre più vicini, creando le condizioni per una intensificazione dei rapporti commerciali e in certi casi di vere e proprie alleanze politiche. Il regno di Francia, la Serenissima Repubblica di Venezia e alcuni principati balcanici, sia in funzione antiasburgica che per una vantaggiosa politica di mercatura, utilizzarono lo spauracchio ottomano per i propri scopi, non rispondendo alle chiamate alla crociata dei pontefici. Il racconto di quasi cinque secoli di scontri militari e incontri culturali fra cristianità e islam assume contorni a volte epici altre tragici, coinvolgendo tutti gli ambiti esistenziali: religioso, politico, artistico, bellico e socio-economico. Maometto II e Solimano il Magnifico, Carlo e Filippo II, Eugenio di Savoia e don Giovanni d’Austria, san Pio V e san Giovanni da Capestrano, Sobieski e Scanderberg, furono alcuni dei protagonisti dell’epoca, che vide stragi cruente (Otranto e Famagosta) e grandiose battaglie (Lepanto, Belgrado, Nicopoli).

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Luca Pignataro, Il Dodecaneso italiano 1912-1947 (Solfanelli, pagg. 498, Euro 32,00)

L’occupazione italiana del Dodecaneso comportò, soprattutto nel periodo governato dal quadrumviro Cesare Maria de Vecchi, un adeguamento delle realtà istituzionali a quelle dell’Italia fascista. La politica autoritaria di de Vecchi, in puro stile mussoliniano, portò a una limitazione nello sfruttamento della manodopera indigena e risarcì la popolazione locale di alcuni torti subiti nella precedente amministrazione. Le difficoltà amministrative e di convivenza, sia per i militari italiani che per i fascisti presenti nelle isole dell’Egeo, aumentarono con la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Grecia nell’ottobre del 1940. Il saggio di Luca Pignataro dedicato alla presenza italiana nel Dodecaneso esamina il tentativo di assimilazione dell’Italia fascista, la resistenza dei gruppi filoellenici, il governo del generale Bastico e dell’ammiraglio Campioni, l’occupazione tedesca seguita all’8 settembre 1943 e si chiude con l’amministrazione militare britannica (1945-47). La vita degli isolani peggiorò notevolmente durante gli avvenimenti bellici, sia per la drammatica carestia che sopraggiunse sia per la duplicità dell’amministrazione, quella civile rimasta nelle mani degli italiani e quella militare dei nazisti, che comportò un duro regime per gli ebrei presenti nelle isole egee e per gli ambienti cristiano-ortodossi, intorno ai quali si costituì la resistenza antifascista.

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Don Carlo Chiavazza, Scritto sulla neve. Diario di un cappellano militare in Russia (Ar, pagg. 144, Euro 13,00)

Don Carlo Chiavazza, ordinato sacerdote nel 1937, fu chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale come cappellano militare degli Alpini per la divisione Tridentina. Giovane tenente, nell’inverno del 1942-43 fu coinvolto nella drammatica ritirata di Russia, dal Don a Nikolajewka: quattrocento chilometri fra la neve ed il gelo, affrontati combattendo con la fame e la sete, ad una temperatura che scendeva ai 40gradi sotto zero. In questo diario don Carlo ricorda che nel corso della traversata si trovò ad essere di volta in volta infermiere, mediatore con le comunità slave per avere i generi di prima necessità, senza dimenticare i suoi doveri di sacerdote, che comprendevano l’ingrato compito seppellire eroici combattenti e dare conforto ai loro commilitoni. La narrazione, incentrata sulla divisione Tridentina comandata dal generale Luigi Reverberi, esalta le gesta degli alpini, capaci di andare incontro alla morte cantando, combattendo con la volontà caparbia di chi muore ma non si arrende. Il racconto ricorda alle giovani generazioni italiane che gli alpini hanno fatto il loro dovere sino all’annientamento, con sacrifici enormi, fra le tormente e i rigori dell’inverno russo. Il Natale trascorso nei pressi del fiume gelato, sotto i bombardamenti e l’azione di cecchinaggio dei sovietici, non minò l’allegria di quegli Uomini, poiché “Dio era con gli Alpini” come affermava don Carlo Gnocchi, altro cappellano militare degli alpini. All’inizio della ritirata il corpo d’armata alpino – che comprendeva le divisioni Tridentina, Julia, Cuneense -, contava sessantamila soldati. Al ritorno in Italia si contarono oltre 41.000 uomini fra morti e dispersi, di cui 53 cappellani militari; negli ottocento chilometri di marcia percorsi a piedi perì anche l’80% dei muli, fedeli compagni degli alpini fino alla fine.

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Petra Di Laghi, Da profughi a esuli. L’esodo Giuliano-dalmata tra cronaca e memoria (Edizioni Accademiche Italiane, pagg. 208, Euro 41,90)

Tra la fine della seconda guerra mondiale e la seconda metà degli anni Cinquanta la comunità italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia lascia le sponde dell’Altro Adriatico, spinta a tale scelta da un complesso di ragioni psicologiche, sociali, culturali, politiche ed economiche in seguito all'assegnazione di quelle terre alla federazione jugoslava. Nella storiografia e nella memoria italiana tale fenomeno assunse la denominazione di “esodo giuliano-dalmata”, un flusso continuo di partenze che si protrassero per circa un decennio riversando i profughi giuliano-dalmati per la maggioranza in Italia, oltre che all’estero. Questa ricerca oltre a fornire una panoramica delle vicende storiche che interessarono i territori della Venezia Giulia (sia in chiave storiografica sia attraverso l’analisi della stampa periodica e dell'opinione pubblica italiana), approfondisce il tema dell’accoglienza e dell’assistenza offerta ai profughi giuliano-dalmati nella società italiana del secondo dopoguerra, analizzando nello specifico il programma assistenziale che la città di Genova attivò nei loro confronti nel periodo compreso tra il 1945 e il 1955. 
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Guido Crainz, Il sessantotto sequestrato. Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni (Donzelli, pagg. 202, Euro 19,50)

A distanza di cinquant’anni dal simultaneo manifestarsi dei movimenti di contestazione del 1968 in tante parti del Vecchio continente, un dato si impone con assoluta certezza: osservato da lontano, in prospettiva storica, il Sessantotto, ai fini di quella che si presenta come una faticosa costruzione dell’identità politica e civile di Europa, non è tanto rilevante per quel che avvenne a Parigi oppure a Roma e Milano, a Berlino oppure a Torino e Trento. Appaiono invece ben altrimenti decisivi – a ben vedere, premonitori – i rivolgimenti, i traumi e i processi che segnarono in quell’anno la Cecoslovacchia, la Polonia e altre aree dell’”Europa sequestrata” dall’impero sovietico, per dirla con Milan Kundera. Processi solo apparentemente stroncati a Praga dai carri armati russi e in Polonia da una brutale offensiva di regime, che assunse anche violenti toni antisemiti. In realtà, da quel 1968 si dipanano molti fili che porteranno al 1989, più forti dell’esilio e delle persecuzioni: attraverso Charta ’77 in Cecoslovacchia, il Kor e Solidarnosc in Polonia, e seguendo più complessi e meno lineari percorsi nella Jugoslavia, destinata a disintegrarsi agli inizi degli anni novanta. Eppure quei giovani contestatori dell’Est, quegli intellettuali, quegli appassionati sostenitori del rinnovamento, non ebbero allora quasi nessun riconoscimento, quasi nessun aiuto dai movimenti studenteschi dell’Occidente, e assai scarso ne ebbero anche da parte dei partiti comunisti occidentali, che pure si dichiaravano sinceramente democratici e attenti alle spinte libertarie. Perché questa sottovalutazione, questa disattenzione, questo oblio? Su simili domande si concentra Guido Crainz, che pure partecipò attivamente a quei movimenti, nel lungo saggio di apertura di questo libro.

STORIA DELLE DESTRE

Autori Vari, Pinuccio Tatarella. Passione e intelligenza al servizio dell’Italia (Giubilei Reggiani, pagg. 231, Euro 20,00)

La vita vissuta, gli aneddoti, i ricordi sono il filo rosso delle molte voci che hanno voluto rendere omaggio a Pinuccio Tatarella, originale figura della politica italiana, storico dirigente della destra italiana.  Una lunga lista di nomi notissimi, che fanno del volume «un piccolo caso editoriale, anche perché – ha sottolineato Francesco Giubilei, Presidente della Fondazione Tatarella  – ci sono i contributi dei tre leader del centrodestra: Meloni, Salvini e Tajani». È stato però alla voce di un avversario che i curatori del libro hanno deciso di affidare la frase che apre il volume. «Tatarella ci ha insegnato la differenza tra morire e finire. Grazie alla sua personalità generosa e alla sua frenetica attività politica a distanza di tanti anni molti ancora lo ricordanola politica a lui fa sempre costante riferimento. Ecco perché – ha scritto Luciano Violante – Tatarella è morto, ma non è finito».

CLASSICI

Anonimo di Giamblico, Contro la democrazia estrema. La virtù e il buon governo (Edizioni di Ar, pagg. 64, Euro 10,00)

Questo testo costituisce una testimonianza dei problemi pratico-amministrativi, che gravarono su Atene nel periodo critico seguente la sconfitta nella guerra del Peloponneso, quando la città perse il suo impero marittimo e fu preda dei ‘politici nuovi’, personaggi subdoli e perfidi demagoghi. Le trasformazioni istituzionali avviate dalle riforme di Efialte e di Pericle sono qui indicate come le premesse storiche per la democrazia estrema. La critica mossa alla democratica Atene dall’Anonimo di Giamblico non è il precedente ideologico di Platone e Aristotele, sia perché si tratta di una censura assai precisa sotto il profilo storico-politico (la democrazia post-periclea), sia perché non si tratta di una discussione sul piano filosofico, della ricerca per via speculativa della miglior forma di governo. Il tono dello studio, quindi, è eminentemente di dottrina etico-politico ed è intimamente collegato con la situazione istituzionale ateniese, in quel momento piuttosto incerta. Il testo offre anche il ritratto del buon cittadino e di come perfezionare le sue doti naturali, indirizzandole verso il buono e il bello, rivolgendo l’interesse del fanciullo verso la disciplina nella quale manifesta capacità specifiche. Altri argomenti trattati sono: il dominio sulle passioni che costituiscono il più grande ostacolo a che ogni uomo si conformi alle leggi e a ciò che è giusto; l’illegalità, fonte di danni gravissimi per la comunità; l’essenza del buon governo, basato su legge (nòmos) e giustizia (dìke).

LETTERATURA

Alfonso Berardinelli, Cactus. Meditazioni, satire, scherzi (Castelvecchi, pagg. 158, Euro 17,50)

Proprio come un cactus, che cresce in ambienti poco favorevoli, così Alfonso Berardinelli si mostra particolarmente spinoso. Sarà  l’ambiente culturale che abbiamo intorno a provocare in lui, nello stesso tempo, aggressività  polemica e distacco? Berardinelli è  sempre stato particolarmente attento a quegli episodi rivelatori nei quali la cultura diventa inavvertitamente la caricatura di se stessa cadendo, così nel ridicolo. Con la crudeltà  aforistica dei suoi ritratti, ecco che, sotto i nostri occhi, la critica si trasforma in letteratura e il giudizio in satira, e diagnosi lucide e irrisorie mostrano i tratti spesso involontariamente comici di quella artificiosa “serietà” e di quella funesta “profondità” che continuano a imperversare nella nostra cultura. Eco, Citati, Magris, Cacciari, dalle recensioni e “satire” di Berardinelli non si salva nessuno.

MUSICA

Giovanni Rossi (Immagini e  grafiche di Simone Poletti),  Tu meriti il posto che occupi .La storia dei Disciplinatha (Tsunami, pagg. 600, Euro 44,00)

 Disciplinatha sono senza dubbio uno dei gruppi più controversi e discussi del panorama musicale italiano. Nati a Bologna sul finire degli anni Ottanta, artefici di uno sviluppo artistico che fondeva musica, iconografia e narrazione, sono riusciti nell’impresa unica di farsi odiare sia dal pubblico di destra, che da quello di sinistra, con un’immagine che solo superficialmente poteva definirsi provocatoria.In realtà i messaggi che i Disciplinatha hanno portato all’attenzione del pubblico sono stati molto più profondi e complessi della semplice provocazione, anticipando con straordinaria capacità di lettura del reale molte novità che avrebbero trasformato la società e la politica italiana e internazionale di lì a breve. Musicalmente hanno creato un suono che ha avuto pochi eguali in Europa, fondendo istanze diverse tra loro, dal punk all’industrial, dal metal all’elettronica, in una proposta ineguagliata e singolare. In pochi anni sono passati da fenomeno di nicchia alla ribalta di televisioni, radio e palchi importantissimi, per poi scomparire definitivamente all’apice del successo. Addentrarsi nella storia dei Disciplinatha significa ripercorrere una delle pagine più irripetibili della musica italiana e, di riflesso, del costume e della società di quegli anni.

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