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Editoriale

A Marco e Duccio: requiem per due ragazzi in cerca di giustizia.

Summum ius, summa iniuria, dicevano saggiamente i romani.

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

uentare i giovani, stare in mezzo a loro, può essere sicuramente faticoso ma è anche una esperienza unica. Avete mai fissato un ragazzo negli occhi? C’è una luce unica, la gioia della vita allo stato puro.

Anche voi, Marco e Duccio, avete quella luce. Risplende, nonostante tutto, nelle vostre foto, in quelle immagini che oggi fanno un male terribile a guardarle. Almeno fanno male a chi è un essere umano degno di tale nome e dunque non i vostri assassini … o i loro giudici.

A questi individui vorrei dire: “avete mai provato a stare vicino a un ragazzo? A immedesimarvi, anche solo per un minuto, nei suoi progetti di vita, nei suoi sogni? Progetti e sogni che poi sono anche il nostro futuro?

La morte è sempre difficile da accettare, a qualunque età; anche se si ha il meraviglioso dono della Fede. Ma la morte di un giovane ripugna alla nostra coscienza. Una volta, tanti anni fa, appresi che un mio ex allievo era morto in un incidente d’auto. L’ho sempre davanti a me, fino all’ultimo giorno della mia vita non dimenticherò mai il suo sorriso.

Marco Vannini  e Duccio Dini erano due ragazzi solari, appena ventunenne il primo, ventinovenne il secondo. Il primo ucciso il 18 maggio 2015 a Ladispoli da un colpo di pistola partito in circostanze mai chiarite dall’arma del  padre della fidanzata, un sottufficiale di marina  che avrebbe mostrato l’arma al ragazzo mentre stava facendo il bagno nella vasca. Vicenda già abbastanza allucinante di suo, ma resa ancor più incredibile dai ritardi con cui si è chiamato soccorso, dalle reticenze nella chiamata al 118  “C'è un ragazzo che si è sentito male probabilmente per uno scherzo, di botto è diventato troppo bianco e non respira più…” [1]

Già, uno scherzo ….

Uno scherzo, di pessimo gusto sembra anche la sentenza di questi giorni che riduce la pena a questo valente sottufficiale che maneggia le armi un po’ troppo disinvoltamente, al punto da lasciar partire un colpo contro il fidanzato di sua figlia (!!!) e poi tirarla incredibilmente in lungo nel chiedere soccorso. Questione di tempo, e così Marco, che aveva una vita davanti a sé, ha visto il suo tempo svanire nel giro di poche ore fino a spegnersi del tutto.

Sicuramente i magistrati che hanno pronunciato questo verdetto avranno dalla loro cavilli, commi e lemmi. Omicidio colposo e non volontario e cinque anni sono il massimo per tale fattispecie di reato. Viene in mente il celebre adagio latino summum ius summa iniuria, l’applicazione letterale e acritica delle norme può generare ingiustizie spaventose. Personalmente mi auguro che quando per l’assassino e i suoi giudici verrà il giorno di quel giudizio a cui nessuno può sottrarsi, quell'appuntamento per loro abbia il volto e il nome di Marco; e per certi magistrati, quello di tutte le vittime della loro giustizia. E che quel giudice che ha avuto il coraggio di ironizzare sul grido di indignazione e di dolore della madre di Marco possa risentirlo come un incubo per tutta l’eternità …

Ancora più paradossale se possibile il caso di Duccio Dini, il giovane fiorentino che il 10 giugno 2018 ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato. Eppure era il suo tragitto di tutti i giorni, la normalità della vita quotidiana, fermo a quel semaforo rosso tra via Simone Martini e via Canova. A cosa pensava Duccio quella tarda mattinata? A tutto sicuramente tranne al fatto che la sua vita dovesse venire troncata da un regolamento di conti tra rom, che hanno trasformato quella zona di una città che dovrebbe essere simbolo della civiltà stessa in una sorta di bronx; inseguimenti forsennati di auto, speronamenti e lamiere che si trasformano in armi mortali. Per Duccio non c’è stato scampo. Una corsa a 100 chilometri all’ora nelle strade di Firenze …

Già due dei sei imputati per questa morte assurda – sei persone di etnia rom,  di cui alcuni residenti nel tristemente noto campo del Poderaccio – erano stati messi agli arresti domiciliari tra l’estate 2018 ed il novembre scorso. Ed è di questi giorni la notizia che altri tre indagati per quella morte assurda lasciano il carcere di Sollicciano per gli arresti domiciliari che sconteranno – oltre al danno anche la beffa – nelle case popolari del comune. Questa decisione del tribunale del riesame, che ha accolto una richiesta degli avvocati difensori, ha indignato persino il sindaco Nardella,[2] che però forse qualche “domandina” dovrebbe porsela, per quanto riguarda la sicurezza nella città da lui amministrata da ormai quasi 5 anni ed il modo in cui certi soggetti sono vezzeggiati e coccolati …

“Siamo perplessi sulla opportunità della scarcerazione” è l’unico, composto commento della famiglia del ragazzo, che certo non si aspettava una tale decisione.[3] Anche in questo caso i magistrati avranno sicuramente avuto i loro appigli giuridici e anche in questo caso ci chiediamo se questa sia veramente giustizia. Ma per Marco e per Duccio non si scatena il coro degli indignati a comando, la canea pronta ad ululare a senso unico e solo secondo il copione del politically correct. Tace  - almeno per ora – il reverendissimo arcivescovo di Firenze, che pure proprio in occasione delle festività natalizie non ha esitato a trasformare la sua cattedra  nel palco di un comizio dal netto sapore antigovernativo. Dell’inquilino di Santa Marta poi non merita neppure parlare ….

Questa è l’Italia oggi: un paese in cui si può morire a vent’anni per uno “scherzo” o per un regolamento di conti con cui non si ha assolutamente nulla a che spartire. Un paese in cui la giustizia è ormai solo una chimera e che protegge solo il diritto dei “forti”. Una delle Beatitudini recita: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Ma per quanto riguarda l’Italia, sembra che si debba davvero solo aspettare la Giustizia Divina, a meno di non abbandonarsi alla tentazione di “fare da sé”. Ma anche quella finirebbe per essere summa iniuria.

 



[1]Fonte: ttps://www.romatoday.it/cronaca/marco-vannini-omicidio-la-storia-completa.html

[2] Fonte: ttps://www.firenzetoday.it/cronaca/omicidio-duccio-dini-scarcerati-tre-imputati.html

[3] Fonte: https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/duccio-dini-1.4420525

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    2 commenti per questo articolo

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