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Quella eroica maestra ribelle

di  Totalità

Quella eroica maestra ribelle

E' il 1906. L’Italia giolittiana sta vivendo un grande decollo economico e sociale.

In un mondo apparentemente perfetto, dove ogni cosa sembra rispondere a un ordine preciso, si dipana la storia di Agnese Paresti, una giovane veneta. Agnese è una maestra che viene chiamata in un paesino di montagna dove il tempo sembra essersi fermato in un presente quasi magico. Ma a poco a poco la giovane si rende conto dell’esistenza di una comunità rassegnata, che vive nell’accettazione di regole spietate. Un segreto tremendo grava sull’intero paese: il suicidio di un’insegnante causato da dicerie, pregiudizi e oscurantismo culturale. Sono proprio le voci della gente che hanno ucciso prima il sorriso e poi la vita della maestra. Questo avvenimento drammatico, taciuto per paura e per vergogna, ha profondamente minato le certezze su cui poggiava la piccola comunità. Quando Agnese, dopo una serie di eventi, verrà a conoscenza del fatto, si ribellerà a modo suo, rispettando solo in apparenza l’equilibrio sociale in cui è costretta a vivere.

    Sarà Milano, centro di dibattiti e di manifestazioni, a darle l’opportunità di voltare pagina. La fuga verso la città si tradurrà in una rinascita che coinvolgerà non soltanto Agnese, ma anche Lena, Igino e Ughetto, i diversi, le scorie accantonate e triturate da un crudele meccanismo accettato da tutti. Saranno questi i fili che si intrecceranno saldamente attorno alla vicenda principale, le figure/denuncia dei dimenticati nella città morta del pensiero, come afferma la pedagogista Maria Montessori. In realtà si tratta di un mondo palpitante e vivo, tenuto nascosto nella vergogna delle case, nelle stalle e soprattutto nei manicomi, agghiaccianti realtà dell’epoca, taciute o dimenticate, pur essendo aumentate in modo preoccupante durante l’età giolittiana.

   “Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando riescano di pubblico scandalo” affermava Giolitti in un disegno di legge sui manicomi presentato al senato nel 1904. 

Sulla scia del raggiungimento di un mondo perfetto, dove al pubblico scandalo venivano additati anche i bambini che chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade, la vicenda di Agnese mette in luce alcune tessere di un mosaico di storia minore che una giovane Italia non ha saputo affrontare e comprendere.

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