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Degrado & degradi

UNA CHICCA DELLA FIRENZE DI NARDELLA: dallo spaccio di droga alla criminalità organizzata straniera.

Un servizio video documenta ciò che accade nei punti caldi del capoluogo toscano.

di Matteo Chelli

UNA CHICCA DELLA FIRENZE DI NARDELLA: dallo spaccio di droga alla criminalità organizzata straniera.

Firenze, 23 settembre 2018: una studentessa bolognese di 21 anni viene ritrovata in arresto cardiaco all'interno dei Giardini della Fortezza a seguito di un'overdose di eroina; trasportata d'urgenza all'Ospedale di Careggi, muore il giorno seguente. Firenze, 28 settembre 2018: la 38enne Stefania Bianchi viene trovata morta nel bagno di casa all'Isolotto a seguito di un'overdose di cocaina ed eroina. Firenze, 20 novembre 2018: un operatore tecnico della ASL viene trovato riverso a terra nel bagno della palazzina 32 dell'area San Salvi, deceduto a seguito di overdose di eroina. Difficile trovare le parole per descrivere quello che potrebbe essere insensibilmente definito “resoconto periodico” dei morti a causa di stupefacenti nella città di Firenze. Una situazione degenerata, sfuggita al controllo delle istituzioni e delle forze dell'ordine, rese del tutto impotenti ed inermi di fronte ad una catastrofe sociale che ormai, nel mondo giovanile e non solo, ha assunto i connotati espliciti di una vera e propria tendenza, di una corsa contro col tempo. 

Ma cominciamo dall'inizio, dagli ormai piuttosto “antiquati” anni settanta, quando l'eroina faceva la sua comparsa in Italia. Da allora il mercato della droga ha progressivamente esteso la sua rete ed ampliato la propria offerta: l'incremento dell'uso di cocaina, prima additata come la “droga dei ricchi”, la comparsa delle droghe sintetiche, e poi negli ultimi tempi il vero e proprio boom del consumo di cannabis hanno profondamente rivoluzionato la vita di tutti i giorni. Se prima però, il tossicodipendente, o molto più banalmente il semplice consumatore, aveva una collocazione generazionale e sociale ben precisa, oggi il consumo di droga ha conosciuto una vera e propria democratizzazione che gli ha permesso di penetrare sempre più a fondo nella vita di diverse persone: la prendono tutti, senza distinzioni di sorta, dai giovanissimi agli adulti, dalla commessa del centro commerciale al dipendente delle istituzioni, dal camionista all'infermiere dell'ospedale. La droga non è più il solo e semplice rifugio dall'emarginazione sociale, dalla solitudine. 

La droga è sempre più divertimento, moda, occasionalità, sballo. Talvolta è una rivincita, sinonimo di mancanza di idee, di vuoto culturale, di senso di impotenza, e soprattutto di quel senso di estraniazione da ciò che ci viene presentato come giusto (da chi?). Vuoi per un eccessivo permissivismo, vuoi per una concezione diffusa secondo la quale ad essere sbagliata non è la droga ma lo sfigato che di droga non si fa o che per droga c'è rimasto, oggi lo spaccio è una realtà che deve essere affrontata, documentata, combattuta. Sulla strada, nei quartieri. Faccia a faccia. Non con le chiacchiere, o le comparse in televisione come qualcuno ama fare. Questo è ciò che due comuni e semplici cittadini, il sottoscritto e Martigli Maurizio, hanno tentato di scovare e di portare all'attenzione in una realtà sociale e abitativa come quella di Firenze, una città che negli ultimi tempi, inutile ribadirlo, ha conosciuto un preoccupante peggioramento in termini di sicurezza e degrado sociale. Quella estrema semplicità per cui risulta fin troppo facile ed immediato finire in giri sbagliati, quella rassegnazione visibile negli occhi di molti dei cittadini, stanchi, mentalmente provati da una situazione che diventa giorno dopo giorno sempre più insostenibile è ciò che dovrebbe emergere dal video servizio che abbiamo realizzato riguardo ad alcune zone centrali della città, fingendoci potenziali acquirenti. 

Ci sono vere e proprie aree di competenza che caratterizzano il mercato della droga fiorentino: gli spacciatori, principalmente nigeriani, senegalesi, gambiani e nordafricani, scorrazzano agevolmente per le piccole vie del centro storico o per i lunghi viali alberati delle Cascine a bordo di biciclette; altri preferiscono invece rimanere saldamente al proprio posto in attesa, magari sulle panchine di Piazza Indipendenza, oppure quelle dei Giardini della Fortezza. Ce n'è per tutti, nessuno escluso. Bastano uno sguardo, un saluto scambiato perché tutto abbia inizio: extracomunitari, quasi sempre sulla ventina, molto cordialmente si rivolgono ai propri potenziali clienti, occasionali o abitudinari che siano, tempo di accordare la sostanza e la dose, una stretta di mano e il gioco è fatto. Hashish, marijuana, cocaina, eroina: si trova di tutto. Per i più esigenti e facoltosi ci sono poi anche numeri di cellulare forniti dagli spacciatori stessi, nel caso in cui il contante non basti e si debba rimandare lo scambio, o semplicemente per andare a colpo sicuro le volte successive. Insomma, una vera e propria impresa della droga, coordinata e gestita in maniera capillare da organizzazioni criminali straniere, lasciate libere di impossessarsi di interi parchi, quartieri in cui, non molto tempo fa, erano le famiglie, le ragazze e gli anziani a dettar legge. 

È veramente difficile, se non impossibile, descrivere esattamente quella sensazione di sconforto e di dolore che si prova quando un qualcosa che ci appartiene viene lacerato nel fondo. Quella sorta di ansia di rivalsa di chi, in questo caso, non ci sta a veder disonorata una città, una identità, una terra che porta con sé il nome e il genio dei più illustri artisti ed intellettuali della storia. Sono bastati infatti pochi anni perché il volto di Firenze cambiasse radicalmente, perché il perbenismo ipocrita di qualche buon radical chic la facesse da padrone. 

Come è facilmente comprensibile e visibile dal documentario realizzato, il fenomeno dello spaccio di stupefacenti non è un qualcosa di circoscritto e circoscrivibile, ma anzi, ha portato tutta una serie di conseguenze rilevanti per la città. In tal senso – anche se non solo - Firenze rappresenta il simbolo del fallimento delle politiche migratorie e di integrazione della sinistra: una città in cui per riempire le casse di qualche cooperativa si è preferito riversare nelle strade centinaia di persone senza alcuna prospettiva, contribuendo ad alimentare un disagio e un degrado sociale difficilmente contrastabili con gli strumenti che oggi si mettono in campo. Si perché a Firenze qualcuno si è riempito la bocca di solidarietà ed accoglienza, ma la pancia di ben altro, fregandosene del domani e di come la situazione si sarebbe ritorta contro i cittadini. 

La nullafacenza, il girovagare senza una meta hanno fatto che si che centinaia di richiedenti asilo, irregolari sul territorio ed anche senza fissa dimora finissero nelle grinfie della criminalità organizzata, che ne ha approfittato per sviluppare un’immensa piazza di spaccio con tutte le problematiche che ne sono diretta conseguenza: dalle risse alle coltellate tra le bande per il controllo del territorio, dalle bottigliate alle scazzottate tra “fattoni” e persino alle violenze subite dai cittadini ad opera degli stessi soggetti, come testimoniato dalla nostra intervista all'interno del video a due comuni cittadini vittime, direttamente o indirettamente, di aggressioni. Ma guai a chi, stanco di essere magari assalito mentre sta serenamente passeggiando sui lunghi viali alberati delle Cascine o di dover restare col cuore in gola finché i propri cari non sono rincasati, si permette di alzare un dito e di esprimere dissenso nei confronti di chi ha permesso tutto questo, guai a chi solamente fotografa una situazione che va avanti da tempo, rischiando di essere accostato al razzismo, al fascismo, al nazismo, alla xenofobia e a tutti quegli epiteti che oggi sembrano tristemente essere l'unica ancora di salvezza – o meglio, di ulteriore sprofondamento – di una certa politica. 

Non si tratta di “destra” o sinistra”, di “razzismo” e “antirazzismo”, quanto piuttosto di prendere atto che c'è qualcosa che non funziona e non ha funzionato, che non è possibile continuare a rimanere in silenzio e ad abbassare la testa di fronte ad un'immagine degradante della nostra città che non la rispecchia affatto, di fronte a centinaia di giovani che, incoraggiati dall'estrema facilità con cui è possibile acquistare droga, finiscono (fortunatamente non tutti) per rovinarsi la vita, ma anche e soprattutto di fronte a chi, concesso un dito, si prende tutta la mano. 

Oltre al potenziamento della sicurezza urbana e dei controlli antidroga, è opportuno comprendere il perché la giustizia non faccia il suo dovere facendo scontare la giusta pena a chi lucra sulla pelle delle persone, e perché centinaia di irregolari sul nostro territorio, magari anche con fedine penali piuttosto corpose alle spalle, siano ancora in circolazione. Senza tutto questo ogni sforzo, per quanto intenso e prolungato possa essere, risulta e risulterà sempre vano. Tante le tematiche da trattare ed affrontare urgentemente, senza troppi giri di parole: c'è bisogno di fatti, azioni concrete e risolutive. Non si scherza, come qualcuno sta ostinatamente e pericolosamente continuando a fare, con la sicurezza e la tutela dei cittadini, soprattutto dei più giovani. Quello stesso qualcuno che si è sentito sollevato dopo aver saputo che lo spacciatore che riforniva gli stupratori e assassini di Desirée Mariottini era italiano, ipocrita verso gli altri ma prima di tutto con se stesso, rendendosi testardamente immune dal voler comprendere l’accaduto, poichè non conforme a ciò che invece egli vorrebbe che fosse. Continuare ad essere al guinzaglio di chi ci vuol far credere che tutto vada bene può ritenersi una valida soluzione? Ci sono numeri di telefono, indirizzi, testimonianze, video e fotografie. È dai "pesci piccoli" che occorre partire. Volere è potere, signori, è tutto qui.

questo l'url del video:

  https://www.youtube.com/watch?v=UbsA7ViqzLk&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1SF-B6mMg9RnpoBWEJKb5_JCF6jz1CAK7gJw4iz4ZlihrFvA4zqyGGrrA

 

 

 

 

 

 

 

 

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