Editoriale

Requiem per Mina, Youssef e Fady. Tre bambini per cui le anime belle non hanno lacrime da sprecare.

Gli assordanti silenzi del politicamente corretto; a proposito dell'ultima strage di copti in Egitto.

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

’è una cosa che davvero non ha senso, è stilare la graduatoria della morte. Totò la chiamava la livella perché davanti a lei si annulla o dovrebbe annullarsi – qualsiasi differenza.

E invece non è così. Ci sono vittime che salgono agli onori delle cronache e diventano degli eroi, anche se magari la loro vita di eroico non ha avuto proprio nulla e tante volte neppure la loro morte. Certo, sempre vittime sono e meritano comunque rispetto e compassione; e possibilmente anche giustizia. Ma gli altari proprio no.

Poi ci sono quelli invece che non interessano a nessuno, semplicemente perché il pensiero dominante ha deciso che non contano nulla e questo per una ragione semplicissima: non servono, non sono utili. Non vanno bene perché la loro morte rischia di trasformarsi in un atto di accusa contro chi non vuole che si facciano certe domande.

In Italia, abbiamo assistito all’assurdo di una ragazza squartata e fatta a pezzi – Pamela – per la quale nessuno si è commosso, ha sbraitato al femminicidio o invocato le piaghe d’Egitto per i colpevoli. In compenso, quando una sorta di psicopatico (Luca Traini) ha reagito prendendo a pistolettate alcuni africani ferendone sei – per fortuna senza ucciderne nessuno – ecco cortei, proteste, urla di razzismo quasi si fosse trattato di un gesto di massa, che hanno del tutto oscurato la vicenda allucinante e assurda di una ragazza finita macellata da un immigrato nigeriano. Ragione sufficiente per demonizzare tutti gli immigrati? No di certo, ma forse non era proprio il momento e la circostanza adatta per paralizzare Macerata dimenticando del tutto il dramma atroce di una ragazza.

E potremmo citare il caso tragicamente recente di Desirée; qualcuno, per queste ragazze, ha avuto il coraggio di dire che in fondo erano solo delle tossicodipendenti, dimenticando tra l'altro che a uno spacciatore – sicuramente vittima di un eccesso del tutto ingiustificato e ingiustificabile, ma non per questo eroe innocente – si vuole addirittura dedicare una strada.

Ma l’elenco continua e non solo nel nostro paese. Sotto gli occhi indifferenti dell’Occidente e con il colpevole silenzio di Bergoglio e delle autorità vaticane si consuma il dramma di Asia Bibi, riconosciuta innocente da tre giudici coraggiosi ed equi ma che la canea ululante dei fanatici islamisti pakistani vuole a tutti costi sulla croce; e intanto ha ottenuto che resti in carcere, dove si trova già da ben nove anni. Chi ha offerto asilo a questa donna? Quanti cortei per Asia, quante femministe si sono stracciate le vesti in suo nome? Quanti je suis delle anime belle, quanti articoli di fondo di Repubblica, magari firmati dal grande amico e sodale di Bergoglio, Eugenio Scalfari ?

E c’è chi sulla croce c’è purtroppo già salito, chi ha già pagato il prezzo del martirio. Mina, Youssef e Fady erano tre bambini  egiziani: il più grande, Fady aveva 12 anni , la più piccola, Mina 8. Non solo; delle 11 vittime del feroce attentato, sei erano donne, di cui quattro trai sedici e i venticinque anni. Niente da dire su questo? Chi mette come immagine del profilo la piccola Mina?

Non che lei ne abbia bisogno, intendiamoci. Questi bambini, queste donne o questo uomini non andavano a drogarsi o a spacciare. Andavano a fare una cosa di cui in Occidente si è perso probabilmente il senso: a pregare. L’attentato, tre giorni fa, è stato infatti compiuto contro un pulmino di pellegrini che si stava dirigendo al monastero di San Samuele il confessore nel governatorato di Minya, nell’Egitto centrale.

Lo stesso monastero a cui erano diretti i pellegrini che, nel 2017, subirono un feroce attacco che causò ben 30 martiri. Gli aguzzini, sempre gli stessi: gli estremisti di Daesh, ovvero Isis.

Sono dunque masochisti, questi copti egiziani, che corrono il rischio di farsi massacrare per andare a pregare in un monastero? No, sono credenti. A differenza di chi fa della fede uno strumento di morte o di oppressione, essi rischiano la vita per il loro credo, senza l’intenzione di ferire o uccidere nessuno, o di pensare che in nome e per conto di Dio si possa seminare terrore e massacri.

La piccola Mina è sicuramente un’icona nel cuore di Dio e non ha bisogno che la sua immagine nobiliti gli schermi dei nostri pc.  Ma l’indifferenza verso questi morti, a cui fa da contraltare il clamore mediatico che si leva anche per episodi ben meno gravi quando la vittima rientra nelle grazie del “politically correct” dovrebbe suscitare un minimo di riflessione. Soprattutto quando a tacere sono i primi che dovrebbero parlare.

Forse una parola di Bergoglio non avrebbe salvato Mina o Yussef, forse non salverebbe neppure Asia. Secondo alcuni potrebbe addirittura peggiorare le cose. Ma quello che si chiede è una parola, non un urlo o un proclama bellicoso; forse qualcosa di ancora più semplice, una pubblica preghiera. Un ricordare al mondo che c’è chi uccide “per fede” ma anche chi muore o soffre pene inenarrabili per restare fedele al proprio Credo. Ma come dimenticare cosa rispose Francesco a chi gli chiedeva perché non condannasse il fanatismo islamico? Ci sono anche fanatici cristiani, obiettò. Può darsi, ma di vecchiette col rosario minato che si facciano saltare in aria in luoghi pubblici in nome di Maria ancora non si ha notizia.

Molti anni fa, durante un viaggio in Egitto, mi capitò si avvicinare un ragazzo copto che faceva il cameriere su un battello. Dopo una iniziale cautela, si aprì e mi raccontò cosa significasse per lui professare la sua fede: mettere a rischio la sua vita ogni giorno. Mi parlò di una sorta di società segreta che dava la caccia ai copti, del governo che negava la costruzione di nuove chiese e di altre cose.

Non dimenticherò mai il dono che mi chiese quando ci separammo: non una mancia, non una somma di denaro che pure sarei stato lieto di offrirgli. Mi chiese solo una piccola corona del rosario che gli avevo mostrato per fargli capire con chi stava parlando.

Ecco chi sono i copti egiziani. Che Dio li protegga e faccia di questi poveri mariti i principi del suo Regno.

 

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