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Il brutto paese

Quando le vittime sono sbagliate. Giuseppina Ghersi e Desirée, oltraggiate anche dopo morte.

Non solo alla povera Giuseppina Ghersi è negata quella pace alla quale la morte darebbe diritto a ciascuno, inizialmente nel mese di Giugno è stato dato fuoco ai fiori che abbellivano la tomba.

di Graziano Davoli

Quando le vittime sono sbagliate. Giuseppina Ghersi e Desirée, oltraggiate anche dopo morte.

La scorsa settimana è stata teatro, in particolare, di due manifestazioni antifasciste promosse dall'A.N.P.I. Una con una copertura mediatica maggiore, l'altra con una copertura minore.

La prima è, ovviamente, quella tenutasi a Roma nei pressi del quartiere San Lorenzo. Non già per la morte della povera Desirée o per lo stato di degrado in cui versa la capitale, ma "contro il clima di odio e violenza".

La seconda, invece, si è tenuta a Savona. La manifestazione, contornata da uno striscione con scritto "mai più fascismi, mai più razzismi" ha suscitato alcune polemiche a causa di un fatto avvenuto la notte tra Venerdì e Sabato. E' stata spaccata e vandalizzata la targa che, appena un anno fa, a Noli è stata intitolata a Giuseppina Ghersi.

La povera Giuseppina, colpevole solo di aver partecipato ad un concorso scolastico scrivendo un tema che aveva ricevuto il plauso di Benito Mussolini, era stata rapita da un gruppo di partigiani savonesi appartenenti alle Brigate Garibaldi, stuprata e seviziata e poi finita a colpi di pistola.

La targa a lei intitolata l’anno scorso, all’interno della quale non vi è per altro alcun riferimento agli autori del suo assassinio, è stata un’opportunità per togliere dall’oblio il lato oscuro della guerra civile italiana, combattuta dal 1943 e 1945. Tutto ciò che riguarda i crimini e le violenze perpetrate dai partigiani garibaldini durante, ma anche dopo, la guerra.

Tale opportunità ha da subito scatenato polemiche da parte dell’A.N.P.I savonese che tentò di sminuire l’assassinio di Giuseppina Ghersi e quasi di giustificarlo. “Giuseppina Ghersi, aldilà dell’età, era una fascista” aveva detto Samuele Raghi, presidente provinciale dell’A.N.P.I “eravamo alla fine della guerra  è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili. Era una ragazzina, ma rappresenta quella parte là. E una iniziativa del genere ha un valore strumentale: protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura.

Si tratta del secondo atto vandalico contro la targa dedicata alla “sfortunata bambina, oggetto di ignobile viltà”.

Puntuale è stata la condanna del sindaco di Noli, Giuseppe Niccoli che ha detto “Sono rimasto davvero senza parole quando mi hanno riferito dell’atto vandalico. Questo sì che è un comportamento violento e da fascisti”.

Non solo alla povera Giuseppina Ghersi è negata quella pace alla quale la morte darebbe diritto a ciascuno, inizialmente nel mese di Giugno è stato dato fuoco ai fiori che abbellivano la tomba. Dunque, nella notte tra Venerdì e Sabato, alcuni ignoti hanno spaccato la lapide a suon di sassate. Ma ogni tentativo di fare chiarezza su quella che è la zona d’ombra che oscura i giorni successivi alla Liberazione, viene crudelmente represso da coloro che Giampaolo Pansa ebbe a chiamare “gendarmi della memoria”.

Due anni fa a Santarcangelo di Romagna è stata negata una rotonda a Rolando Rivi e a Noli la targa in memoria di Giuseppina Ghersi ha avuto, come già detto, una vita assai difficile. Tutto questo perché il mondo della cultura e dell’opinione pubblica in Italia, succube dell’influenza di una sinistra prima comunista e poi postcomunista, ha sempre cercato di cancellare ogni traccia che potesse dare un po’ più di nitidezza a quei giorni. Tracce che proverebbero che non tutte le anime che componevano il Comitato di Liberazione Nazionale erano interessate alla liberazione del paese.

Lo provano non solo i crudeli assassini di queste due giovani vittime. Lo prova anche la strage di Portzus, dove i partigiani garibaldini uccisero numerosi appartenenti alle Brigate Osoppo (i cui componenti erano legati sia alla Democrazia Cristiana sia al Partito d’Azione). Tra costoro due furono le vittime più illustri: Guido Pasolini (fratello di Pierpaolo) e Francesco De Gregori, detto “Bolla”, (zio dell’omonimo cantautore).

I partigiani garibaldini, legati al Partito Comunista Italiano, erano come i repubblichini interessati ad instaurare una dittatura. Una dittatura di colore diverso e totalitaria.

Le prove di questa evidenza, che ricadrebbe sulle coscienze dei nostri intellettuali e dei nostri opinionisti, devono essere distrutte e delegittimate.

 

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