auto

i libri di totalità

Rassegna libraria Settembre 2018

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna libraria Settembre 2018

Giuseppe Valditara, Sovranismo. Una speranza per la democrazia (Book Time, pagg. 152, Euro 15,00)

Il ben finanziato e coordinato movimento globalista, che lotta per la costruzione di un blocco internazionale culturalmente omogeneo, è avanzato a grandi passi nell’ultima decade mentre coloro che si oppongono a questo progetto e sono definiti come “populisti”, “sovranisti” o sono più semplicemente amanti della propria nazione risultano incapaci di formare una “internazionale” in grado di proporre un blocco altrettanto determinato e unito. Con la sua consueta perspicacia e profondità, Giuseppe Valditara, professore di Diritto presso l’Università degli Studi di Torino, analizza questo fenomeno con le sue multiformi cause e manifestazioni. Approfittando delle sue ampie conoscenze del tema, Valditara dona all’opera un forte slancio storico per contestualizzare i dati dell’attualità riguardanti temi interconnessi quali l’immigrazione di massa, la perdita progressiva di identità culturale e nazionale e la crescita dei poteri sovrannazionali.

MONDO

Salvatore Santangelo, Babel. Dai dazi di Trump alla Guerra in Siria: ascesa e declino di un mondo globale (Castelvecchi, pagg. 140, Euro 17,50)

L’impetuosa crescita economica della Cina, l’eredità dei neocon, le guerre in Afghanistan, in Iraq, in Libia e in Siria, le tensioni costanti in Africa e nel continente eurasiatico, le crescenti conflittualità di ordine religioso, i poderosi flussi migratori, il collasso delle istituzioni e delle pratiche multilaterali, le trasformazioni tecnologiche, l’internazionalizzazione dei mercati e le tempeste finanziarie. Questo volume cerca non tanto di definire o spiegare cosa sia la Globalizzazione – termine che compendia tutti i cambiamenti che stiamo vivendo – bensì di dar conto dei diversi tentativi di farlo, tratteggiando una mappa di questo mondo nuovo. Un disegno incompleto, ma in cui è già possibile riconoscere alcune tendenze di fondo. L’impulso alla frammentazione, innanzitutto: la riscoperta delle identità particolari che si scontra con un orizzonte imperiale. Come sarà il nuovo nomos della Terra? Esso potrà assumere la forma di un vasto mercato planetario, di un’immensa zona di libero scambio, oppure di un mondo in cui i grandi blocchi continentali – nel contempo potenze autonome e crogioli di civiltà – svolgono un ruolo regolatore nei confronti della globalizzazione stessa, preservando così la diversità degli stili di vita e delle culture, unica vera ricchezza dell’umanità. Sullo sfondo quella che Norman Podhoretz ha definito la «Quarta Guerra Mondiale», iniziata l’11 settembre e tutt’ora in corso: una guerra multiforme, tanto militare quanto economica, finanziaria, tecnologica e culturale. L’autore cerca di individuare l’azione e la metamorfosi di queste dinamiche all’interno di una molteplicità di fenomeni, accadimenti, fermenti. Dalla crisi e rinascita del concetto di nazione alla morte della “categoria del progresso”.

TEMPI MODERNI

Fabrice Hadjadj,  Ultime notizie dall'uomo & dalla donna. Cronache di una fine annunciata (Ares, pagg. 352, Euro 18,00)

«Per quanto mi riguarda non sono progressista ma neanche declinista. Il mondo è ancora fin troppo bello per me. Un lombrico non smette di stupirmi. E so che nessuna tecnologia mi permetterà mai di comprendere mia moglie, né di amarla di più. La mia resistenza al progressismo procede dal mio accogliere il mondo così com’è dato, con tutto il suo dramma. Non ho ancora imparato a costruire una casa, coltivare un orto, pensare come sant’Agostino, poetare come Dante, perché dovrei gettarmi su un casco con realtà aumentata? Non sono ancora abbastanza umano, perché dovrei cercare di diventare cyborg? Sarebbe, con la scusa di essere all’avanguardia, disertare il mio posto. Chi si meraviglia della nascita di un bambino è poco sensibile alla pubblicità dell’ultimo iPhone. Uno che sa ancora gridare per la nostra salvezza non è abbastanza credulone per votarsi all’intelligenza artificiale. A meno che l’intelligenza artificiale non l’aiuti a gridare di più e a stupirsi del lombrico».
Novanta testi brillanti e profondi, in cui Fabrice Hadjadj si interroga sul futuro della nostra umanità sottoposta alla crescente influenza della tecnologia e del consumo. Rifiutando ogni discorso moralistico, attraverso il suo linguaggio festoso trasmette un’irresistibile gioia di vivere, mentre allo stesso tempo chiarisce le basi che ci permettono di rifondare la nostra relazione con l’economia e la politica.

ECONOMIA

Werner Sombart, Visione del mondo,scienza ed economia (All’insegna del Veltro, pagg. 95, Euro 16,00)

Weltanschauung, Wissenschaft end Wirtschaft rappresenta una ‘messa a punto’ della concezione di Werner Sombart sull’economia quale scienza sociale, a ventinove anni dalla fondazione della Società tedesca di sociologia, alla cui creazione concorse con Georg Simmel, Ferdinand Tonnies e Max Weber. La sociologia nasce come sviluppo logico della dottrina politica nella nuova società industriale che andava affermandosi in Germania: è la scienza dei rapporti sociali di produzione, strettamente collegata all’economia politica. L’evoluzione del modello capitalistico e la nascita della lotta di classe stimolarono l’orientamento bismarckiano del socialismo imposto dall’alto, dallo Stato riformatore. Sombart era giunto alla consapevolezza che il capitalismo fosse il prodotto di una mentalità, frutto della combinazione fra l’etica borghese rinascimentale e il moderno razionalismo. L’accumulazione della rendita fondiaria, il maggiore afflusso dei metalli preziosi extraeuropei e la produzione di merci di lusso per la nobiltà e la borghesia partorirono un sistema economico basato sui monopoli e sui ‘cartelli’. Il capitalismo tende quindi all’economia programmata e alla ipertrofia della burocrazia pubblica; per svincolarsi da questa concezione economicistica dell’esistenza e dello Stato, Sombart fa affidamento allo ‘spirito’, che si sottrae al determinismo dei fenomeni naturali. Privilegiare la volontà rispetto ai fattori fisiologici ed alla sfera dei bisogni, capovolgendo gli effetti psicologici della visione capitalistica dell’uomo: non è l’essere sociale che determina la cognizione che egli ha di sé, ma è la coscienza che l’uomo ha di sé che determina il suo posto nel mondo.

STORIA

Alberto Leoni, Storia delle guerre di religione. Dai catari ai totalitarismi (Ares, pagg. 368, Euro 18,00)

Le guerre di religione del XVI e XVII secolo tra cattolici e protestanti sono, ancora oggi, un argomento imbarazzante per i cristiani di ogni confessione. Un tabù che non si può nemmeno sfiorare, senza che i toni si alzino con reciproche e rinnovate scomuniche. Inoltre, questa storia sanguinosa viene spesso adoperata dall'ideologia laicista per attaccare un cristianesimo che, a fronte di simili orrori, non riesce a costruire un'apologetica realmente efficace e obbiettiva.
Une storia delle guerre di religione sarebbe, tuttavia, incompleta senza uno sguardo alle guerre contro la religione: una serie di atrocità, dalla Rivoluzione francese ai totalitarismi, per le quali ben poche volte si è assistito a un mea culpa laico.
Alberto Leoni riprende la cruenta materia della storia militare in un viaggio che parte dalla crociata contro i catari e arriva fino alla guerra civile irlandese degli anni Settanta, passando per la notte di San Bartolomeo, la guerra dei Trent'Anni, il Terrore giacobino, il Risorgimento italiano, la rivoluzione dei cristeros in Messico. Il tutto approfondendo motivazioni e istanze degli uomini di allora, per capire meglio loro e noi stessi.

                                                                      ***

Mauro Canali, La scoperta dell'Italia. Il fascismo raccontato dai corrispondenti americani (Marsilio, pagg. 496, Euro 20,00)

L’Italia di inizio Novecento si rivelò per i corrispondenti americani, colti alla sprovvista dal suo grande fermento politico, un enigma difficile da decifrare e narrare ai lettori d’oltreoceano. Già profondamente scossi dalle lotte sociali del Biennio Rosso, ai loro occhi veri e propri moti eversivi di derivazione russa, di fronte al sorgere del movimento mussoliniano ebbero reazioni diverse: alcuni, abbandonandosi a illusioni e pregiudizi, azzardarono audaci analogie tra il capo del fascismo e i protagonisti dell’epopea a stelle e strisce; altri si avventurarono in analisi fondate su un immaginario carattere italico, frutto di conoscenze superficiali e stereotipi. Di fatto, fino a metà degli anni trenta Mussolini godette di grande popolarità presso la stampa americana. Gli inviati che giungevano numerosi a Roma per intervistarlo scrivevano articoli apologetici sul giovane dittatore, ne esaltavano l’iperattivismo e la ferrea volontà nell’imporre regole a un popolo che, in fondo, consideravano anarchico. Alcuni credettero addirittura di aver trovato nel fascismo la quadratura del cerchio: una seria riforma del capitalismo con l’aggiunta di elementi di umanitarismo sociale. Le storie personali, i racconti e i reportage di questi giornalisti forniscono oggi un punto di vista inedito per ripercorrere le vicende di quegli anni, offrendo allo stesso tempo uno straordinario spaccato della società del ventennio fascista, con il controllo sistematico sulla stampa e l’utilizzo di una robusta rete di spie. Una storia che non si esaurisce con la Liberazione, ma che ha interessanti ricadute su quello che sarà il più ampio teatro della Guerra Fredda.

                                                                      ***

Luca Leonello Rimbotti, Fascismo rivoluzionario. Il fascismo di sinistra dal sansepolcrismo alla Repubblica Sociale (Passaggio al Bosco, pagg. 504, Euro 20,00)

Il Fascismo rivoluzionario – o “di sinistra” – è quella componente progressista del movimento mussoliniano che intende sovvertire l’ordine borghese, il capitalismo, la finanza internazionale e lo sfruttamento operato dagli usurai ai danni del popolo, al fine di edificare – sulle macerie del vecchio mondo liberaldemocratico – la giovane Civiltà del Lavoro, liberamente organizzata nell’ordine corporativo.

Contrario anche al  collettivismo comunista – limitato ad una visione materialista che nega ogni riferimento all’identità storico-etnica delle stirpi – il Fascismo rivoluzionario intende costruire una comunità di popolo nella quale vengano fusi – in una sintesi totalitaria – la modernità e la tradizione, il socialismo e il nazionalismo, le aristocrazie eroiche e le masse popolari.

Ostacolato e frenato dai reazionari e dai conservatori che “fiancheggiano” il regime e innescano il tradimento finale, il programma politico dei “fascisti di sinistra” – egemone agli albori della Rivoluzione – poté esprimersi pienamente soltanto nei pochi mesi della Repubblica Sociale Italiana, in una situazione resa drammatica dallo sfortunato epilogo bellico.

La mistica della lotta, la fede nel capo carismatico, la fiducia nel destino di gloria, l’eroismo guerriero e la fanatica fedeltà all’Idea sono alcuni degli elementi che fanno del Fascismo un fenomeno non solo politico, sociale o economico, ma anche spirituale, culturale e addirittura religioso.

Questo libro ripercorre le vicende, le idee e i protagonisti della svolta nazionale e sociale: dagli arditi della Grande Guerra ai legionari di Fiume; dai futuristi ai sindacalisti; dai primi Fasci di Combattimento agli squadristi; dai corporativisti ai giovani dei GUF; dalla scuola di Mistica Fascista alle Brigate Nere repubblicane, passando per i grandi intellettuali che abbracciarono l’ideologia della rivoluzione italiana all’ombra del littorio.

                                                                      ***

Eliane Patriarca, La colpa dei vincitori. Viaggio nei crimini dell’esercito di liberazione (Piemme, pagg. 174, Euro 17,50)

Ci sono italiani che hanno pagato molto caro il prezzo della Liberazione. Sono le migliaia di donne della Ciociaria e del frosinate violentate, abusate e uccise durante la marcia dei "liberatori". Tutto iniziò nel luglio del 1943, quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia. Nella risalita, furono molti i soldati che si lasciarono andare a episodi di violenza, mentre i generali e gli ufficiali chiudevano entrambi gli occhi. Come nel caso dei soldati francesi originari di Marocco, Algeria e Tunisia, i goumiers, al comando del generale Alphonse Juin. Abili nei combattimenti in montagna, furono determinanti nell'aggirare la linea nazista addentrandosi sui monti a sud di Roma. Ma seminarono l'orrore nei villaggi che attraversarono. Migliaia di donne di tutte le età, giovani e anziane, furono violentate e abusate con estrema crudeltà, anche da centinaia di soldati. Chi si ribellava veniva ucciso, gli uomini violati a loro volta. Secondo alcune stime furono decine di migliaia le vittime. Due volte vittime, perché alla violenza si unirono la vergogna e il silenzio. Si preferì tacere, le donne per pudore e autodifesa, le istituzioni italiane e francesi per non macchiare l'onore e non urtare la sensibilità dei rispettivi eroi della Liberazione. Eliane Patriarca, giornalista francese, indaga su questi fatti così poco conosciuti sia in Francia che in Italia, anche per scoprire se ai suoi nonni, originari di quelle zone, era toccata quella sorte. Un ritorno alle radici e un'indagine storica che, raccogliendo testimonianze terribili e sempre vivide, tocca un nervo ancora scoperto della nostra storia

IL PERSONAGGIO

Raffaele Ricco, Armando Diaz. Il generale e l’uomo (Ippogrifo, pagg.358, Euro 18,00)

L’uomo che risollevò le sorti dell’esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto fu il generale napoletano Armando Diaz, proveniente da famiglia di ufficiali borbonici. Plasmò l’esercito di massa, fondato sul concorso di tutta la nazione; un’entità che assorbiva le energie politiche ed economiche del paese, e ideò i piani della battaglia decisiva di Vittorio Veneto. All’indomani della vittoria e nei giorni successivi, emersero i tratti dell’uomo Diaz: il senso del dovere, il sentimento del decoro e dell’onore militare, l’attaccamento al lavoro ben fatto fin nei dettagli. Intervenne per risolvere i problemi delle popolazioni dei territori italiani occupati – allo stremo per la fame -, e si occupò delle migliaia di prigionieri austriaci. Invece di raccogliere i meritati allori a Roma, restò al suo posto a sbrigare il lavoro di preparazione per la pace imminente. Messo da parte dai governi democratici, tornò alla ribalta nell’ottobre 1922, quando fu nominato Ministro della Guerra nel primo governo Mussolini, quindi divenne Maresciallo d’Italia il 3 novembre 1924. Il Duca della Vittoria morì a Roma il 29 febbraio 1928; dal Regime gli vennero tributati onori e funerali di Stato imponenti.

LETTERATURA

Pierandrea de Lorenzo - Cristina Montagnani, Come lavorava D’Annunzio (Carocci, pagg. 143, Euro 12,00)

D’Annunzio ha frequentato ogni genere letterario: lo scritto giornalistico, il racconto breve, il romanzo, la prosa lirica, la poesia, il teatro, il libretto operistico, fino alla sceneggiatura per il cinema. D’altronde, la sua esistenza avventurosa ha interessato critici letterari e linguisti, storici e bibliologi, critici dell’arte e di musica, studiosi di architettura e design, affascinati dalla sua ultima dimora, il Vittoriale, scrigno di oggetti raffinati e testimonianze preziose. Insomma, Gabriele d’Annunzio fu un caso di eclettismo davvero unico nella storia culturale del nostro paese; fin dagli scritti giovanili mostrò di volersi appropriare sia della tradizione letteraria che delle esperienze europee più recenti. Egli apparve sulla scena letteraria romana appena diciottenne, in qualità di redattore fisso per la cronaca mondana. La carta stampata fu la sede giusta per elaborare uno stile di scrittura elegante, accattivante e soprattutto rinnovato, capace di parlare alla modernità; al tempo stesso il giornalismo fu un utile strumento per promuovere sé stesso e la sua opera. I carteggi, i diari, i dati di cronaca, gli studi preparatori, ogni evento diviene fonte di letteratura e motivo per riscrivere la realtà, mezzo per asservire la vita all’arte e al suo valore supremo.

FUMETTI

Annamaria Gravino, Il rogo di Primavalle (Ferrogallico, pagg. 96, Euro 19,00)

Roma. 16 aprile 1973. In piena notte, un incendio divampa in un condominio del quartiere popolare di Primavalle. Virgilio e Stefano Mattei, figli di Mario Mattei, segretario della sezione locale del Movimento Sociale Italiano, perdono la vita nell’incendio. Bruciano vivi nel tentativo di scampare alla furia delle fiamme gettandosi da un balcone. Virgilio aveva 22 anni. Il fratellino Stefano, solo 8. L’incendio è un vile atto di terrorismo, un trasversale omicidio politico: militanti comunisti di Potere Operaio, borghesi benestanti figli della migliore società, colpiscono a morte la famiglia di un lavoratore di una proletaria periferia romana. Un atto infame, assassino, a cui segue una vicenda paradossale: tre militanti di Potere Operaio, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, pur condannati, diventano protagonisti di una storia giudiziaria infinita, contraddistinta innanzitutto da latitanza, rimozione della verità, mancata giustizia, da una vergognosa campagna innocentista della sinistra italiana, dalla copertura economica e morale agli assassini da parte di esponenti della “cultura conforme e politicamente corretta” come Franca Rame e Dario Fo… una vicenda che viene ripercorsa integralmente in questo fumetto ambientato nel clima cupo degli anni di piombo, per far luce su una vicenda sconvolgente, su un omicidio impunito che oltre agli assassini esecutori, ha tanti, troppi mandanti morali.

RIVISTERIA

Storia in Rete 153-154, “ITALIANI” il numero di luglio-agosto

Altro che “espressione geografica”! Storia, antropologia, linguistica dimostrano che gli italiani esistono e da tanto tempo. Tanto che ogni tanto se ne accorgono pure loro stessi, come è successo col numero di “Limes” di maggio scorso, spunto da cui parte la copertina di “Storia in Rete” in edicola. Così tanti luoghi comuni si sciolgono come neve al sole: quello di essere un mix di razze, quello dell’Italia “creazione artificiale” ottocentesca, quello dei “dialetti vera lingua d’Italia”, e ovviamente la maldicenza di Metternich (e mal gliene incolse all’Austria dargli retta…).

Due articoli, quindi, su inizio e fine della dittatura fascista: quel 1928 quando il governo di Mussolini passò definitivamente dalla fase democratica al regime vero e proprio e il 1943, con i retroscena del 25 luglio così malamente ricostruiti in un recente – e fin troppo osannato – saggio.

Dal Fascismo al dopoguerra: il triste crepuscolo della monarchia – e dei monarchici – durante il lungo e dignitoso, ma sterile politicamente, esilio di Umberto II. Quindi il settantesimo anniversario dell’attentato a Palmiro Togliatti, una miccia bagnata che non accese alcuna polveriera, perché Stalin non voleva una seconda guerra civile in Italia.

E ancora, l’ultimo libro di Marco Valle – selezionato nella cinquina dei finalisti al Premio Acqui Storia – che racconta il lungo rapporto fra Italia e canale di Suez. Un’intervista all’autore e un estratto dal testo ci portano nella storia della via d’acqua che apre il Mediterraneo a oriente. E separa ancora una volta gli interessi italiani da quelli di Inghilterra e Francia…

In questo numero la rivista pubblica inoltre un ritratto di padre Marco d’Aviano – protagonista della diplomazia che salvò Vienna dalle armate turche nel 1683 – mentre uno sguardo alla cucina del tempo del Re Sole ci portano quindi nel nel XVII secolo. La storia economica è invece al centro di un’intervista a due accademici che hanno dedicato i loro studi all’analisi dell’andamento dei salari nell’Italia dell’Ottocento. Infine la figura di Zita d’Asburgo, ultima imperatrice d’Austria-Ungheria, testimone diretta della fine della duplice monarchia e dei suoi retroscena più segreti.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.