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Maggio Musicale Fiorentino

Tris di Verdi al Maggio Musicale: La Trilogia popolare al completo con la direzione di Fabio Luisi e la regia di Francesco Micheli

Trovatore, Rigoletto e Traviata in una nuova intepretazione che le presenta come un polittico della storia e della cultura italiana.

di Domenico Del Nero

Tris di  Verdi al Maggio Musicale: La Trilogia popolare al completo con la direzione di Fabio Luisi e la regia di Francesco Micheli

Il Maestro Fabio Luisi con le tre interpreti femminili

Il teatro del Maggio Musicale fiorentino “scalda” il palcoscenico con un appuntamento che nessun melomane vorrà perdere: la cosiddetta “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi al completo.  Giovedì 13 settembre si parte con il corruscar d’armi del Trovatore, l’opera di soggetto medievale (nella visione astrusamente romantica di Gutierrez) con repliche 16,19, e 22 settembre; poi il ghigno satanico di Rigoletto. Il buffone creato dalla fantasia di Victor Hugo, con esordio il 15 settembre e repliche il 20,26 e 29. Infine, la camelia di Traviata: prima rappresentazione il 21 settembre, si replica il 23,25,27 e 30.

Ma se le opere sono tra le più note e amate dal pubblico, molte sono le novità, che sono state illustrate alla stampa venerdì scorso dal direttore d’orchestra Fabio Luisi e dal regista Francesco Micheli, presentati dal capo dell’ufficio stampa Paolo Antonio Klun, che ha evidenziato come si tratti di produzioni in tutto e per tutto nuove; non solo nella messa in scena ma anche nella impostazione che ha voluto trovare un filo conduttore, un qualcosa che unisca i tre spettacoli; cosa non facile, in quanto si tratta di tre spettacoli molto diversi tra di loro. “Si tratta di una proposta di altissimo profilo – ha dichiarato Klun, che poco tempo fa sarebbe stata impensabile, quando il Maggio faceva fatica a guardare all’indomani, mentre oggi possiamo permetterci tre nuove produzione in un solo mese, cosa non certo comune anche per altri teatri”.

Ma qual è la cifra, il filo conduttore che unisce una trilogia che certo poco o nulla ha a che fare con la grande costruzione wagneriana? come è stato possibile trovarlo, sia dal punto di vista scenico che da quello musicale? Intanto, affidandoli ad unico direttore e ad un unico regista; e per Francesco Micheli sarebbe del tutto peregrino e inutile cercarlo nel percorso biografico di Verdi, che era un uomo essenzialmente “pragmatico”: ma in quei due – tre anni cruciali – anche e soprattutto per il nostro paese – in cui Verdi scrive questi suoi capolavori si verificano tutta una serie di eventi e di situazioni, che sembrano riflettersi perfettamente nei personaggi, nei caratteri particolarissimi che il compositore crea.

“Più che trilogia, che sembra uno scimmiottamento wagneriano, è la parola popolare che trovo interessante – dichiara il regista -  perché questi tre lavori ebbero una enorme diffusione, ma anche perché essi sembrano una sorta di testamento che il compositore ci ha lasciato; significativo da questo punto di vista il ruolo del coro, che è di commento all’azione drammatica (potremmo tagliare ad esempio tutte le scene corali del Trovatore e l’azione non muterebbe affatto); è dunque uno sguardo che la comunità dà ai fatti esprimendo la sua opinione. Mi è dunque piaciuto vedere, trovandomi in sintonia con il maestro Luisi, che il personaggio portante fosse il popolo, fossimo noi; e di lì assistere in tre modi diversi al modo in cui Verdi crea personaggi, azioni e situazioni che sono significative per l’identità di un popolo; soprattutto, il tentativo di esorcizzare una serie di mali che affliggono il nostro paese e che impediscono la piena realizzazione della vita di alcuni personaggi, come nel caso del Trovatore i due giovani Manrico e Leonora che qui vengono presentati come martiri.  i due protagonisti sono infatti divisi da una faida, da una guerra delle peggiori ovvero una guerra civile. Nel Rigoletto un contesto decadente e marcio, dove tutti mentono, persino la protagonista femminile perché ha un pessimo educatore che fa il mentitore di pensiero; e quindi ci piace immaginare la protagonista in un contesto del tutto diverso, libera di determinare il proprio destino e dall’isolamento che poi la condanna a morte. Tutti temi attuali che Verdi ha scelto; la trilogia popolare ha la peculiarità di mettere a fuoco aspetti cruciali del nostro esistere e quindi in un momento che mi sembra cruciale per il nostro paese ricordarci come Verdi ci abbia regalato personaggi scandalosi, che vanno controcorrente, e che sono quasi tutti giovanissimi:Manrico ha 15 anni, Violetta ricalca un personaggio morto a 23 anni, Gilda è appena uscita dal convento. Tutti giovani che faticano ha trovare spazi nella vita, emblema di una società che non riesce a far contenti i propri figli; mi sembra che in questo momento sia significativo dirlo. Ci sono i tempi in cui sono ambientate le tre epoche; il quattrocento aragonese (quindi un tardo medioevo) il Rinascimento (anche se un cattivo rinascimento, egoistico libertino e non artistico) e l’Ottocento; tre momenti fondamentali della storia, italiana e non solo. Cosa accumuna queste tre vicende così lontane nel tempo? La mancanza di verità, la menzogna che è l’elemento che porta alla catastrofe. La menzogna di Azucena, che tiene celata la vera identità di Manrico/Garcia; se quella menzogna fosse stata svelata non ci sarebbe stata nessuna tragedia. In Rigoletto poi la menzogna è protagonista assoluta: qui tutti  indossano una maschera, persino Gilda che ha un cattivo maestro, menzognero di professione; e nella Traviata addirittura  la protagonista per amore si inventa la bugia di un amore finito degno di una ragazza di malaffare; mente per amore, ma così si condanna all’infelicità e a una morte in solitudine.  E pertanto, abbiamo cercato mezzo per tradurre artisticamente la bugia: le marionette che si trovano sulla scena del Trovatore, perché la saga di Gutierrez ha molti punti in comune con la nobilissima tradizione delle marionette europee; Rigoletto è un luogo dove tutti hanno una maschera e in  Traviata la donna è ridotta a una bambola; che sono proprio oggetti legati ai tre periodi sopracitati.

Ma c’è una “modernità” anche sul piano della lettura musicale?  Il maestro Fabio Luisi preferisce (giustamente)  rimanere ancorato al piano dell’interpretazione scenica: “La modernità di un progetto – veniamo spesso derisi quando si parla di Trilogia popolare, perché sono semplicemente le opere più popolari di Verdi  - l’importanza del progetto  che noi presentiamo sta nel fatto che noi evidenziamo la storicità di questa creazione artistica, quello che ha reso l’Italia e gli italiani quel che sono e che ci presenta una Italia emozionante e moderna: la libertà individuale e la libertà collettiva sono i due perni su cui si fonda questa trilogia popolare; stiamo parlando di tutti questi protagonisti che aspirano a una propria e libertà e sono  trasgressivi. Gilda perché ama qualcuno che le è stato vietato di amare, Rigoletto perché  esce dal suo ruolo di buffone; Manrico ama una donna che fa parte dell’altra fazione, Violetta non ha il diritto di amare una persona perché è una prostituta e deve amare tutti, e lei vuole uscire da questo ruolo e vuole amare qualcuno nonostante la società le imponga un ruolo predefinito.  Questa dunque è la modernità di queste tre opere, anche perché in un certo senso finiamo con identificarci con questi personaggi. Modernità musicale? Beh, la lettura è quella, la musica “traduce” ed esplica in maniera ancora più profonda di quanto possa fare il testo o la “trama” che è tutto sommato secondaria: la musica è quella in cui vediamo i moti psicologici di questi personaggi, in questo Verdi è insuperato.”

Nel concreto dunque Il filo che unisce le tre opere assume i colori della bandiera italiana e la “trilogia” diventa un polittico a tinte forti che dice quello che siamo, quello che dovremmo essere, anzi quello che vorremmo essere, attingendo a vicende non solo italiane. Con la Spagna del Trovatore, la Parigi de La traviata e la Mantova (che in realtà sarebbe dovuta essere ancora Parigi, dalla pièce Le roi s’amuse di Victor Hugo) di Rigoletto, Verdi sembra dire al Paese di guardare fuori dai propri confini e di guardare a temi politici di ampio respiro. Lo fa declinando elementi della nostra cultura e del nostro sentire: il candore di Violetta, la focosità di Manrico e la viscosità - vale a dire la dubbia moralità - di Rigoletto corrispondono al bianco, al rosso e al verde della bandiera. Traviata sarà dunque tinta di bianco, perché è anche il colore della camelia ma soprattutto perché Violetta ambisce a una purezza e uno status che il pubblico facilmente le riconosce, e molto di più, rispetto agli altri personaggi. Il rosso sarà la tinta predominante del Trovatore, colore del fuoco, del sangue e dell’omicidio. L’ambiguità, l’invidia, la rabbia sono verdi, il colore che spesso viene attribuito a queste condizioni e stati d’animo. Verde sarà dunque il colore che tratteggerà il Rigoletto.

Sempre per quanto riguarda la messa in scena, le scenografie di tutte e tre le opere sono firmate da Federica Parolini, i costumi da Alessio Rosati e le luci da Daniele Naldi, scelte che sottolineano l’idea di un progetto attorno a un’unica grande messinscena per l’intera Trilogia. Altra caratteristica che lega i tre titoli è la presenza di parte dell’attrezzeria di scena realizzata in cartapesta da Jacopo Allegrucci, scenografo versiliano che da venti anni lavora per il Carnevale di Viareggio e che da due anni fa parte dei costruttori di “prima categoria” della celebre manifestazione viareggina, scelta che denota – da parte del Teatro del Maggio – la volontà di avvalersi della collaborazione delle eccellenti maestranze disseminate sul territorio toscano. Nel Trovatore si vedranno in scena un esercito di burattini, nel Rigoletto uno stuolo di maschere mentre per La TraviataAllegrucci ha realizzato delle bambole a grandezza umana, oltre ad una coppa di champagne che ricorda quella nella quale si immergeva la diva del burlesque Dita Von Teese durante le sue esibizioni. Sì, perché nella rilettura scenica di Francesco Micheli, Violetta è proprio una ballerina di burlesque, che indosserà abiti tanto eleganti quanto discinti. A fare da spalla a Francesco Micheli nelle opere, tre assistenti diversi: nel Trovatore il regista collaboratore è Paola Rota, nel RigolettoBenedetto Sicca, mentre nella Traviata è Valentino Villa.

La direzione musicale è esclusiva di Fabio Luisi e per quanto riguarda la scelta dei cantanti molti di loro sono giovani molto apprezzati sul panorama internazionale al loro debutto sul palcoscenico del Maggio. Ma di questo si parlerà nella presentazione delle singole opere.

 

 

 

 

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