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Editoriale

Matteo Salvini: ovvero il nuovo insidiato dal vecchio

Giuseppe del Ninno

di Giuseppe del Ninno

span class="s3" style="text-align: justify;-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.301961);line-height: 16.799999237060547px;font-family: Arial;font-size: 14px;">Matteo Salvini è l’uomo nuovo della politica italiana. Che si condividano o meno le sue posizioni, questo è un dato di fatto. Da quando sono crollati i partiti tradizionali – ma già alla vigilia di questo crollo - l’Italia ha conosciuto, uno dopo l’altro, diversi “uomini nuovi” al timone della nazione: Craxi, Berlusconi, Renzi. Gli altri che in diverso modo e in misure diverse sono stati al vertice delle Istituzioni – D’Alema, Prodi, Napolitano – erano comunque l’espressione residuale dei vecchi assetti politici.

Si è poi affacciato alla ribalta un capopopolo come Beppe Grillo, ma la sua parabola politica – ora peraltro declinante – ha dato luogo a un Movimento la cui visione di fondo e i cui principi ispiratori appartenevano a un guru rimasto sempre dietro le quinte, e ora questo Movimento giunge al governo – ma non al potere – nella persona di un leader che nei modi e nelle procedure sembra riproporre modelli della cosiddetta “prima repubblica”.

Dicevamo allora: Salvini è il nuovo. Lo è, ad esempio, perché non rispetta le liturgie consolidate della politica, e perfino il suo galateo. Ha cominciato da deputato europeo, continua da ministro dell’Interno e da Vicepresidente del Consiglio, servendosi anzitutto di un lessico scarno ma efficace e “popolare” (“popolano”, avrebbe detto il vecchio e non più ingombrante fondatore della Lega). Salvini frequenta le spiagge e i mercati, anche se non disdegna i salotti televisivi, ma affida i suoi messaggi molto meno ai mass media che presidiano l’establishment che non ai “social media”, attraverso i quali dialoga direttamente con i suoi elettori (e non solo).  

Ma la “novità” non si esaurisce nello snobbare giornaloni e conduttori tv (che infatti non lo amano): nelle recenti elezioni politiche, Salvini ha portato la Lega, affrancandola dalle anguste istanze del localismo, dal 4 al 17%; ma i sondaggi successivi – quindi, posteriori alle prime iniziative di governo – la vedono attestarsi sopra il 30%. Ebbene, questo successo, a dispetto di campagne televisive e di stampa – non solo nazionali – si deve soprattutto alla constatazione che l’uomo di governo ha promosso iniziative in linea con quanto affermava il politico nei comizi elettorali. Insomma, Salvini ha cominciato a mantenere le promesse. E questa sì che è una novità.

Naturalmente, è “nuova” anche l’alleanza con il Movimento 5 Stelle, e in quanto tale non ha mancato di suscitare scandalo e sconcerto fra gli avversari, ma anche e soprattutto fra gli alleati, o quelli che si potevano definire tali. Salvini ha sparigliato, come dicono i giocatori di scopone, non già nel segno dell’antipolitica – come fecero Giannini con il suo movimento “L’uomo qualunque” o lo stesso Grillo degli inizi – bensì nel nome del popolo, contro l’establishment (e questo, aldilà dello schema destra/sinistra).

Non è nuovo, invece, il contrasto innescato dalla magistratura, prima con l’azione incardinata contro la Lega per la questione dei rimborsi elettorali, e ora con l’iscrizione nel registro degli indagati, sparata contro il ministro dell’Interno, accusato di aver impedito lo sbarco dei migranti trasbordati sulla nave Diciotti della Guardia Costiera. Le ostilità della magistratura (di una parte di essa?) nei confronti della classe politica risalgono infatti alle vicende di “Mani pulite” ed hanno toccato il loro apice nella vera e propria guerra mossa contro Berlusconi, all’epoca Primo Ministro e leader del partito di maggioranza relativa. proprio qui affiora l’esigenza di un’autentica novità, o meglio riforma: quella riforma della Giustizia che non riuscì a Berlusconi e che ora torna nelle dichiarazioni d’intenti degli esponenti di questo Governo, per evitare che la discrezionalità dell’azione penale si trasformi – contro la Costituzione – in strumento per orientare e condizionare la politica promossa dai rappresentanti del popolo legittimamente costituiti in maggioranza governativa.

D’altra parte, con il suo porsi contro l’establishmentSalvini certo aveva messo in preventivo questa ed altre difficoltà nel cammino verso il rinnovamento della società e della politica italiane: sul fronte dell’Unione Europea e su quello dei Mercati (già decisivo per la destabilizzazione del gabinetto Berlusconi, con la connivenza delle opposizioni politiche interne) la campagna d’autunno sottoporrà a dure prove il leader della Lega ed il governo di cui è parte fondamentale. 

A questo proposito, un ulteriore elemento di novità è costituito da certi segnali di cambiamento nelle relazioni con la compagine europea e con lo stesso sistema di alleanze, consolidato fin dalla fine del secondo conflitto mondiale. L’attenzione manifestata dal ministro Savona e dallo stesso Salvini nei confronti della Russia – anche sotto il profilo dell’eventuale sponda economica, in caso di “guerra finanziaria” – attesta l’esistenza di un “piano B” decisamente innovativo anche sul terreno della politica estera. I media, che sono ancora sotto l’influenza dei politici sconfitti e segnatamente del PD, parlano di “isolamento dell’Italia”: in realtà, sul filo di una politica rivendicazionista che fu anche del precedente governo nei confronti dell’Unione Europea - grazie anche alle iniziative dirompenti di Salvini, speciein materia di flussi migratori - il nuovo governo assume un atteggiamento “forte”, predisponendo anche soluzioni alternative, in caso di persistente sordità dei partner europei. Se poi si vuol definire “isolamento” il complesso dei rapporti amichevoli con gli USA di Trump e la Russia di Putin, ma anche con il blocco di Visegrad… (senza contare i progetti di Lega europea, che potrebbero assumere ulteriore vigore dai probabili successi elettorali dei movimenti populisti alle prossime elezioni europee). 

Infine, sotto il profilo della carica innovativa attribuita a questo governo di coalizione e soprattutto al suo vice primo ministro Salvini, va formulato un auspicio: che, una volta compresa la differenza fra l’attività di governo e la gestione del potere effettivo, si proceda alle opportune, conseguenziali misure. Ad esempio, si sancisca che tutti i Corpi dello Stato - nel caso evidenziato dalle cronache odierne, il Comando della Guardia Costiera –devono adeguarsi alla linea stabilita dal Governo, nel quadro delle leggi in vigore; che vi sia piena armonia fra le Istituzioni, anche nel rispetto della sensibilità della maggioranza degli italiani. A questo proposito, di passata faremo notare l’importanza di una sostanziale sintonia fra Presidenza e Governo della Repubblica, sintonia che purtroppo non si è verificata – fin dal principio – tra queste due altissime Istituzioni. Per limitarci ad un solo esempio, nella compagine governativa sono state inserite, per volere del Capo dello Stato figure con storie personali dissonanti rispetto al programma di governo ed alla volontà della maggioranza degli elettori (si pensi al titolare della Farnesina). In questo modo, si depotenzia l’azione del governo e, soprattutto, non si fanno gli interessi dell’Italia. 

Ecco, fra le novità che Salvini, come ministro, vice presidente e leader di un’importante forza politica è chiamato a porre in essere, questo dell’armonizzazione d’intenti e di iniziative fra Istituzioni pubbliche, ma anche con le forze della società civile – sindacati, imprenditori, operatori della comunicazione, istituzioni religiose e così via – assume un’importanza primaria, per consentire l’attuazione del  programma politico che ha riscosso il consenso della maggioranza degli elettori. Staremo a vedere.

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