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Editoriale

No, non me la sento di ringraziare Marchionne...

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

Lorenzo,

come sai e come sanno i lettori, Totalità e il suo direttore, non censura poiché, come abbiamo sempre detto, è un libero laboratorio di idee aperto a tutti, quindi anche a ciò che non piace al direttore o a parte dei suoi lettori. La democrazia delle idee ovvero l’opportunità di dire cose  argomentate e sostenute dall’intelligenza anche se non condivisibili, è l’unica che per la quale battersi veramente.

Ciò detto quanto scrivi di Marchionne, francamente mi ha lasciato abbastanza perplessa.

1-    Poiché sei giovane sai quali sono i problemi del lavoro per la vostra generazione e come le tutele per chi porta a casa pochi euro siano state calpestate senza pensare ad un’equa distribuzione degli interessi, ma privilegiando solo quelli degli imprenditori –non i piccoli; non quelli che si impiccano perché non possono pagare gli stipendi ai loro operai che considerano la loro famiglia; non quelli che lavorano per lo Stato il quale non li paga, ma pretende paghino le tasse sui soldi che, sempre lo Stato, non gli ha ancora dato– privilegiando solo quegli imprenditori, dicevo, che in realtà rappresentano il grande capitale, la finanza internazionale per il quale la vita di un operaio e della sua famiglia è solo un numero su una lunga tabella, e se quel numero fa sballare i conti ai fini del profitto… via, si cancella.

2-    Di Marchionne dici che ha rappresentato un’Italia diversa rispetto a quella che vivacchiava con i contributi dello Stato. È vero, ma almeno, per quanto fosse ignobile, quei contributi andavano, nella maggior parte ad arricchire la famiglia Agnelli e, per una parte, a sostenere il lavoro italiano. Quando poi l’Italia è entrata nella peggiore crisi economica della sua storia e lo Stato non ha avuto più soldi da dare alla Fiat, Marchionne, con grande abilità, l’ha trasformata in Fca, traferita all’estero la parte sana, e lasciato in Italia quella indebitata, ha salvato e procurato ricchezza agli azionisti, e dunque ancora agli Agnelli, ma certo non all’Italia. Questa è l’Italia diversa che ti piace?

3-    Marchionne, ultimo ma non ultimissimo, francamente di italiano non ha niente tranne la nascita e una famiglia in parte istriana che ha subito i dolori di quella terra dopo la seconda guerra mondiale. Per il resto a 14 anni è andato in Canada, lì si è formato, e quando è stato necessario ha preso (e ha fatto bene, non glielo rimprovero, ma per piacere lasciamo stare l’italianità del super manager) la residenza nella comoda, fiscalmente parlando, Svizzera.

4-    Infine, altro motivo di stupore per quanto scrivi, e questo riguarda ancora la tua giovane età –solitamente tempo di ideali, anche un po’ folli e sognanti– è l’ammirazione per Marchionne. Non nego, anzi sono perfettamente convita che l’ex-ad di Fca sia stato un manager geniale, fra i più intelligenti e capaci del suo tempo. Il problema è che quelle doti non sono sufficienti a suscitare la mia ammirazione: soldi, danaro, interessi, finanza, speculazione è tutta roba che mi dà la nausea anche se ne riconosco la necessità ma non la supremazia come sta accadendo in questi tempi, e mi terrorizza se penso che l’Europa, governata da essi, ha ridotto la Grecia nello stato che stiamo vedendo in queste ore: un paese in preda alle fiamme che l’austerità imposta dalla Ue, che deve fare i conti con i grandi investitori internazionali, ha obbligato a fare tagliare i fondi della sicurezza (leggi protezione civile ecc ecc) Risultato: sono morte bruciate più di 100 persone che adesso tutti piangiamo, ma che la ruota delle esigenze finanziarie, nel suo percorso inesorabile e, ahinoi condiviso dai governi, continuando a girare indifferente macinerà nell’oblio dell’indifferenza.

Caro Lorenzo, mi dispiace, ma non me la sento di dire grazie a Marchionne, la pietà cristiana mi induce a non esprimere il mio giudizio, e d’altra parte non è neppure importate manifestarlo, mi basta mettere un po’ le cose a posto. Preferisco dire grazie ai tanti italiani che, stritolati da questa crisi, continuano a stringere i denti a fare il loro lavoro mal pagato e a fornirci servizi (certo non sempre all’altezza delle tasse che paghiamo, ma purtroppo spesso in sintonia con gli stipendi che riceve chi materialmente li eroga), preferisco dire grazie a chi, se qualcuno lo farà, saprà restituire all’Italia e agli italiani la dignità cui hanno diritto.

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