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Editoriale

Grazie Sergio...

Considerazioni su un manager

Lorenzo Somigli

di Lorenzo Somigli

ettera più difficile che abbia mai scritto" sono le parole che John Elkann affida ai suoi operai. Le condizione di salute di Sergio Marchionne sembrano compromesse ma ad oggi non trapela nessun bollettino ufficiale. Non è finita finché non è finita sussurrano i più fiduciosi. Nel frattempo FIAT ha già designato il successore. Inizia l'era Manley: scelta difficile ma inevitabile per un'azienda che ogni giorno deve guadagnarsi la fiducia degli investitori sul mercato.


Diverse le reazioni da parte del mondo politico: Berlusconi lo esalta per le capacità manageriali ("N.1 in Italia"), per Renzi "questo figlio di un carabiniere ha cambiato la storia industriale d'Italia". Salvini dice di voler pregare per lui e Di Maio attacca la Sinistra rea di averlo lasciato agire liberamente. Uscita velenosa del governatore della Toscana Enrico Rossi: per l'ex sindaco di Pontedera è stato un "manager capace soprattutto per gli azionisti"

"Siate come i giardinieri: investite le vostre energie in modo che qualsiasi cosa facciate duri una vita intera e anche di più" dichiarò durante una lezione alla Luiss.

Una figura complessa che ha segnato un'epoca e che continuerà a far discutere. Al suo arrivo nel 2004 FIAT aveva perso 7,7 miliardi in un triennio. Il periodo peggiore tra gli anni '90 e l'inizio del 2000: le azioni erano cartastraccia. "Fiat è tecnicamente fallita" confessò al suo arrivo. Una missione disperata.


Da lì la rinascita. A poco a poco con il suo stile dimesso e operoso. La produzione  low-cost all'estero, nei nuovi impianti in Serbia Brasile Cina, in Italia resta quella d'eccellenza. La crisi incombe, il settore auto rallenta, fallisce la Chrysler, storico colosso di Detroit e Marchionne intuisce che sia un'occasione propizia: l'occasione di fare il salto di qualità. Acquista un'azienda decotta ma solo dopo il piano di ristrutturazione varato da Obama e finanziato dal governo federale. FIAT entra nel mercato americano, dalla porta principale con un marchio inconfondibile.


Cautamente collaborativo con i sindacati. Attira fin da subito l'odio pervicace di Landini della FIOM, grande sconfitta del referendum a Pomigliano nel 2010 (i risultati daranno ragione al manager) e le simpatie di altri come Marco Bentivogli della FIM CISL che al Sole 24 Ore dichiara: "Con Marchionne abbiamo sfidato l'Italietta della rendita e dei ricatti".


14 anni alla guida di Fiat-Fca: una Fiat da appena 5 miliardi si trasforma in Fiat-FCA da 60 miliardi. Con tagli dolorosi come la chiusura di Termini Imerese (già in cattive acque dagli anni '90), con errori e scelte sbagliate, con indubbi sacrifici ma compiuti nella convinzione della bontà del percorso di rinnovamento intrapreso. Grazie Marchionne per aver trasformato un'azienda che vivacchiava con le elemosine di Mamma Italia, in un'azienda che vive dei suoi profitti. Grazie Sergio per aver impersonato un'Italia diversa. Grazie.

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