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I libri di Totalità

Rassegna di novità librarie: giugno 2018

di Mario  Bozzi Sentieri

Rassegna di novità librarie: giugno 2018

Francesco Cundari, Déjà vu ( Il Saggiatore, pagg. 124, Euro 16,00)

In Italia, quasi tutti i giorni muore un partito. In Italia, quasi tutti i giorni nasce un nuovo movimento. È difficile votare due volte di fila lo stesso simbolo, lo stesso schieramento, lo stesso leader. Essere di sinistra, in Italia, è un inferno. Cosa direbbe Freud, vedendo che oggi sono i padri, più o meno nobili, a ribellarsi a figli ingrati e rottamatori? E cosa direbbe Nietzsche di fronte all’eterno ritorno di una storia sempre diversa e sempre uguale a se stessa? Déjà vu ripercorre l’infinita notte dei lunghi coltelli della sinistra in un unico, abrasivo racconto. Sviscera i risentimenti personali, le vendette tardive, le inimicizie implacabili che hanno trasformato l’area progressista in un terreno radioattivo, una gioiosa macchina da guerra in un plotone d’esecuzione. Ricostruisce una storia che si ripete identica da venticinque anni, come un girotondo. Una storia fatta di vittorie effimere e sconfitte brucianti, di partiti che si riproducono per meiosi, di leadership deboli e congiure di palazzo. Una storia che sta accadendo di nuovo. Adesso.

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Giancristiano Desiderio, L’individualismo statalista, (Liberilibri, pp. 132, €.15,00)

L’individuo è il sovrano di se stesso. Lo è non per una sua conoscenza assoluta ma perché non esiste nulla – Stato, Chiesa, Partito, Scienza, Uomo – che ab­bia un sapere capace di unire verità e potere e imporsi all’individuo come suo sovrano. Ma l’individualismo statalista fa il mi­racolo: la libertà individuale è trasfor­mata in vita statale per ottenere un potere fuori controllo e una presunta isti­tu­zio­ne in­fallibile con cui annullare i ri­schi dell’esistenza. Giancristiano Desiderio fa un viaggio nell’anima nazionale, dal Risorgimento ad oggi, e vede nell’individualismo statalista una religione con cui gli Italiani si autoingannano: alla base dello Stato mo­derno c’è una squisita questione gnoseologica – lo Stato non sa tutto e non può tutto – che gli Italiani ignorano deliberatamente per costruire un Moloch teologico-politico, una macchina che sfrut­tano per salvarsi ma che si nutre del loro sangue e dei loro sacrifici, come tutti gli dèi di questa Terra.

TEMPI MODERNI

Antonio Polito, Riprendiamoci i nostri figli. La solitudine dei padri e la generazione senza identità (Marsilio, pagg. 176, Euro 17,00)

Nel mondo di oggi, che mette in discussione ogni forma di autorità, la sfida educativa dei genitori diventa sempre più complicata. Se il conflitto tra generazioni non è certamente una novità, quello che sta accadendo è però qualcosa di diverso, di molto più serio: una vera e propria interruzione del tradizionale passaggio di valori dai padri ai figli. I genitori sono soli, insidiati da mille modelli alternativi che li contraddicono, parlano un’altra lingua, dettano altre priorità. Diventato padre in due momenti diversi e distanti della sua vita, Antonio Polito entra nel vivo di una battaglia culturale volta a smascherare i nemici dei genitori: le idee e le figure che tendono a sabotarne l’autorità o che semplicemente hanno smesso di aiutarli. Dai social alla scuola, dalla politica alla Chiesa, dai cattivi maestri fino alla famiglia stessa, che ha commesso gravi errori, importando stili di vita che ne minano il ruolo.

PENSIERO FORTE

Roger Scruton, Confessioni di un eretico (D’Ettoris, pagg. 224, Euro 18,90)

Il libro di Roger Scruton è una raccolta di otto saggi, pubblicata in Inghilterra nel 2016. I temi spaziano dall’estetica artistica, agli animali, alla politica, al ballo, al futuro della tecnologia, alla conservazione dell’ambiente naturale, alla difesa della civiltà occidentale, alla morte. Scruton, anglicano, forse il massimo pensatore del conservatorismo anglosassone odierno, propone una riflessione ad ampio raggio da una prospettiva non-conformistica e “politicamente scorretta” sulla condizione dell’uomo occidentale di oggi, non limitandosi alla diagnosi ma anche proponendo “vie di uscita” originali.

ANNIVERSARI

Stenio Solinas, L’infinito sessantotto. Da Macondo e P38 alla II Repubblica (La Vela, pagg. 131, Euro 14,00)

Nel cinquantennio trascorso dal Sessantotto, dalle celebrazioni della contestazione è emerso il ‘reducismo’, manifestazione connaturata all’animo degli intellettuali italiani. Ancora una volta si è messa in mostra l’identificazione fra ‘giovani pensionati’ – appagati da una carriera gratificante e una vita comoda - e finte rivoluzioni, il tutto nel disinteresse assoluto dei figli ventenni. In questo volume, completato dallo scritto  Macondo e P38 risalente alla fine degli anni Settanta, Stenio Solinas indaga il ‘sistema’ dell’Italia contemporanea chiedendosi quanto della crisi economica, della disaffezione per la cosa pubblica, dell’ignoranza nel ceto dirigente, sia dovuto a quella pseudo-rivoluzione o ne sia la felice conclusione. Imbevuta di idee utopistiche e nutrita da tensioni ribellistiche, quella generazione è scivolata lunga la china dell’ideale privato e borghese, attentamente e sapientemente coltivato. Obiettivo principale dello scritto è il conformismo, scovato anche nelle sue manifestazioni nascoste, talvolta mimetizzate dietro l’apparente trasgressione.

STORIA

Eric Kurlander, I mostri di Hitler. La storia soprannaturale del Terzo Reich (Mondadori, pagg. 600, Euro 30,00)

In questo studio sugli elementi del soprannaturalismo nazista, Eric  Kurlander esamina il legame dei tedeschi con le forze occulte, gli scienziati folli e le armi segrete, e tenta di spiegare le ragioni del perché i vertici del Terzo Reich (da Himmler a Goebbels, da Hess allo stesso Hitler) non ne fossero estranei. Nel termine occultismo l’autore comprende un insieme di pratiche (astrologia, divinazione, chiaroveggenza), di credenze (stregoneria, teosofia, antroposofia), di forme religiose legate al folklore ed alla mitologia volkisch. La prima parte de I mostri di Hitler è una introduzione generale ai precursori del ‘nazismo magico’, alle idee esoteriche che circolavano fra i caffè viennesi e le birrerie di Monaco alla vigilia della Grande guerra. Nella seconda parte si delinea il ruolo e l’influenza, che ebbero sul nascente NSDAP, i gruppi sostenitori dell’Ariosofia, le organizzazioni etno-spiritualiste come l’Ordine dei Germani e la Thule Gesellschaft. Infine, viene analizzato il rapporto dei gerarchi nazisti con l’astrologia, il paganesimo nordico e le pratiche magiche, negli anni del Regime e della seconda guerra mondiale. Se il movimento nazista ebbe legami piuttosto stretti con l’ambiente dell’occultismo, della religione volkisch e con il milieu delle scienze soprannaturali, fu soprattutto per ragioni politiche, per far leva sul desiderio di mito e sull’anelito alla trascendenza dei tedeschi, per legarli alla propria visione imperiale e razzista della storia.

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Francobaldo Chiocci, I cavalieri del Dai Nippon (Idrovolante, pagg. 220, Euro 20,00)

Nel corso di tutta la sua storia, il Giappone non si è mai privato della fede in sé stesso, né della libertà di morire, del sacrificare la propria vita per la comunità. Fu ciò che fecero i piloti kamikaze e le torpedini umane kaiten, al pari dei zanryusha, che si rifiutarono di credere alla sconfitta bellica e continuarono a combattere nella giungla per decenni, e degli ufficiali che all’annuncio della resa compirono il seppuku. Questo volume racconta la storia di questi guerrieri, che decisero di ‘morir bene’ e dello spirito che li formò, condiviso da tutta la comunità giapponese, dall’Imperatore all’ultimo dei sudditi. Il Giappone del 1945 rispettava ancora i valori etici e i criteri di giudizio della civiltà feudale, risultante dalla fusione della tradizione confuciana con la spiritualità shintoista. Dal confucianesimo i giapponesi derivarono la convinzione che l’esistenza umana deve ispirare il suo comportamento alle Cinque Virtù, la più importante delle quali è la lealtà. Lo shintoismo poneva l’accento sulla natura divina dell’Imperatore, sulla sua funzione di capo spirituale della nazione, sul carattere sacro del Giappone e sulla sua missione storica. In questo intreccio di fattori umani, etici, politici e spirituali, hanno agito gli ultimi samurai; essi si sacrificarono coscientemente, incuranti che la vittoria fosse ormai impossibile.

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Olivier Wieviorka, Storia della Resistenza nell’Europa occidentale (Einaudi, pagg. 464, Euro 35,00)

Per molto tempo la Resistenza nell'Europa occidentale è stata ritenuta un fenomeno nazionale capace di offrire, tanto sul piano politico quanto su quello militare, un notevole contributo alla disfatta nazista. Sulla stessa falsariga, la cooperazione tra angloamericani e forze nazionali - resistenze e poteri in esilio - è stata giudicata esemplare. Nata sotto gli auspici dell'intesa piú che del conflitto, dell'amicizia piú che della rivalità, del rispetto piú che dell'ostilità, questa collaborazione avrebbe reso piú efficace la guerra sovversiva scoppiata nel 1940 nell'Europa prigioniera. Questa visione idilliaca, tuttavia, corrisponde ben poco ai fatti, quantomeno a quelli colti dagli storici. L'immagine dorata degli Alleati che lottano concordi contro il Terzo Reich nasconde un principio inesorabile: pur mirando alla sconfitta della Germania nazista, Gran Bretagna, Stati Uniti e relativi alleati difendevano anche i propri interessi nazionali. La coalizione risentí degli aspri rancori del periodo tra le due guerre e portò con sé concezioni divergenti, quando non opposte, dell'avvenire dell'umanità. Grande merito di questo libro di Olivier Wieviorka, rispetto a buona parte della storiografia sul tema, sta nell'aver elaborato, finalmente, una storia transnazionale della Resistenza europea, che mette in luce i contrasti e le contraddizioni che le singole storie nazionali, agiograficamente, tendono a nascondere.

STORIA DELLE DESTRE

Edoardo de Marchi, La destra e la cultura. Un secolo di pensiero controcorrente  (Idrovolante, pagg. 625, Euro 25,00)

Quali e quante destre sono esistite nella storia? Quali culture politiche hanno espresso nel corso del Novecento e nel primo scorcio del Ventunesimo secolo? Quali i riferimenti intellettuali di una galassia politica e culturale complessa e diversificata? Che ruolo hanno assunto le riviste e i periodici di area nella formazione di una cultura militante? La destra e la cultura costituisce la risposta a tutti questi interrogativi, accompagnando il lettore alla scoperta, o alla riscoperta, di un intero universo, lungo un viaggio tra le principali riviste che hanno contribuito a forgiarne l’identità culturale e l’azione sul piano politico. Oggi che le grandi famiglie politiche di un tempo sono pressoché scomparse e l’opposizione tra destra e sinistra è venuta meno, può forse essere utile individuare e recuperare quelle coordinate che ancora possono fungere da orientamento nell’epoca della post modernità, consegnando per sempre alla storia ciò che non è più spendibile sul terreno dell’azione politica odierna. 

DOCUMENTI

Gabriele d’Annunzio, Italia o morte (Idrovolante, pagg. 242, Euro 15,00)

Come una sfida alle potenze vincitrici della Grande guerra e uno schiaffo all’Italia borghese, debole e ossequiosa ai voleri degli alleati, il 12 settembre 1919 i volontari dannunziani occuparono il porto adriatico di Fiume. Nei mesi precedenti l’impresa fiumana, Gabriele d’Annunzio preparò l’avventura militare tenendo una serie di discorsi e scrivendo molti saggi sull’appartenenza italica della città, sull’onore degli Arditi e sull’amor di Patria. Nella selezione che compone Italia o Morte, il vate dispensa orgoglio patriottico, esalta la bellezza dell’eroismo contro la pavidità degli uomini di governo. Un manipolo di soldati credette alla possibilità di ridare alla Patria quello che politici e diplomatici avevano sacrificato sull’altare di Versailles. La mattina del 25 dicembre 1920, la cavalleria regolare attaccò dalle colline sopra Fiume; dal porto, le mitragliatrici delle torpediniere e i cannoni della nave da guerra Andrea Doria puntarono sui palazzi della città. Dopo aver seppellito i trentatré uomini uccisi durante il ‘Natale di sangue’, d’Annunzio lasciò la città il 18 gennaio 1921: “avido di silenzio dopo tanto rumore, di pace dopo tanta guerra”.

DIARIO

Mircea Eliade, Diario 1970-1985 (Jaca Book, pagg. 492, Euro 38,00)

 Nelle pagine del suo diario ritroviamo la cifra creativa del pensiero di Eliade: una geografia spirituale che tiene la cadenza complementaria dell'attività scientifica e di quella letteraria, la modulazione del diurno e dell'onirico nei modi dell'apertura all'universo umano e alla sua storia. Testimonianza conclusiva di una vita interamente dedicata alla ricerca scientifica e alla scrittura letteraria, il "Diario 1970-1985" di Mircea Eliade si presenta quale documento poliedrico di una feconda e appassionata apertura all'universo umano e alla sua storia. Note e riflessioni critiche, riletture ad appunti di viaggio ma soprattutto incontri e conversazioni e, al centro, una «geografia spirituale»: Parigi (la città dell'esilio); Bucarest e la terra romena (sempre dolorosamente presenti nella consapevolezza dell'impossibilità del ritorno); Chicago (il luogo dell'affermazione professionale) e l'Italia (direttamente scoperta nella prima giovinezza e sempre rivisitata, frequentata o sognata). «La vita come iniziazione labirintica», cifra dell'esistenza e personale religiosità, è il tema costante del Diario. 

TRADIZIONE CATTOLICA

Curzio Nitoglia, Dizionario del Tomismo (Effedieffe, pagg. 158, Euro 11,00)

L’intelletto umano è capace di conoscere la realtà. Questo è un dato di fatto che viene negato dal relativismo filosofico/teologico (“Cogito, ergo sum”) secondo cui la realtà creata e Dio Creatore sono un semplice prodotto, un costrutto del pensiero umano. In questo soggettivismo vi è la negazione di ciò che è e della realtà delle cose.
La filosofia realista dell’Aquinate eleva invece il buon senso conoscitivo – comune a tutti gli uomini capaci di intendere e volere – a scienza filosofica, la quale si basa sulla convinzione che esiste una realtà oggettiva, indipendente dal pensiero dell’uomo, che richiede all’uomo l’adeguamento del suo intelletto per poterla comprendere senza deformarla. Ma per capire bene la natura di questa scienza tomista, che ci spiega la realtà così come essa è, è necessario conoscere con precisione il significato dei termini impiegati dall’Angelico. Quindi è indispensabile avere un buon Dizionario, semplice e chiaro, dei concetti filosofici riguardanti la filosofia tomistica per potere arrivare a conoscerla senza pericolo di equivocare. Di qui l’idea e la realizzazione di questo Piccolo Dizionario del Tomismo, composto da una ottantina di voci realizzate e sintetizzate da d. Curzio Nitoglia.

TRADIZIONE

Marcello de Martino, Flamen-Brahman. La forza montante della fiamma sacra (Settimo Sigillo, pagg. 143, Euro 18,00)

Nel 1935 Georges Dumézil pubblicò uno studio, Flamen-Brahman, comparando le due figure sacerdotali, l’una romana e l’altra indiana, assicurandone la comune ascendenza indoeuropea. Il saggio, basato sulla similarità delle funzioni svolte dai due sacerdozi, avviò Dumézil sulla strada del ‘trifunzionalismo’. La metodologia trifunzionale con cui egli stava affrontando la civiltà indù - suddivisa in brahmana, Kshatriya e vaisya -, trovava il suo corrispettivo nella tripartizione dei flamines maiores, organizzati in relazione alla prima triade capitolina: Juppiter, Mars, Quirinus. Ciò che vi era di essenziale – la funzione sacra e sacerdotale - in questo parallelo indo-romano, portò Dumézil all’ipotesi della comune eredità da un ‘protosacerdote’ dell’arcaica religiosità indoeuropea. Proprio da questa considerazione parte il saggio di Marcello de Martino, che analizza le fonti storiche latine, celtiche e indiane, cercando la conferma all’esistenza di tale operatore del sacro indoeuropeo, colui che possedeva la forza montante della fiamma sacra.

LETTERATURA

Cesare Cavalleri, Per vivere meglio. Cattolicesimo, cultura, editoria Una conversazione con Jacopo Guerriero (La Scuola, pagg. 1902, Euro 16,00)

Sollecitato dalle domande di Jacopo Guerriero, Cesare Cavalleri, uno dei maggiori intellettuali cattolici, parla di sé, delle sue preferenze culturali, della sua adesione all'Opus Dei (con un ricordo appassionato del suo fondatore, san Josemaría Escrivá), degli autori letti e incontrati in cinquant'anni di attività. Fulminanti ed anticonformisti i suoi giudizi: i romanzi di Umberto Eco “sono disastrosi”; Moravia non lo legge più nessuno; le opere di Pasolini (a parte “Le ceneri di Gramsci”)  sono “di pochissimo spessore”. Montale, Buzzati, Quasimodo, Flaiano, Raboni e molti altri compongono una galleria di personaggi che rispecchiano una stagione culturale che spiega il nostro imminente futuro. Ad emergere retroscena inediti: sul Diario Postumo di Montale, su mille polemiche letterarie; e poi  la storia di un incontro con Ezra Pound, a Venezia; e ancora: la vera storia di Raimund Panikkar e del suo rapporto con san Josemaría Escrivá; la scoperta di Alessandro Spina e Eugenio Corti; i giudizi - severi - sui cosiddetti «scrittori cattolici»…

SPORT

Pierluigi Spagnolo, I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano (Odoya, pagg. 285, Euro 16,00)

 

Le prime formazioni del tifo organizzato risalgono alla fine degli anni Sessanta, contemporanee del movimento studentesco; portatrici dello stesso spirito ribellistico, da allora accompagnano la storia degli stadi delle nostre città. Una ‘sottocultura’ e una presenza fissa alle cerimonie calcistiche, che i mass media spesso definiscono per i soli aspetti negativi: gli scontri violenti con avversari e forze dell’ordine; l’uso di sostanze stupefacenti; la vicinanza con gli ambienti della malavita organizzata. Ecco che allora gli ultrasricevono etichette come quelle di balordi teppisti e delinquenti facinorosi, individui comunque poco raccomandabili. L’altra faccia della medaglia è costituita dalla passione sana per la propria squadra di calcio, che si estende all’amore per la città di appartenenza; dalla goliardia e dalla coreografia che abbellisce gli stadi; dalla solidarietà che si instaura fra persone dei ceti più diversi; dall’impegno sociale e dalla beneficenza per le cause ‘serie’. Questo libro racconta la storia e spiega il mondo delle curve italiane, narrando gli episodi salienti e le vicende tragiche, le rivalità storiche, studiando il fenomeno con l’ausilio dei protagonisti delle curve.

RIVISTERIA

“VIE DELLA TRADIZIONE”

Rassegna semestrale di orientamenti tradizionali

Euro 22,00

La rivista di studi tradizionali Vie della Tradizione, fondata da Gaspare Cannizzo, esce in un numero doppio, che copre l’annata 2017. Il volume si apre con una serie di saggi sul mondo indoeuropeo, dalla lingua alla conoscenza della loro arcaica spiritualità. Lo studio di G. Sessa traccia un parallelo fra l’individuo assoluto evoliano ed il persuaso michelstaedteriano, tra la via alla liberazione dell’idealismo magico e la libertà procurata dalla ‘persuasione’. Il contributo di Hervé Cavallera è dedicato allo studioso di dottrine orientali Giuseppe Tucci, in particolare alle sue spedizioni in Tibet, alla ricerca del senso del sacro di quelle regioni. Il saggio di Claudio Mutti è una indagine sulla geopolitica, sulle sue implicazioni mitologiche e religiose, sulla secolarizzazione della ‘geografia sacra’. La ricerca di L. Valentini esplora le radici della tradizione occidentale, dalla sapienza ermetico-pitagorica fino alla sua manifestazione ‘moderna’ nella Scuola Napoletana, dal principe Raimondo di Sangro agli insegnamenti magici di Giuliano Kremmerz. Infine, G. Monastra esamina il pensiero ecologico e ambientalista, Konrad Lorenz in testa, alla luce della visione del mondo rivoluzionario-conservatrice.

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