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81°Festival del Maggio Musicale Fiorentino

Viva Italia! E la battaglia di Legnano vince anche a Firenze

Convince l'allestimento di Giordana, ottima l'esecuzione musicale. Un'opera forse un po' invecchiata, ma lo spettacolo rimane di prim'ordine.

di Domenico Del Nero

Viva Italia!  E la battaglia di Legnano vince anche a Firenze

Prima di tutto, lo spettacolo. Un allestimento di alto livello, quello della Battaglia di Legnano andato in scena martedì scorso al Maggio Musicale: per la regia e le scene, per la direzione, l’orchestra e il coro, per i cantanti. Il titolo? Interessante, senza dubbio, ma ….

Arturo Toscanini soleva dire che anche Verdi e Rossini hanno i loro spartiti giustamente a riposo. Questo non significa che ogni tanto non sia giusto ed anche opportuno ridestarli, soprattutto in un Festival come il Maggio che è nato proprio per far conoscere opere che non fossero “di repertorio”.

Ma l’impressione è, e rimane, quella di un’opera in un buona parte superata. Certo, un po’ più di spirito patriottico oggi non guasterebbe di sicuro, in tempi di esasperata eurofilia;  ma i versi  (bruttissimi) del Cammarano finiscono per rendere ridicolo il tutto: da un punto di vista drammaturgico la parte migliore è forse quella dell’idillio privato – e romanticamente disperato – tra Arrigo e Leda. [i]Per il resto, tutto quello che si può dire è che c’è da rimpiangere che la grande lezione manzoniana dell’equilibrio storia – invenzione sia rimasta inascoltata, sia sul piano narrativo che su quello drammaturgico. Quanto al risorgimento poi, ora che si comincia a scoprire di che lacrime grondi e di che sangue (anche quello dei vinti…)

Ma queste sono considerazioni a latere: Quel che conta è che il Maggio ha offerto comunque uno spettacolo del tutto all’altezza delle sue migliori tradizioni, convincente ed anche coinvolgente.

La regia di Marco Tullio Giordana ha provocato qualche mal di pancia tra chi considera una regia a impostazione tradizionale come merce da museo di secondo ordine. Tra i critici, però; perché questa volta il pubblico della prima ha accolto il regista con applausi sinceri, senza fischi o peggio. Giordana lo aveva detto sin dall’inizio e ha mantenuto la parola. Bellissima la scena iniziale, con la cartina di Milano del XII secolo; e ancora di più la reminiscenza manzoniana dell’Adelchi (dagli atri muscosi, dai fori cadenti) che sembra aleggiare per tutta l’opera.  Giordana, pur rispettando le letture moderne e innovative, ha preferito evitare il Vietnam, la Corea (che pure sarebbe anche di attualità) o magari il generale Custer e gli Algonchini. E almeno chi scrive gli è profondamente grato, senza nulla togliere a certe letture innovative anche audaci, purché conservino almeno logica e buon gusto.

Partendo dunque dall’assunto che la migliore “contemporaneità” è quella dell’autore, il regista ha costruito, grazie alle sobrie ed efficaci scene di Gianni Carluccio, che ci presentano mura e interni “d’epoca” anche nei materiali (mattoni, legno, pietra), i bellissimi costumi di Francesca Livia Sartoried Elisabetta Antico e il suggestivo gioco di luci, uno spettacolo nello stesso tempo “corale” e individuale, in cui il dramma dei singoli personaggi si inserisce e viene superato da quello collettivo della città di Milano. Opera “storica” di un medioevo riletto in chiave romantica e ottocentesca, quello del Cammarano,  che sulla scena fiorentina restituisce un po’ dello spirito con cui dovettero viverlo gli spettatori dell’epoca, senza “archeologismi” né forzature.  L’unica pecca è stata forse in alcuni momenti una certa staticità, compensata comunque dalla musica e dall’andamento generale di uno spettacolo ben diretto e ben calibrato.

In quest’opera  la parte corale ha una notevole importanza e come sempre il coro del Maggio Musicale Fiorentino, preparato da Lorenzo Fratini, ha dato il meglio di sé, eseguendo con grande professionalità e pathos sia i brani più impetuosi che quelli più dolenti e lirici. La direzione di Renato Palumbo, assecondata da un'orchestra in piena forma,ha cercato di smorzare  al massimo gli inevitabili toni “bandistici” senza con questa rinunciare ad una lettura vigorosa ed energica, sottolineando con grande nitore anche i momenti e i passaggi più lirici.

Buono nel complesso il cast vocale: innegabile la robusta voce del tenore Giuseppe Gipali, (Arrigo)  però poco curata e decisamente poco attenta alle sfumature; Giuseppe Altomare è stato invece un ottimo Rolando, veemente a appassionato sulla scena e con un bel timbro di voce brunito, vigoroso ma nello stesso tempo duttile; Vittoria Yeo è parsa forse un po’ fredda nella parte di Lidia, ma è innegabile la qualità della sua voce, chiara e di notevole estensione, che ha affrontato con buona agilità sia i passaggi lirici che quelli più drammatici . Tra le parti minori, rimarchevoli sia il Barbarossa di Marco Spotti che i consoli di  Egidio Massimo Naccarato e Nicolò Ayroldi.

Teatro affollato e pubblico soddisfatto, con notevoli applausi soprattutto al direttore e agli interpreti.

Teatro affollato e pubblico soddisfatto, con notevoli applausi soprattutto al direttore e agli interpreti.Decisamente da vedere, prossime replice venerdì 25  e giovedì 31 maggio (ore 20) e domenica 27 (ore 15,30)

 



[i] Per la presentazione dello spettacolo cfr http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=9013&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

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