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Editoriale

Come nasce il governo del cambiamento?

Mario  Bozzi Sentieri

di Mario  Bozzi Sentieri

osa è “figlio” il costituendo governo giallo-verde? Certamente del consenso elettorale, raccolto dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, oggi rappresentativi della maggioranza del popolo italiano perfino al di là dei meri numeri parlamentari. Il solo dato politico però non basta.

Ci sono anche dei fattori metapolitici, che vengono a segnare la nascente esperienza di governo e ne rimarcano, ben oltre i programmi, i tratti distintivi. Essi rappresentano la sintesi di visioni e tendenze ormai sedimentatesi a livello d’opinione pubblica, visioni e tendenze con cui tutti dovranno finalmente iniziare a fare i conti, evitando le facili schematizzazioni e le tesi preconcette.

C’è intanto l’onda lunga dell’antipolitica, dispensata, in questi anni a piene mani, attraverso la cultura dell’anticasta e le semplificazioni televisive: quella delle denunce sui finanziamenti pubblici quadruplicati nello spazio di pochi anni, sui “rimborsi elettorali” gonfiati, sui privilegi dei parlamentari, sulle spese di rappresentanza senza controllo, sulla corruzione, sulle dinastie politiche.

C’è il venire meno delle vecchie appartenenze ideologiche, dei partiti bandiera, dietro cui troppo spesso si sono nascoste le piccole e grandi ambizioni di una casta vorace.

C’è il trasformismo di un ceto politico spregiudicato, pronto a passare indifferente da destra a sinistra e magari nuovamente da sinistra a destra senza rispetto per chi lo ha votato.

C’è la diffidenza verso le élite mediatiche, economiche, finanziarie e istituzionali, percepite come oligarchie ripiegate su se stesse e preoccupate unicamente dei loro interessi.

Ci sono processi di modernizzazione e globalizzazione disorganici, che continuano ad aumentare la precarietà economica, le differenze sociali e le incertezze della gente.

C’è una forte domanda di discontinuità rispetto al continuismo del passato, un continuismo che ha accomunato maggioranze di centrosinistra e di centrodestra.

C’è la fine del falso moderatismo, espressione di una zona politicamente grigia, fatta di compromessi e di sostanziale immobilismo.

Il nostro – sia chiaro – non è un giudizio di merito rispetto ad un governo in formazione (perché il giudizio di merito sull’azione di un governo va dato rispetto alla sua azione concreta). La nostra è una presa d’atto, rispetto ad un processo di lunga durata che ora sembra arrivato a sintesi.

Una generazione politica e con essa una certa idea della cosa pubblica è finita. Una nuova si affaccia al governo. Più che un cambio al vertice siamo al cambio “di sistema”. Con quali prospettive è prematuro dirlo. Saranno i fatti, più che le vecchie appartenenze, a fare la “differenza”.

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