auto

81°Festival del Maggio Musicale Fiorentino

LA BATTAGLIA DI LEGNANO: un'opera del primo Verdi sulle scene del Maggio.

Il regista Marco Tullio Giordana firma la messa in scena, sul podio Renato Palumbo.

di Domenico Del Nero

LA BATTAGLIA DI LEGNANO:  un'opera del primo Verdi sulle scene del Maggio.

Il 1848 – 49 finì in qualche modo per contagiare anche Giuseppe Verdi, che di per sé pare fosse incline piuttosto al moderatismo, dato che come è ormai noto non disdegnò di dedicare graziosamente Nabucco e Lombardi, opere considerate “patriottiche” per eccellenza, a due arciduchesse austriache.

Non ci sono dubbi che una buona dose di retorica entri nella valutazione delle opere del primo Verdi, il quale seppe peraltro abilmente sfruttare le circostanze e il contesto storico: del resto, egli era soprattutto un artista e non un politico. Ma se c’è un’opera che forse egli sentì come “sincera” anche da questo punto di vista, questa fu proprio la Battaglia di Legnano, il secondo titolo operistico  in cartellone per il Maggio Musicale  Fiorentino che va in scena domani martedì 22 con repliche il 25, 27 e 31 maggio. Un allestimento di grande interesse che vede il ritorno alla regia operistica di una “grande firma” della cinematografia, Marco Tullio Giordana, regista e sceneggiatore che si è aggiudicato ben quattro David di Donatello e altri prestigiosi premi, firmando titoli come  Maledetti vi amerò e o sceneggiati tv quali La meglio Gioventù. Non è la prima volta in assoluto che Giordana affronta il palcoscenico lirico, dato che nel 1990 firmò un Elisir d’amore per il Teatro Verdi di Trieste;  ma non ci sono dubbi che un soggetto “storico” (anche se molto sui generis) si confaccia particolarmente a questo regista che ha ricostruito diversi momenti difficili del secolo scorso.  La lettura di Giordana sembra lontana da tentazioni stravaganti o particolarmente “innovative”, stando a quanto lui stesso dichiara: “ Non irrido alle riletture “moderne”, in qualche caso anche coinvolgenti, ma preferisco che lo spettatore –  che per me è innanzi tutto ascoltatore – possa far rima da solo con la contemporaneità. Se proprio vuole altro che non la Musica. La mia personale scommessa è ricavare la “contemporaneità” attingendo direttamente al verbo dell’Autore, rispettandone alla virgola le indicazioni (…) La scelta di rispettare l’epoca e le sue date appare, subito dopo l’Allegro Marziale Maestoso della Sinfonia che apre l’opera fin dall’apertura del sipario su una delle prime mappe della città di Milano (1.158, l’azione è di due decenni successiva: 1.176). La scena di Gianni Carluccio evoca i materiali costruttivi  del tempo - mattoni, legno, pietra – cercando più gli spazi di un’installazione piuttosto che configurare l’ambiente in modo realistico”. Intenzioni e parole, per questi tempi, decisamente …. Rivoluzionarie!

Nel febbraio del 1848 dunque Verdi si trova ad assistere agli eventi di Parigi, madre (tanto per cambiare) di tutte le rivoluzioni successive. In marzo toccò a Milano e alle cinque giornate e pare che in quella circostanza si accendesse nel compositore una fiammella repubblicana; giunto in città il cinque aprile, scrisse una lettera al suo librettista Temistocle Solera (l’autore del testo del Nabucco) che  nella prima parte sembrava proprio uno dei suoi libretti, ridondante di  il popolo lo vuole, l’ora è suonata, Italia libera una e repubblicana  etc, nella seconda più prosaicamente la …. lista delle entrate e delle uscite (diritti d’autore, affari, denaro da riscuotere a Parigi e in Italia etc.) Va bene l’entusiasmo, ma anche gli artisti devono pur mangiare!

La Battaglia di Legnano, composta a Parigi ma rappresentata a Roma il 27 gennaio 1849, precedette di pochi giorni la proclamazione della repubblica romana e questo spiega in parte il suo straordinario successo; talmente straordinario che , a quando sembra, uno spettatore si gettò dal loggione per eccesso di entusiasmo. Ma come la Repubblica Romana, anche il successo dell’opera ebbe vita breve, con dispiacere del suo autore che si rammaricava che essa non  "girasse” e pensò anche ad una sua revisione, che poi comunque non effettuò.  “La Battaglia di Legnano, date le  dimensioni e la destinazione propagandistica, è più dispersiva ma più ricca del Corsaro.  Sotto l’urgenza dell’ispirazione patriottica (…) l’opera accolse un po’ di tutto: vecchi echi di Nabucco, con i suoi cori popolarescamente omofoni, brandelli di melodramma romanticamente eroico nei suoi episodi virtuosistici alla maniera narrativa di Donizetti, tenerezze belliniane, qualche accenno di  ballabile.” Così Claudio Casini, che ricorda però come in quest’opera vi siano “improvvise frasi appassionate e drammatiche” che invano si cercherebbero in altri lavori questo periodo. [i] Inoltre essa ha il pregio di riportare Verdi alle origini di autore legato alla “realtà”; non più quella popolare di Nabucco, ma borghese e rivoluzionaria. Una riproposta dunque senz’altro interessante, alla quale è bene accostarsi con spirito scevro da ogni tentazione “retorica”, soprattutto oggi che il cosiddetto “Risorgimento” comincia a essere studiato anche nei suoi lati oscuri; ma questo, ovviamente nulla toglie e nulla aggiunge ai pregi o ai difetti di un’opera d’arte, anche se può aiutare a comprenderla meglio.

La vicenda dell’opera, ispirata alla tragedia di Joseph Méry La Bataille de Toulose, si svolge nel 1176: le truppe di Federico Barbarossa stanno per invadere Milano ma la strenua e coraggiosa resistenza opposta dai Comuni lombardi riesce a sconfiggere l’imperatore tedesco a Legnano. Verdi chiede al suo librettista Salvatore Cammarano versi forti ed energici e fu senza dubbio accontentato. Strutturata in quattro parti dal titolo descrittivo - Egli vive!, Barbarossa, L’infamia, Morire per la Patria! - l’opera si muove in realtà su un doppio binario, secondo uno schema tipicamente romantico: tema “patriottico” e un tormentato triangolo amoroso; un’opera dunque che alterna momenti e movimenti “ di massa” ad altri di approfondimento psicologico dei personaggi.

Renato Palumbo, direttore di grande esperienza e prestigio, guiderà l’orchestra e il coro del Maggio Musicale Fiorentino.

 

Il Cast

 

Direttore Renato Palumbo

Regia Marco Tullio Giordana

Regista collaboratore Boris Stetka

Scenografo e Light designer Gianni Carluccio

Assistente scenografo Sebastiana Di Gesù

Costumista Francesca Livia Sartori e Elisabetta Antico

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Federico Barbarossa Marco Spotti

Rolando Giuseppe Altomare

Lida Vittoria Yeo

Arrigo Giuseppe Gipali

Imelda Giada Frasconi

I Console Egidio Massimo Naccarato

II Console Nicolò Ayroldi

 

Le date: 22 maggio 2018 ore 20 – prima rappresentazione

25 maggio 2018 ore 20

27 maggio 2018 ore 15:30

31 maggio 2018 ore 20.

 

La trama dell’opera:

ATTO I – Egli vive
Mentre in una piccola contrada di Milano si festeggia la vittoria della Lega Lombarda, il milanese Rolando abbraccia l’amico Arrigo, creduto morto in battaglia. Lida, in passato fidanzata di Arrigo, ha sposato nel frattempo Rolando, cedendo alla volontà del padre. Un araldo comunica l’arrivo dell’esercito di Federico Barbarossa. Mentre Rolando è in riunione nel senato, Arrigo rimprovera Lida di infedeltà, ma la donna cerca di giustificarsi.

 

ATTO II – Barbarossa!
Su invito della Lega Arrigo e Rolando arrivano a Como per convincere i capi dell’esercito a spostare il campo. L’imperatore minaccioso dichiara di voler distruggere l’esercito lombardo a Milano, mentre i due eroi lombardi inneggiano alla liberazione dall’imperatore straniero.

 

ATTO III – L’infamia
Arrigo decide di entrare a far parte dei Cavalieri della Morte, contro il volere di Lida, che gli invia una lettera per dissuaderlo. La missiva viene intercettata da Marcovaldo, un prigioniero tedesco, invaghito di Lidia, e consegnata a Rolando, che si accinge a partire. Lida incontra di nascosto Arrigo e gli confessa il suo amore pur dichiarandosi fedele a Rolando. Scoprendo Lida e Arrigo a colloquio, Rolando rinchiude Arrigo nella torre: impedendogli di raggiungere i Cavalieri della Morte verrà così disonorato. Arrigo fugge dalla finestra gettandosi nel fiume.

 

ATTO IV – Morire per la patria!
Le donne dei soldati milanesi, fra cui Lida, pregano per i loro uomini in guerra. I soldati tornano dopo aver sconfitto Barbarossa, ferito gravemente da Arrigo. Anche quest’ultimo, ferito a morte, spira poco dopo, confermando a Rolando, con solenne giuramento, l’innocenza di Lida.

 

 

 



[i] Claudio CASINI, Verdi, Milano, Rusconi, 1994, p.123.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.