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81°Festival del Maggio Musicale Fiorentino

CARDILLAC: l'opera noir di Hindemit inaugura con un meritato successo il Maggio.

Una regia affascinante e la straordinaria direzione di Fabio Luisi .

di Domenico Del Nero

CARDILLAC: l'opera noir di Hindemit inaugura con un meritato successo il Maggio.

Circa un secolo corre tra i fantasmi e le allucinazioni di Hoffmann e la  trasposizione sul palcoscenico musicale di Paul Hindemit e il suo librettista Ferdinand Lion, eppure la sintesi può dirsi perfettamente riuscita. L’Europa degli anni venti è agitata da incubi, fantasmi e angosce non certo inferiori a quelle del periodo romantico, anche se Hoffmann aveva rievocato per la sua storia la Parigi del XVII secolo. [i]

Incubi, tensione ed effetti da “noir” che sono emersi perfettamente nella versione in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che ha appena inaugurato il festival con un caloroso e meritato successo; “scommessa” non facile, perché Cardillac non è certo un titolo tra i più frequentati né tantomeno “facili”, dato ma non concesso che tale aggettivo possa adattarsi al mondo dell’opera. La regia di Valerio Binasco al suo debutto come regista operistico,   rasporta l’azione nell’anonimato di una qualsiasi metropoli del XX (o XXI) secolo:  le scene di Guido Fiorato alternano edifici che ricordano grattacieli in rovina a interni di case borghesi, con buone cose di pessimo gusto; più “spartani” il laboratorio e la casa di Cardillac. Molto efficace il gioco delle luci di Pasquale Mari, che ha dato un contributo determinante all’atmosfera da incubo e alla crudezza della scene più violente.

Per quanto riguarda la direzione scenica, almeno per la prima rappresentazione è stata messa in rilievo una certa “staticità”, soprattutto per quanto riguarda i movimenti del coro.  Questo può essere in parte vero, anche se nella rappresentazione successiva la cosa si è notata in misura minore, almeno per i cantanti. Anzi la scena iniziale, il primo delitto con l’orchestra ancora ferma, introduceva di colpo nell’atmosfera tutta particolare e decisamente inconsueta che caratterizza quest’opera. “ La bellezza dell’arte di Cardillac, in parallelo con la sua deviazione psicologica, lo rendono un killer unico, non quello che comunemente troviamo nella maggior parte dei thriller. Quest’uomo è un artista ed è riconosciuto e ammirato come tale, più di ogni altro suo collega. La sua dedizione alle sue opere d’arte fa nascere un’assoluta immersione nelle sue personali ossessioni. La ricerca della perfezione artistica lo distingue dal resto del mondo (…) Ma l’essenza di questa storia è quella di un thriller puro, dove amore, desiderio, ossessione, venerazione, paura e morte formano un cerchio che porta a conseguenze terribili.”  Così Binasco esplicita la sua chiave di lettura dell’opera, che è stata nel complesso credibile ed affascinante, forse più vicina a Hoffmann che a Hindemit: l’ossessione dell’orafo è infatti un vero e proprio “demone” che emerge sulla scena non solo durante i suoi efferati delitti, ma anche e forse soprattutto nei suoi deliri di “creatore” quasi divino. Affascinanti anche i costumi, sicuramente molto “novecenteschi” di  Gianluca Falaschi.

Sul piano musicale, indiscutibile l’affermazione di un apprezzatissimo Fabio Luisi che ha magistralmente guidato una splendida orchestra e un coro (preparato come sempre dallo straordinario Lorenzo Fratini)  in piena forma, che si confermano sempre di più eccellenze a livello europeo (e non solo). Il maestro aveva dichiarato che, in questa opera, il rapporto morboso tra l’artista e la sua opera si sviluppa “In un certo cromatismo, ma anche nella scelta di colori alternativamente sognanti e cupi, come a definire l’intima lotta nell’anima di Cardillac fra la fierezza per le sue creazioni, legata ad una forma di idealismo, ed il rifiuto di regole sociali, comportamentali e morali.” E in effetti Luisi ha saputo creare un perfetto equilibrio tra i momenti brutali e violenti, con tempi incalzanti e impetuosi, e quelli invece più lirici e “onirici”; oltre a dosare perfettamente la dialettica tra l’orchestra e i momenti “solistici”  come il sax tenore, “anima” di Cardillac, l’aria della figlia con gli strumenti concertanti etc. Emerge perfettamente il fascino e la complessità di una partitura che in molti momenti sembra “fare il verso” al barocco senza per questo virare verso il neoclassicismo che pure in quegli anni si faceva sentire.

Buono nel complesso anche il cast vocale: il baritono Martin Gantner ha sicuramente accentuato la brutalità e la “dismisura” del protagonista, ma con una voce dalla  dizione chiara, dotata di buona robustezza e non priva di sfumature. Il soprano  Gun-Brit Barkim (la figlia), unisce una efficace presenza scenica ad un buon fraseggio,  notevole estensione  e acuti  svettanti . Meno brillante, soprattutto per una voce non molto ampia e a tratti un po’ stentorea il tenore Ferdinand von Bothmer (l’ufficiale), ma la prestazione è stata nel complesso convincente, soprattutto nell’ultimo atto.   Abbastanza buone nel complesso anche le altre parti.

Spettacolo decisamente da vedere e da apprezzare. Ultime repliche : oggi sabato 12 maggio (ore 15,30) e martedì 15 (ore 20)

 



[i] Per la presentazione dello spettacolo cfr.  http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=9002&categoria=1&sezione=8&rubrica=8

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