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81°Festival del Maggio Musicale Fiorentino

CARDILLAC. Il tenebroso connubio tra Hoffmann e Hindemit inaugura il festival del Maggio.

L'opera, diretta da Fabio Luisi per la regia di Valerio Binasco, in diretta su Rai Radio tre e per la prima volta su Facebook.

di Domenico Del Nero

CARDILLAC. Il tenebroso connubio tra Hoffmann e Hindemit inaugura il festival del Maggio.

Gli incubi e i vapori sulfurei di Hoffmann trapiantati nel XX secolo, in quel tragico momento che vede in Germania il passaggio dal trauma della sconfitta all’insorgere della dittatura nazista. L’opera scelta per inaugurare l’ottantunesimo festival del Maggio Musicale Fiorentino è Cardillac di Paul Hindemit (1895-1963), rappresentata per la prima volta a Dresda nel Novembre del 1926.

Una prima importante, perché segna il debutto  come direttore musicale di Fabio Luisi sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio e c vede alla sua prima prova come regista di opera lirica Valerio Binasco. Certo, Luisi ha già conquistato il pubblico fiorentino da tempo con le sue splendide interpretazioni operistiche e sinfoniche, ma da stasera il suo ruolo diventa per così dire “ufficiale”. Ma c’è un terzo debutto, fortemente voluto dal sovrintendente Cristiano Chiarot: a partire dalle 19 è possibile seguire la prima di Cardillac sulla pagina Facebook @maggiomusicale del Teatro, e attraverso gli account Twitter e Instagram (sempre @maggiomusicale) con l’hashtag #neverlandOF.  10 ragazzi/blogger e anche novizi dell’opera racconteranno il backstage e l’opera stessa con foto, video, dirette e storie. L’opera viene poi trasmessa anche in diretta radiofonica da Rai Radio 3.

L’opera è dunque tratta da un racconto di E.T.A.  Hoffmann, La signorina de Scudéry - Una storia dell'epoca di Luigi XIV, che si trova nella raccolta I confratelli di Serapione, pubblicata in quattro volumi tra il 1819 e il 1821. Aberrazioni della psiche e sdoppiamento della personalità sono tipiche caratteristiche della narrativa hoffmaniana che affascineranno anche Freud, che giudicherà Hoffmann il maestro indiscusso del perturbante in letteratura. Ma quello che invece colpirà il compositore novecentesco, a più di un secolo di distanza, è  la figura dell’artista nel suo rapporto con la società. Al centro della vicenda è René Cardillac, un orefice di prodigiosa bravura, interamente dedito alla sua arte a prezzo di una completa solitudine e dell’esclusione da ogni altro affetto. Incapace di separarsi dalle sue creazioni e di vederle ridotte a merce, ogni volta che vende un gioiello non resiste al desiderio ossessivo di tornarne in possesso, arrivando al punto di derubare o uccidere l’ignaro compratore, come avviene alla fine del primo atto: un cavaliere viene assassinato nelle braccia di una dama che gli si era promessa in cambio di un gioiello, e Cardillac è l’orefice per eccellenza.

Il Cavaliere e la Dama non hanno nome, come del resto non lo ha nessun altro personaggio dell’opera, al di fuori di colui che ne è protagonista assoluto. Non lo ha la figlia, che nel racconto era per l’appunto Madelon Cardillac, mentre il suo innamorato è un ufficiale a sua volta aggredito dall’orefice dopo avergli comprato un gioiello. Sebbene ferito, lo riconosce e lo fa fuggire, ma non riuscirà a preservarlo a lungo dalle conseguenze dei suoi crimini.

Il libretto di Ferdinand Lion, nella sua concisione e tutto concentrato sulla figura del protagonista, si rivela vicino all’espressionismo.   Questa vicenda e questo libretto incontrano il compositore giunto ormai alla sua “prima maturità”, che si era manifestata in una ampia produzione strumentale e liederistica, con risultati tra i più rilevanti nella Germania degli anni venti.  Staccandosi nettamente dal dramma musicale postwagneriano e dalla continuità del flusso sinfonico che lo caratterizza, il compositore articola l’opera in diciotto numeri (arie, duetti, quartetti, concertati, cori) distribuiti in tre atti senza soluzione di continuità, dove adotta numerosi stilemi neobarocchi: scrittura contrappuntistica (fugati, canoni e la complessa passacaglia finale), forme chiuse, e un colore orchestrale cameristico che vede l’impiego di singoli strumenti con funzione concertante, come ad esempio il sax tenore, alter ego timbrico ossessivo della figura di Cardillac.  Privilegiato e vero interlocutore del protagonista è il coro, voce della collettività a cui le opere d’arte dell’orefice sarebbero destinate. Le due importanti scene corali in apertura e chiusura dell’opera evidenziano infatti il rapporto di ambigua sudditanza psicologica del popolo nei confronti di Cardillac, che, nonostante tutto e anche dopo la sua uccisione, rimane nell’immaginario collettivo l’artista supremo, artefice di opere immortali.

 

 

Per la regia, Valerio Binasco ha scelto di ambientare l’opera non nella Parigi del Re Sole, ma in una città moderna qualsiasi La chiave di lettura è poi quella del thriller, in cui amore, desiderio, ossessione e paura formano una “mistura” diabolica, dalle conseguenze micidiali.   Repliche: Mercoledì 9 maggio, ore 20, Sabato 12 maggio, ore 15.30, Martedì 15 maggio, ore 20.

 

CARDILLAC — Opera in tre atti (quattro quadri) di Ferdinand Lion Musica di Paul Hindemith Editore proprietario Schott, Mainz Rappresentante per l’Italia Edizioni Suvini Zerboni / Sugarmusic SPA, Milano Nuovo allestimento Versione 1926

La trama dell’opera:

ATTO I
Una serie di omicidi irrisolti allarmano il popolo di Parigi ai tempi di Luigi XIV: un agente di polizia cerca di calmare la folla e promette di fare di tutto per trovare gli assassini che colpiscono ci acquista i gioielli dell'orafo Cardillac. Una dama promette a un giovane gentiluomo il suo amore se costui gli porterà un diadema dell'orafo parigino. Il cavaliere le porta una parure raffinata, ma la stessa notte è ucciso da un uomo mascherato che si dilegua con il gioiello.

ATTO II
Il mercante d'oro parla con Cardillac dell'ultimo omicidio e decide di seguirlo di nascosto: ha dei sospetti sugli omicidi. La figlia di Cardillac, che vive chiusa in casa, è innamorata di un giovane ufficiale, cui si è già fidanzata all'insaputa del padre. Cardillac riceve la visita del re Luigi XIV e della sua corte, che supplica di non prendere nulla dei suoi lavori; dopo stringe a sé il gioiello sottratto la sera precedente al cavaliere dopo averlo ucciso. Arriva il giovane ufficiale, che chiede a Cardillac la mano della figlia; lui accetta ridendo, sollevato che non chieda uno dei suoi monili, ma l'ufficiale insiste per comprare una catena d'oro nonostante le velate minacce dell'orafo.

ATTO III
Cardillac tenta senza successo di uccidere l’ufficiale, che porta al collo la catena. Denunciato alla folla dal commerciante, che a sua volta lo stava spiando, Cardillac viene salvato a sorpresa dallo stesso giovane, impressionato dalla profonda passione che lo anima. Il popolino vuole farsi giustizia e minaccia di assaltare il laboratorio dei gioielli maledetti di Cardillac, il quale, piuttosto che vedere profanato i propri lavori, preferisce confessarsi colpevole. Con coraggio e senza pentirsi, l’orafo si lascia linciare dalla folla, prima che l’ufficiale, impietosito, possa fermarla

 

Maestro concertatore e direttore Fabio Luisi

Regia Valerio Binasco

Scene Guido Fiorato

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Pasquale Mari

 

Cardillac Martin Gantner

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