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Editoriale

Alla ricerca delle riforme perdute.

Può sembrare follia ma mi sembra l'unica via ragionevole affinché cittadini e istituzioni possano ricongiungersi.

Lorenzo Somigli

di Lorenzo Somigli

otrà sembrare il mio come un appello folle specie in questo momento. Il clima politico non è dei migliori e all'orizzonte si prospetta la palude. Una pessima risposta per un Paese che attraverso le urne ha voluto dare alla politica un forte segnale di discontinuità.

Mi viene da pensare che proprio ieri ricorrevano i 25 anni dal referendum promosso da Segni (1993) che smontò uno dei pilastri del sistema politico della Prima Repubblica. Quella che si aprì fu una stagione ricca di cambiamento sulla quale ho un giudizio negativo: basti pensare che il sistema elettorale, il maggioritario, il Mattarellum, ha trasformato in comitati elettorali personali quei partiti che prima fungevano da collante tra i cittadini e i centri di elaborazione delle politiche pubbliche. Grandi o piccoli che fossero. Al netto delle ragionevoli critiche, non si può negare che il proporzionale istituzionalizzando la conflittualità politica che altrimenti avrebbe trovato altri canali.

Ciò è stato e voglio essere positivo. Spero lo siate anche voi. Contro tutti i pronostici, mi auguro che questa sia finalmente una legislatura costituente nella quale tutti ma proprio tutti si possano impegnare per quelle riforme che non si possono più rimandare. Confido che tuttora esistano in questo Paese coloro che credono che un percorso di riforme sia la strada giusta da percorrere. La governabilità - l'attuale stallo dovrebbe farcelo capire - non si ottiene solo cambiando la legge elettorale come troppo spesso lasciano intenedere i partiti, si ottiene con una transizione ad un sistema presidenziale. Il mio auspicio è che i riformisti di Destra e di Sinistra si uniscano in uno sforzo condiviso per sottrarre il Paese alla ventennale non politica. Può sembrare follia ma mi sembra l'unica via ragionevole affinché cittadini e istituzioni possano ricongiungersi.


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