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Editoriale

Ugl, dal sindacato la speranza per una politica migliore

Giuseppe del Ninno

di Giuseppe del Ninno

a Roma, nella Nuvola dell’EUR, ho assistito, in qualità di ospite, al Congresso dell’Unione Generale del Lavoro, dal quale uscirà – visto l’andamento dei Congressi territoriali e di categoria – la conferma di Francesco Paolo Capone quale Segretario Generale. Di Sindacato so poco, e quel poco - prescindendo dalle “messe laiche” alle quali partecipo con assiduità, vale a dire la lettura dei giornali e l’ascolto di trasmissioni radiotelevisive di informazione politica - lo devo a mia moglie Patrizia ed al mio caro amico Gennaro Malgieri.

La prima, da oltre quindici anni presiede il CISCOS, l’Organizzazione non Governativa fondata dalla  UGL e attiva nel settore della cooperazione internazionale; il secondo è uno dei pochi uomini di cultura – si arrabbierebbe se lo definissi “intellettuale” – riferibili al mondo della destra e sul sindacalismo nazionale ha scritto articoli, prefazioni e saggi (da ultimo, segnalo il suo “Corridoni”, appena edito da Fergen, piccola e giovane casa editrice, che ha già pubblicato titoli interessanti).

Perché allora scrivo di Sindacato? Per rendere partecipi i miei cento lettori di Totalità di alcune impressioni e riflessioni maturate in occasione di questo Congresso, dove si sono alternati al microfono non soltanto dirigenti sindacali, ma anche uomini politici e rappresentanti delle Istituzioni, come di solito avviene in circostanze del genere.

La prima sensazione, e non di oggi, è che lo spirito comunitario che fu già anche dei partiti, di questi tempi lo si respira unicamente nei luoghi del sindacato. Legame con il territorio, comunanza di storia, di interessi, di esperienze lavorative, disponibilità al mutuo sostegno, capacità di militanza, sono tutte prerogative che furono il collante dei partiti tradizionali e che ora, essendosi dissolte per una serie di fattori che qui non è il caso di evocare ma che conosciamo bene, hanno ridotto quelle pur fondamentali Associazioni, oltretutto riconosciute dalla Costituzione, a mere liste elettorali, a milizie precarie di sostegno a un leader (precario anch’esso), a gruppi di potere locale troppe volte compromessi con la parte peggiore della società civile.

Se ci fosse bisogno di sottolineare l’importanza del Sindacato come “corpo intermedio”, questo Congresso dell’UGL ha rappresentato, fra l’altro, l’occasione per ribadirlo, a dispetto di chi - come fu Renzi con il suo governo - intese limitarne, se non abolirne il ruolo di importante, irrinunciabile interlocutore della politica, specie nella sua funzione legislativa.

Nella sua relazione introduttiva, conclusa con proposte concrete sintetizzate in otto punti, il Segretario uscente ha sì ribadito la storica autonomia della Confederazione, ma ne ha anche orgogliosamente rivendicato l’appartenenza ad un mondo e ad una cultura che affondano le radici proprio nel sindacalismo nazionale – in cui Corridoni fu anticipatore di “nuove sintesi”, nel superamento della marxiana lotta di classe - e in quello risorto nel secondo dopoguerra con la CISNAL, di cui l’UGL è erede e continuatrice.

Alcuni punti programmatici prospettati da Capone coincidono con quelli che sono i principali cavalli di battaglia del centrodestra, chiamato a una battaglia decisiva il prossimo 4 marzo: la radicale revisione della legge Fornero; l’eliminazione del job’s act; la ristrutturazione del sistema fiscale, da rendere meno oppressivo in particolare per famiglie, piccoli imprenditori e pensionati; la rinegoziazione di alcuni trattati europei, finalizzata al conseguimento di una genuina unione di popoli e alla elezione di dirigenti responsabili di fronte ad essi, nel rispetto – fin qui latitante – delle regole democratiche.

Di particolare significato l’intervento di una delegata di origine ivoriana, la quale ha levato la sua voce contro “questa” immigrazione, che, sotto le vesti ipocrite del “buonismo” – testuale! - assomiglia troppo ad un rinnovato schiavismo e che, fra l’altro, priva i paesi africani delle energie migliori, per importarle in Europa – ma soprattutto in Italia – a farne, quando va bene, lavoratori in nero (cioè, appunto, nuovi schiavi) e quando va male manovalanza per la criminalità organizzata.

Ma la “nuova” UGL, lungi dal chiudersi nei confini nazionali - che pure vuole tutelare, con le identità in essi racchiuse - si è affacciata anche sulla scena internazionale: su questo piano, all’insegna dell’” aiutiamoli a casa loro”, si stanno intensificando le attività del CISCOS, braccio operativo nel campo della cooperazione internazionale e che ha già sviluppato importanti programmi in Nigeria, Irak, Israele, Sri Lanka, Brasile, Costa d’Avorio, Pakistan e tanti altri paesi, realizzando case-famiglia e ospedali, consultori femminili e centri di formazione professionale e che ora lavorerà di concerto con l’Ufficio Affari Internazionali della stessa UGL, guidato da Gian Luigi Ferretti, professionista con vasta esperienza di lavoro all’ONU e che con il CISCOS sta mettendo a punto nuovi interventi in Paraguay e in Argentina.

Anche sulla scorta di quanto emerso in queste giornate, sembra ci siano buoni presupposti per un lavoro che potrebbe utilmente concorrere a far uscire la nostra Italia dalla palude nella quale si trova da troppi anni. La vittoria del centrodestra potrebbe far invertire la rotta e ridare fiducia, ci auguriamo, soprattutto ai giovani, protagonisti del nostro futuro. Ma attenzione: di fronte alle resistenze che certo opporranno i cosiddetti “poteri forti” – interni ed esterni – è fondamentale l’unità d’intenti; e, da questo punto di vista, l’assenza di qualificati esponenti di Fratelli d’Italia dallo spazio congressuale non è un segnale incoraggiante.

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