auto

Editoriale

IL POVERUOMO DEMITIZZATO E IL MASCALZONE INCENSATO

A proposito di Fascismo, antifascismo e dintorni, tra incensamenti e demonizzazioni.

Franco Cardini

di Franco Cardini

e mi è concesso, da modesto insegnante pensionato, dare un consiglio al Presidente della Repubblica, al segretario del PD, alla RAI e a molti media e giornali, suggerirei di dare un taglio a queste polemiche su Mussolini.

Capisco che gli illustri personaggi e i valorosi sodalizi ora chiamati in causa siano preoccupati dei voti per mezzo dei quali Salvini e la Meloni potrebbero condizionare il  centrodestra berlusconiano (o magari andar perduti a causa d’incaute scelte per Forza Nuova o Casa Pound) rendendo più difficile quindi al Più Volte Redivivo (e Amnistiato, Assolto, Prosciolto ecc.) Cavaliere di salvar di nuovo l’Italia, ora in tandem con Renzi (ma per far questo il Sullodato e Plurinquisito Cavaliere deve sbarazzarsi dei suoi alleati leghisti e fratelliditalisti). E capisco anche che quindi una bella overdose di antifascismo versato a piene mani dal grande (cfr. il film Sono tornato) e dal piccolo schermo possa servire. Nulla da dire nemmeno sulla tattica: mentre per il nazismo i toni da selezionare sono quelli della tragedia (con qualche modello cinematografico alto, per fortuna: Il pianista, Schindler List), nell’illusione che la vista di camere a gas e forni crematori possa redimere qualche ragazzaccio “fatto” di robaccia e di pessimo rock che si tatua le svastiche sugli avambracci, nei confronti del fascismo valgono piuttosto i collaudati strumenti della satira e della farsa: ma allora, scusate, perché non ci fate rivedere Quando c’era Lui, caro Lei di Paolo Villaggio? Almeno ci facciamo sul serio quattro belle e allegre risate, non di quel genere amaro che ci scappa quando di fascismo dottamente disquisisce la signora Boldrini.  

Invece, no: nell’intento di dissuadere i ragazzacci di cui sopra dal votar Forza Nuova o Casa Pound (e le sinistre più a sinistra stanno al gioco, persuase come sono che il vecchio “seminar fascismo per raccogliere comunismo” funzioni ancora e più che mai archeologicamente decise a riesumare gli spettacoli Anni Sessanta), ora si stanno provando le risorse del “tono basso”. Lo sanno tutti, è comune esperienza di tutti noi, che la gente del “Bar dello Sport” continui a pensare, in Italia, che in fondo il Mascellone, “er Puzzone”, fosse una brava persona che faceva la faccia feroce ma che poi ha messo insieme anche qualcosa di buono (tipo Carta del Lavoro, “stato sociale”, scuola davvero “buona” come quella delle riforme Gentile e Bottai – altro che la Fedeli! – opere pubbliche, arresto dell’emorragia emigratoria e difesa degli italiani all’estero, bonifiche eccetera: e non sono pochi quelli che pensano che anche gli accordi col Vaticano del ’29 non fossero poi da buttar via). Ciò, senza dubbio, almeno nel periodo fra 1926 e 1937, quando Mussolini lasciava abbastanza in corner il Partito e faceva governare l’Italia dai prefetti e amministrarla dai funzionari del Ministero delle Corporazioni, vale a dire finché non è caduto nella malvagia rete gettatagli addosso un po’ dalla sua stessa megalomania un po’ dalla cattiva compagnia  di Hitler (perché nel farcelo trovar impigliato, beninteso, l’idiozia della politica estera delle “democrazie liberali” non ebbe colpa alcuna…). Non sono pochissimi quelli che ritengono – sarà colpa di Antonio Pennacchi? – che allora c’erano ordine, sicurezza, onestà pubblica o comuque minor corruzione, che la scuola e le ferrovie funzionavano, che chi faceva appalti truccati andava in galera eccetera: insomma, come si fa a picconare quest’immagine del Duce che bene o male alberga ancora nell’immaginario degli Italiani, visto che in fondo non è poi così priva di fondamento? Allora, deve aver pensato qualche geniaccio del PD o di Forza Italia, dal momento che con Mussolini – ch’era un buon diavolo – la demonizzazione non funziona, proviamo con la ridicolizzazione e il ridimensionamento. Sono vecchi trucchi: Petrolini e Trilussa vi si erano già cimentati,  ma loro certo erano più bravi (e più coraggiosi: eh sì, cari fieri antifascisti post eventum: il “servo encomio” lì per lì può anche servire a far una discreta carriera, ma il “codardo oltraggio” non ha mai pagato.

Comunque, hanno provato anche con la denunzia delle buffonate: che c’erano. Mussolini, questo “gigante a cavallo”, era un opportunista e un pover’uomo travestito da demiurgo e da generale dalle mille uniformi: quando fu costretto a scendere da cavallo e a dare un addio ai berretti aquiluti e alle spalline dorate tutti videro quanto poco valesse. O, almeno, ciò è quanto è emerso lunedì 12 sul piccolo schermo, con il Mussolini ultimo atto di Lizzani – peraltro con un Rod Steiger eccezionale come sempre e una Lisa Gastoni più che decorosa –, ai quali hanno fatto seguito un agguerrito Mentana (lo abbiamo visto anche in Sono tornato fronteggiar grintoso il Mussolini-Populizio) e un preciso, puntuale e autorevole professor Emilio Gentile. Un dialogo corretto, limpido, fra un abile e stimato anchor man e uno studioso d’ineccepibile competenza dal quale è venuto fuori un Mussolini pragmatista, feroce quando era possibile o lo stimava necessario (nella guerra d’Africa del ’35-’36, ad esempio) e quindi indeciso, preoccupato per la sua sorte a in ultima analisi vigliacco dinanzi alla sconfitta e al consuntivo delle sue malefatte: certo, le sue ultime ore con i patetici tentativi di mettersi in salvo eccetera non furono esemplari, a parte l’illegittimità della sua fine (il CLNAI, del resto, preso di contropiede e messo davanti al fatto compiuto, millantò nei suoi confronti uno ius necis che giuridicamente non gli competeva e sbandierò un’”assunzione di responsabilità” che, lo sapeva bene, mai nessuno gli avrebbe contestato), il crimine – impunito – dell’assassinio della povera Petacci e lo strazio dei cadaveri suo, della donna che gli era stata al fianco e di alcuni fra i suoi collaboratori, un rivoltante spettacolo per il quale non ci sono commenti adeguati. Ma, dottor Mentana; ma, amico e collega Gentile: queste cose in fondo non le aveva già dette Paolo Monelli a proposito del Mussolini “piccolo borghese”? Non era già stato condannato e ridicolizzato abbastanza, il Mascellone, prima di queste settimane di propagande elettorale? Era davvero efficace, era dignitoso insistere? Quelli che ostinatamente “votano a destra” si faranno intimidire o convincere da tutto ciò? Ne risulterà davvero rafforzata la coscienza antifascista? E se per caso tutto ciò avesse un effetto-boomerang? Non vi sembra già politicamente abbastanza diseducata, l’opinione pubblica italiana?

E allora, passato magari il periodo elettorale, non si potrebbe una volta per tutte – pacatamente, equamente, ragionevolmente – metter sul serio in soffitta il fascismo con tutto il suo polveroso corredo di osanna isterici e di crocifige maniacali e consegnarlo definitivamente alla storia col poco bene e il molto male che ha fatto, facendola finita con le strumentalizzazioni maldestre? Ormai  la generazione che ha direttamente conosciuto il regime sta scomparendo per naturale usura cronologica: è sempre meno efficace insisterci. Quanto ai suoi segni storici, lasciamoli là dove sono che non danno fastidio: obelisco del Foro Italico compreso, cara signora Boldrini. Non vi è bastata la magra figura fatta in Spagna da Zapatero, col suo antifranchismo a scoppio ritardato? Proprio non ce l’avete, o fieri politici antifascisti che a vostra volta ricorrete (come già fece l’integerrimo Norberto Bobbio con quella sua famosa letterina…) al Duce per ottenere qualcosa – nel vostro caso, la rielezione –,  qualche problema più serio cui dedicarvi, qualche mezzo meno maldestro per distrarre l’opinione pubblica dai vostri fallimenti?

Certo, resta la verità storica che è sempre giusto e doveroso servire se e quando è tale. Ma anche lì forse si dovrebbe rivedere l’ordine delle priorità. Magari, se ciò può esser fatto senza incorrere nell’altra categoria terroristica di “revisionismo” (le inventano tutte pur di non far parlare…), che ne direste di considerare un po’ più da vicino altri momenti storici o altri personaggi? Che ne dite di sfrondar gli allori dallo scettro a qualche intemerato statista del recente passato, di quelli intangibili, per svelare alla gente di che lacrime grondi e di che sangue? Si consideri ad esempio il caso di sir Winston signor Churchill: si, proprio di lui, quello tanto simpatico, quello che col suo panciotto e il suo sigaro ha salvato l’Europa dal mostro nazista? Il medesimo che aveva fatto carriera massacrando boeri in Sudafrica, che durante la prima guerra mondiale è stato il principale responsabile della sconfitta britannica di Gallipoli, e che durante la seconda guerra mondiale ha inventato insieme col generale Morris (detto the Butcher) il moral bombing contro le popolazioni civili e le opere d’arte per mettere in ginocchio il morale del nemico? Il medesimo che, con l’alibi che il suo paese in guerra aveva tanto bisogno di derrate alimentari –  dicevano lo stesso anche i criminali nazisti accusati di aver sottoalimentato i loro prigionieri prima di eliminarli –, decise ad esempio durante la guerra di stornare sistematicamente verso la madrepatria i rifornimenti di cibo dal Bengala, che produceva derrate alimentari ma se le vedeva sistematicamente sottrarre. Nella carestia che ne seguì morirono circa 3 milioni di bengalesi: la metà delle vittime della Shoah. Nessuna Norimberga è mai stata convocata per punire quell’assassinio come meriterebbe. E questo mascalzone è un salvatore della civiltà occidentale. Scusate se mi sta più simpatico Stalin.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.